ARCIDIOCESI di
Oristano
Mons. ANTONINO ZEDDA (don Toz)

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1 giugno 2020 Letto 175 volte
interessante studio del liturgista don Enrico Finotti
 

 

UNA PENTECOSTE PER SCALDARE IL CUORE DEI FEDELI

 

La riforma liturgica del Concilio Vaticano II evidenzia nella Pentecoste il carattere di conclusione della cinquantina pasquale e privilegia il versante antecedente rivolto verso la Pasqua che l’ha inaugurata e che nel cinquantesimo giorno si compirà in pienezza. Tale prospettiva totalmente pasquale accentua la preparazione e oscura il suo alone celebrativo successivo. La scelta non fu pacifica ed ebbe molte discussioni, tuttavia così fu stabilito. La possibilità di prolungare la grande solennità nel lunedì e martedì successivi, oltre che assecondare radicate tradizioni di talune regioni della Chiesa, non estingue totalmente quella esigenza di continuità con i secoli precedenti, che ebbero sempre in grande considerazione la solennità della Pentecoste, con la sua ottava. Mi pare opportuno ricordare, per cogliere la ricchezza di aspetti diversi e complementari, che si sono alternati nella disciplina liturgica nel corso dei secoli. La Pentecoste ha un duplice carattere: da un lato è festa di chiusura dei 50 giorni pasquali, dall’altro è festa di apertura verso il tempo della Chiesa, nell’attesa dell’ultimo ritorno del Signore. Le scelte della tradizione liturgica si sono diversificate in base all’accentuazione dell’uno o dell’altro aspetto. Se nell’epoca antica la Pentecoste era intesa come l’intera cinquantina, come estensione festiva della Pasqua, nei secoli successivi, mediante la creazione dell’Ottava a ridosso del gran giorno conclusivo, considerato ormai come un giorno solenne a se stante, la Pentecoste, appariva come l’inizio di una fase nuova della vita della Chiesa aperta al futuro e proiettata verso il mondo intero, tutta intenta nell’opera di evangelizzazione. La solennità porta quindi in sé stessa un duplice carattere: il compimento del mistero pasquale e l’inizio della missione evangelizzatrice nel mondo. Per questo, se è lecito scegliere un aspetto rispetto all’altro, non è saggio escluderne alcuno, ma considerare piuttosto come i due versanti della Pentecoste siano ugualmente portatori di aspetti singolari e complementari, ambedue interiori e consoni al mistero pentecostale. In questo giorno, infatti, si realizza la promessa del Risorto e discende lo Spirito Paraclito per l’opera di santificazione che scaturisce dalla Pasqua; al contempo in questo medesimo giorno la Chiesa muove i primi passi verso i confini della terra e inizia quel percorso storico che abbraccerà tutti i secoli ormai irreversibilmente orientati al ritorno glorioso del Signore. Chiusura e apertura sono quindi elementi indissolubili e ugualmente importanti per capire la Pentecoste. In tal senso si dovrà accettare con pari rispetto, sia la modalità antica – oggi nuovamente assunta – di chiudere la Pasqua col giorno cinquantesimo della beata Pentecoste, sia quella, che abbraccia molti secoli, secondo la quale il giorno di Pentecoste si prolunga nella sua Ottava. Occorre anche considerare gli effetti conseguenti alle due impostazioni liturgiche. La Pentecoste senza ottava evidenzia certamente con più precisione il valore simbolico dei cinquanta giorni, essendo l’ultimo giorno della festa, ma al contempo la solennità in sé stessa perde importanza, tendendo a diventare semplicemente l’ottava domenica di Pasqua. Questo fatto lo si può costatare nell’odierna prassi pastorale in cui la Pentecoste non ha più l’evidenza delle grandi solennità, quali Pasqua e Natale. A uno sguardo superficiale sembra che le tradizionali tre solennità maggiori siano ridotte a due (Pasqua e Natale) emergenti nell’anno liturgico proprio in virtù dell’Ottava che le prolunga. La scelta del nuovo calendario liturgico in tal senso ha contribuito a una riduzione della Pentecoste, privandola di quegli elementi di evidenziazione, che nel precedente calendario erano certamente efficaci nell’innalzare il grande giorno dell’effusione dello Spirito. Infatti, quando nel calendario liturgico, dopo la riforma delle rubriche (1960), si stagliavano solenni e uniche le tre Ottave (Pasqua, Natale, Pentecoste) era a tutti immediatamente evidente che tali feste costituivano i vertici assoluti e sovrani, emergenti su tutte le altre solennità e feste. L’Ottava di Pentecoste, che fu celebrata dalla seconda metà del secolo VI fino al Vaticano II, oltre alla sua venerabile antichità e stabilità nei secoli, non era poi così estranea a un retto simbolismo liturgico. Infatti, essa era un’ottava incompleta ed aperta (dalla domenica al sabato). In tal modo da un lato si consacrava il valore non soltanto delle otto domeniche pasquali, ma anche delle otto settimane pasquali, intendendo la settimana come un tutto aderente alla domenica, che la inizia quale suo primo giorno. Il fatto poi che l’ottava di Pentecoste, a differenza delle altre due ottave (Pasqua e Natale) fosse incompleta terminando appunto al sabato, affermava il mistero della stessa Pentecoste come un evento aperto e continuo, che si sarebbe concluso unicamente al termine della storia, quando col ritorno del Signore nella gloria l’ottava di Pentecoste si sarebbe effettivamente conclusa e con essa la consumazione piena del mistero pasquale. Il tempo per annum, infatti, rappresenta in qualche modo il tempo della Chiesa pellegrina nel mondo, che sotto il continuo influsso soprannaturale dello Spirito Santo, come in una perenne Pentecoste, cammina nei secoli, operando la santificazione dell’umanità, fino al compimento del Regno di Dio. In tal senso aveva un significato quanto mai opportuno e corretto anche la denominazione delle domeniche del tempo ordinario come domeniche dopo la Pentecoste. Esse infatti, realizzano soprattutto nei sacramenti quell’opera di santificazione che ebbe inizio con la Pentecoste e che continua nel tempo sotto la perenne epiclesi dello Spirito Santo. Il tempo della Chiesa è, infatti, un tempo pentecostale che proprio dal mistero della Pentecoste attinge continuamente la grazia che lo Spirito le infonde, fluendo senza sosta dal Risorto, che sta alla destra del Padre. Il ricorso ad un termine tecnico come domeniche per annum e tempo per annum rispetta certamente la dinamica dei primi stadi dell’Anno liturgico, quando la serie indifferenziata delle domeniche celebrava la totalità del mistero senza sottolinearne aspetti particolari, ma ciò potrebbe insinuare un carattere archeologico in riferimento ad una fase antica destinata ad essere superata nella logica dello sviluppo organico dell’Anno liturgico, caratterizzato proprio dalla relazione delle singole domeniche e tempi sacri con i misteri celebrati negli snodi portanti e determinanti della fisionomia dell’Anno liturgico sempre più definito e perfezionato.

Queste riflessioni hanno voluto mettere in luce come scelte diverse stabilite dalla Chiesa nei secoli non sono in contraddizione, ma rappresentano modalità liturgiche differenti, ma complementari, portatrici di aspetti diversificati, che arricchiscono la lettura simbolica della Pentecoste. In questa luce la comprensione della Pentecoste, come di ogni altra festa, non si esaurisce nella disciplina liturgica vigente, ma si carica di una ricchezza che può essere colta soltanto nelle successive tappe dello sviluppo storico ed anche dalla diversità dei riti legittimamente ammessi dalla Chiesa. Stabiliti i termini della questione si deve anche affermare con determinazione che nell’attuale riforma liturgica la Chiesa latina ha fatto delle scelte che devono essere da tutti accolte e rispettate nella concreta prassi celebrativa e non è lecito ad alcuno procedere a mutare quello che le vigenti leggi liturgiche stabiliscono a proposito del modo di celebrare oggi la Pentecoste.

 

Enrico Finotti, liturgista

27 maggio 2020 Letto 83 volte
Il provvedimento pontificio dopo la visita apostolica degli inviati del Papa
 

Fr. Enzo Bianchi deve lasciare la comunità monastica di Bose, che egli stesso ha fondato a metà degli anni '60 del secolo scorso.

Questa la decisione maturata al termine della Visita Apostolica indetta dalla Santa Sede e che ha concluso, dopo sei mesi, l'ispezione atta a verificare l’andamento della vita comunitaria nel momento di un passaggio che non può non essere delicato e per certi aspetti problematico per quanto riguarda l’esercizio dell’autorità, la gestione del governo e il clima fraterno.

Il riferimento era al cambio alla guida della comunità con fratel Luciano Manicardi subentrato al fondatore nei primi mesi del 2017.

Una convivenza rivelatasi complicata per la difficoltà del nuovo priore a esercitare la propria autorità senza interferenze da parte di una personalità così forte come quella di Bianchi. Il provvedimento, a forma delcardinale Pietro parolin, Segretario di Stato e approvato in forma specifica dal Papa, è stato comunicato, nei giorni scorsi, agli interessati dal padre Amedeo Cencini, nominato Delegato Pontificio con pieni poteri ad Nutum Sanctae Sedis, che era accompagnato dal Segretario della Congregazione per i religiosi, padre José Rodriguez Carballo e dall'arcivescovo di Vercelli mons. Marco Arnolfo, prevede che Enzo Bianchi debba trasferirsi in altro luogo, decadendo da tutti gli incarichi attualmente detenuti. Con lui partiranno anche fr. Goffredo Boselli, fr. Lino Breda, suor Antonella Casiraghi.

La decisione è stata accolta con amarezza da Bianchi.

A svolgere la Visita Apostolica, su preciso mandato pontificio, sono stati dom Guillermo León Arboleda Tamayo, Abate presidente della Congregazione Benedettina Sublacense-Cassinese, padre Amedeo Cencini Consultore della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica e madre Anne-Emmanuelle Devêche, Abbadessa di Blauvac.

Nel gennaio scorso in una nota, commentando la Visita Apostolica i fratelli e le sorelle di Bose avevano espresso sincera gratitudine al Santo Padre Francesco per questo segno di vicinanza e di sollecitudine paterna, che intende aiutare, secondo quanto da Lui stesso scritto in occasione del 50° anniversario della fondazione,

"a meditare più intensamente - avevav suggerito Francesco - sulla vostra chiamata e sulla vostra missione, affidandovi allo Spirito Santo per avere saldezza e coraggio nel proseguire con fiducia il cammino e a perseverare nell’intuizione iniziale". Evidentemente l'illustre fondatore di Bose non è riuscito a seguire la linea precisa offerta dal Papa per poter rientrare in una convivenza pacifica coi nuovi superiori monastici. L'epilogo amaro di tutta la  vicenda getta un'ombra pesante sulla discutibile personalità del monaco fondatore.  Enzo Bianchi, autore di numerosissimi saggi e articoli, è personaggio certamente carismatico e dirompente: amato e idolatrato da larghe frange della Chiesa cattolica e protestante, negli anni è stato anche osteggiato e mal sopportato da tanti ambienti cattolici per lo stile personalistico, pesante, autoritario così poco evangelico. Si è sempre mosso con assoluta ed eccessiva libertà, sottoponendo tutto e tutti alla sua vibrante visione ecclesiologica, accusata di parzialità, radicalismo e ideologismo protestantico.

Dall'alto dei suoi 77 anni,  è davvero molto triste che sia stato proprio Papa Francesco a chiedergli di ritirarsi dalla scena per rifugiarsi in una delle comunità da Lui fondate a Ostuni, Assisi, Cellole-San Gimignano, Civitella San Paolo, Gerusalemme. Certamente non potrà più risiedere a Bose, proprio perchè non è riuscito ad andare oltre una gestione troppo personalizzata e radicale della comunità monastica da lui creata.

 

 

23 maggio 2020 Letto 28 volte
Per la prima volta, dopo la Riforma Liturgica, sarÓ celebrata non nella Settimana Santa ma nel tempo di Pasqua!
Dopo aver consultato il Collegio dei Consultori che, a suo tempo, propose di non celebrare (a causa del divieto governativo per arginare la diffusione del Coronavirus) la Messa Crismale  la mattina del Giovedì Santo, tra la fine della Quaresima e l'inizio del Triduo pasquale, entrati ormai in una Fase nuova di questa pandemia, mons. Arcivescovo ha deciso di celebrare la solenne Messa Crismale GIOVEDI' 28 maggio 2020, con inizio alle ore 10, nella nostra Cattedrale. 
 
In allegato troverete le indicazioni per la celebrazione che vedrà la partecipazione di tutti i sacerdoti diocesani e religiosi, dei diaconi e seminaristi attorno al Pastore Diocesano mons. Roberto Carboni.
 
18 maggio 2020 Letto 96 volte
Senza trombe e schiamazzi, riprendiamo le nostre celebrazioni
Carissimi fratelli e sorelle
finalmente giungono i giorni che la Provvidenza ha pensato per noi: dal 18 maggio potremo di nuovo incontrarCi
per fare Chiesa,
per pregare insieme,
per celebrare la Santa Eucaristia.
 
Lo faremo secondo le Norme che i nostri vescovi e il Governo italiano hanno stilato e che sono contenute nell'allegato Protocollo.
 
Ricordo di osservare tutt e singole le NORME che sono ben riassunte anche negli altri allegati.
 
Insisto perchè TUTTI all'ingresso in Chiesa igienizzino le mani (anche se avessero i guanti);
CHI non ha la mascherina NON potrà fare ingresso in Chiesa.
Qualora uno tentasse di entrare in Chiesa senza la Mascherina saròàmio dovere INTERROMPERE immediatamente la Messa.
 
La Nostra Chiesa, grazie a Dio è abbastanza ampia:
Nella Cappella ci stanno fino a 28 fedeli.
Nella Chiesa Grande abbiamo calcolato: che ci possano stare fino al numero massimo consnetito dalla Legge e cioè 130 fedeli.
 
Per la Comunione bisognerà venire dal corridoio centrale in fila indiana (uno dietro l'altro), mantendo la distanza così come è segnata per terra.
suggerisco di venire sempre con un po di anticipo.
 
GRAZIE
una abbraccio virtuale ma non meno affettuoso e sincero a tutti. 
 
10 maggio 2020 Letto 50 volte
per il momento solo gli Uffici del Vicario Generale, la Cancelleria e l'Economato Diocesano
La Fase 2 della Pandemia da Coronavirus tocca anche la vita della nostra Comunità Ecclesiale Arborense. 
Lentamente e gradualmente riprendiamo la nostra vita diocesana e parrocchiale.
In Allegato il comunicato stampa in merito alla riapertura di alcuni Uffici a servizio delle parrocchie: il Vicario Generale, il Cancelliere e l'Economo saranno a disposizione in questa primissima fase, gli altri uffici apriranno al più presto.
Per accedere agli uffici è obbligatorio rispettare le norme sulla distanza e sulla prevenzione del contagio (igienizzazione delle mani e mascherina) che i protocolli nazionali prevedono.
 
 
7 maggio 2020 Letto 36 volte
lettera di mons. Roberto Carboni
 Oristano 6 maggio 2020 

Sorelle e fratelli carissimi

Il nostro Arcivescovo mons. Roberto Carboni, con un gesto di affetto e squisita sensibilità pastorale, ha voluto indirizzare una lettera ai bambini e ai ragazzi che in questo tempo pasquale avrebbero dovuto celebrare i sacramenti della Confessione, della Prima Comunione e della Cresima.

A questo gesto paterno e delicato rispondiamo con gratitudine: continuiamo a pregare per i nostri pastori, per le famiglie e soprattutto per i bambini e gli adolescenti della nostra comunità parrocchiale.

 

 in allegato il testo della lettera arcivescovile

24 aprile 2020 Letto 46 volte
prepariamoci alla ripresa delle attivitÓ pastorali: gradualitÓ e sicurezza
Sorelle e fratelli
 
il Vicario Generale mons. Paolo Ghiani, su mandato dell'Arcivescovo Roberto, ha inviato a tutte le comunità parrocchiali dell'Arcidiocesi una serie di indicazioni, suggerimenti e norme in vista di una prima ripresa delle attività liturgiche e pastorali delle nostre parrocchie.
Vi prego di leggerle attentamente: appena possibile sarà mia cura riunire il Consiglio Pastorale Parrocchiale per decidere insieme come attuare queste e le altre norme che verranno emanate, nei prossimi giorni, dalla Conferenza episcopale italiana e sarda.
Anche l'Arcivescovo ha promesso nuove e definitive NORME:
Vi prego di leggere attentamente il decreto allegato e di cominciare a parlarne in famiglia. Vi saluto con tanto affetto in attesa di poterci incontrare tutti insieme come comunità parrocchiale
 
23 aprile 2020 Letto 43 volte
in attesa che finisca il tempo della quarantena forzata in casa
 

 

Sia lodato Gesù Cristo!

Sorelle e fratelli,

la grazia del Signore nostro Gesù Cristo che ha vinto la morte ed è risorto glorioso sia sempre nei vostri cuori e nelle vostre famiglie.

Se Dio è con noi chi sarà contro di noi? diceva san Paolo ai cristiani di Roma.

Questa tremenda epidemia che ci ha costretti nelle nostre case allontanandoci dall’assemblea liturgica, dalla vita ecclesiale e sociale ci dicono stia per finire.

Il Coronavirus ha fiaccato la nostra resistenza, ha messo in crisi le nostre certezze, ha disseminato di morti e di dolore tutta l’Italia e il mondo intero, ha chiesto un sacrificio enorme a livello economico e sociale, ci ha fatto soffrire enormemente eppure non ci ha distrutti. Tante voci, ufficiali e meno, dicono che sta per cessare questa lunga quarantena: stiamo uscendo fuori dal tunnel, presto ci rialzeremo. Dicono però che prima che la situazione riprenda una parvenza di normalità, dovremmo tutti attraversare una sorta di terra di mezzo, ci sarà cioè un tempo più meno lungo di rientro alle attività, sarà un tempo molto delicato perché il Coronavirus rimane in mezzo a noi, solo un adeguato vaccino potrà garantirci salute e protezione. Fin a quel momento le attività dovranno per forza riprendere gradualmente. Anche per ciò che riguarda la vita festiva e feriale, e tutte le attività della nostra comunità parrocchiale.

In questa logica appena sarà decisa la data della conclusione di questa prima fase, dopo aver ascoltato le autorità di governo e il nostro vescovo, decideremo le modalità per i nostri incontri liturgici e pastorali.

In ogni caso, tenuto conto che le Autorità di governo hanno deciso che le scuole non riapriranno se non nel mese di settembre (e cioè dopo la pausa estiva), mi è sembrato opportuno (dopo un primo confronto col Consiglio Pastorale e con il gruppo dei Catechisti) decidere che tutte le tappe dei sacramenti (Matrimoni, Battesimi, Cresime, Prime Comunioni e Prime Confessioni) siano rinviate a data da destinarsi, non prima che sia passata tutta l’estate.

Attendiamo le norme che mons. Arcivescovo vorrà emanare.

Nel frattempo continuo ad assicurare la mia preghiera affettuosa e quotidiana per tutte le famiglie della parrocchia e per tutti i fedeli della nostra comunità. In questa durissima quarantena, ogni giorno ho pregato per voi, ho celebrato la Santa Messa, la Liturgia delle Ore e tutti i riti della Quaresima e della Pasqua sempre da solo ma in comunione con tutti voi: vi ho sentito vicini e partecipi, non mi sono mai sentito davvero solo. Di questo e di tutto il vostro affetto Vi ringrazio, in attesa di riabbracciarvi. Un affettuoso pensiero a tutti gli anziani, malati e poveri.

19 aprile 2020 Letto 46 volte
seconda domenica di Pasqua: in Albis
 

Durante questa settimana, molte letture hanno ricordato le apparizioni di Gesù Risorto a chi, nella vita terrena, gli era stato accanto: Maria Maddalena; Pietro e Giovanni, i discepoli di Emmaus, gli Undici, ai quali appare più di una volta e in diversi luoghi.
Ora, a conclusione dell’Ottava di Pasqua, si celebra la Domenica in Albis (domenica in cui le bianche vesti vengono deposte), definita così perché, un tempo, quando i Battesimi avvenivano solo durante la Veglia pasquale, i neofiti (cioè coloro che avevano ricevuto i sacramenti) erano tenuti a indossare la tunica bianca per tutta la settimana.

Questa domenica è anche chiamata della Divina Misericordia Dall’anno 2000, questa domenica è dunque anche la festa della Divina Misericordia, istituita da Giovanni Paolo II. La richiesta fu fatta direttamente da Gesù, in tante apparizioni a Suor Faustina Kowalska (1905-1938, Polonia), canonizzata proprio da Papa Wojtyla, nel 2000.
La Santa proveniva da una famiglia molto umile ed aveva studiato poco e, dopo aver lavorato come domestica presso alcune famiglie benestanti, a 20 anni entrò nella Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia. Diamo uno sguardo alla Liturgia della Parola di oggi.

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13 aprile 2020 Letto 51 volte
Un Giorno Santo che non pu˛ essere contenuto ma coinvolge il nostro tempo e la nostra storia
 OTTAVA DI PASQUA 

La Celebrazione della Pasqua si sviluppa come un unico grande giorno composto da cinquanta giorni: per le sette settimane che si sono aperte domenica e culmineranno con la Pentecoste: una settimana di settimane, dunque, la prima delle quali vale come una domenica lunga sette giorni (detta appunto Ottava di Pasqua).

La Domenica di Pasqua e i sette giorni successivi sono un momento speciale per gioire della gloria della Resurrezione

L’Ottava di Pasqua è una delle celebrazioni liturgiche meno note nella Chiesa cattolica. Include la Domenica di Pasqua e i sette giorni seguenti, culminando nella celebrazione della Domenica della Divina Misericordia (meglio nota come Domenica in Albis).

A partire almeno dal III o IV secolo, i cristiani hanno iniziato a estendere alcune feste oltre il giorno iniziale. Ciò significava che le gioiose celebrazioni della Domenica di Pasqua venivano prolungate e duravano otto giorni pieni. I cristiani trattavano infatti ogni giorno dell’Ottava come se fosse la Domenica di Pasqua. Questa tradizione è stata conservata dal rito romano e da molti dei riti orientali, in cui le letture e gli atti liturgici di ogni giorno imitano ciò che è accaduto la Domenica di Pasqua. Il Messale Quotidiano di Sant’Andrea spiega il legame tra l’Ottava di Pasqua e i nuovi membri battezzati della Chiesa cattolica:

L’Ottava di Pasqua, durante la quale in precedenza non si svolgeva alcun lavoro servile, era una festa continua. Ogni giorno, i neofiti assistevano alla Messa [in una chiesa diversa di Roma] e ricevevano la Santa Comunione. La sera si recavano a San Giovanni in Laterano per l’ufficio dei Vespri.

I neofiti che avevano ricevuto i sacramenti dell’Iniziazione cristiana durante la solenne Veglia di Pasqua indossavano la veste battesimale durante l’intera Ottava. Per questo motivo la seconda Domenica di Pasqua era chiamata Dominica in Albis (deponendis), domenica per deporre (mettere da parte) l’abito bianco.

Se queste particolari tradizioni battesimali non vengono più praticate dalla Chiesa cattolica, l’Ottava di Pasqua resta un momento di celebrazione per i fedeli di tutto il mondo, e vuole essere un periodo gioioso per rimanere ancorati alla bellezza della Resurrezione del Signore. È un momento per festeggiare, lodare Dio e godere della compagnia di familiari e amici. Sono passati i giorni del digiuno quaresimale! (Anche l’astinenza settimanale del venerdì, che molti cattolici praticano tutto l’anno, viene sospesa il Venerdì di Pasqua). È il momento di fare festa: CRISTOS ANESTI…!

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