Arcidiocesi di
Oristano
Mons. ANTONINO ZEDDA (don Toz)

Per comunicare con il parroco

Telefono fisso: 0783/296719 

Cellulare: 3475412899 

sanjoseph@virgilio.it    (mail ufficiale della parrocchia)

toninozedda@virgilio.it  (mail personale)

4 novembre 2018 Letto 167 volte
Un gruppo di giovanissimi collaboratori importantissimo per il decoro della Liturgia e il servizio all'Assemblea
Anche nella nostra comunità si rafforza il prezioso servizio dei Ministranti.... grazie alle catechiste, ai genitori, al diacono Ignazio e ai Ministri della Comunione, alcuni ragazzi che lo scorso anno hanno ricevuto il Sacramento della Comunione, questo ministero torna ad arricchire le nostre celebrazioni.
Ogni domenica con entusiasmo si accostano all'Altare e alla assemblea per offrire il loro semplice e prezioso contributo ministeriale.
GRAZIE
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28 ottobre 2018 Letto 96 volte
Primo incontro dei catechisti delle parrocchie del Vicariato Urbano di Oristano
 I parroci delle parrocchie cittadine hanno organizzato (finalmente dirà qualcuno...e avrebbe ragione)
 
il PRIMO INCONTRO dei CATECHISTI
della CITTA' di Oristano.
Si terrà Domenica 28 ottobre con inizio alle ore 17 nei locali della parrocchia di San Giovanni evangelista.
Ecco il programma dell'incontro che sarà presieduto da mons. Arcivescovo.
 
ore 17 inizio (saluto del Vicario Urbano mons. Giuseppe Sanna, parroco di Cattedrale e San Sebastiano)
 

PREGHIERA INIZIALE  (a cura della parrocchia di San Giuseppe lav.)

Lectio divina (a cura di suor Nolly F.d.S.G.)

Problematiche e prostettive della catechesi cittadina (a cura di Padre Cristino raspino parroco B.V.Immacolata)

dibattito in assemblea

merenda
 
conclusione
 
Sarà un primo incontro per vederci in viso, condividere la gioia e la fatica dell'impegno catechistico, per pregare e sperimentare uno stile comunitario e sinodale.
28 ottobre 2018 Letto 65 volte
Anche noi come Bartimeo: salvàti dalla fede in Gesù!
 

Da Gerico a Gerusalemme c'è una giornata di cammino, un sentiero in salita non solo per il dislivello dei monti. La salita di Gesù va oltre per inerpicarsi sul Calvario, con quale animo è complicato immaginarlo; per tre volte aveva parlato della sua fine imminente tra l'incomprensione di Pietro e la prospettiva fuorviante di Giacomo e Giovanni, ancora lo seguono i discepoli ed una folla... fin dove? Fin dove arriva la loro visuale.

Lungo quella strada, sul ciglio della emarginazione, c'era anche un povero cieco Bartimèo, figlio di Timeo, a mendicare.

È significativo che tra tanti che Gesù ha incontrato di lui si ricordi il nome; era diventato cieco, incapace di percepire in pieno la realtà che lo circonda, la storia che gli passa accanto. La sua cecità però non gli impedisce di essere attento con l'udito, di sentire la realtà in movimento, di scandagliarne il senso. Oggi sappiamo che l'organo dell'equilibrio risiede negli orecchi, questo potrebbe aiutarci nella nostra riflessione, su come prendiamo coscienza della nostra storia e del mondo che ci circonda: Non capite ancora e non comprendete Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? (Mc 8, 17-18).

La vicenda di Bartimeo inizia proprio dall'ascolto, coglie il fatto che sta passando il Nazareno, ma anche che si sta allontanando. È necessario gridare per farsi sentire: è il grido di ogni sofferente, di ogni emarginato, di ogni perdente, di coloro che si trovano bloccati - o costretti - sul ciglio della strada della storia. Oggi, al posto di Bartimeo ci sono gli esclusi dalla nostra società, i poveri, migranti, disoccupati, tutte le persone la cui voce rimane inascoltata.  Intorno ci sono sempre i benpensanti che si preoccupano che non sia turbato il loro andare della vita: lo rimproveravano perché tacesse. Nella vita frenetica e egoistica di oggi, siamo talmente concentrati sui problemi personali da non ascoltare il grido degli altri, il bisognoso diventa un disturbatore, uno che crea problemi. E storia di sempre, di chi è cieco e sordo perché non vuol vedere e non vuole sentire, allora impone il silenzio (in quanti luoghi è impedita la libertà del giornalismo e quante lotte perché il potente di turno occupi i posti chiave della comunicazione!), si costruiscono muri perché quel grido rimanga dall'altra parte della nostra esistenza.

Anche nelle chiese si chiede il silenzio ed il raccoglimento, come se le grida degli uomini debbano rimanere fuori, non riguardassero Dio.

Gesù ascolta quel grido e si ferma, non va incontro ma coinvolge coloro che gli stavano d'intorno e che nascondevano la sua presenza: «Chiamatelo!». Le barriere devono saltare e gli animi si devono raccordare, il grido di uno deve diventare il grido dell'altro.

Il cambiamento è immediato e radicale: balza in piedi e getta il mantello, si libera di tutto quello che ha (cfr, Mc 10,21), non è più solo, va verso Gesù al buio, come ogni cammino di fede, sorretto dagli altri. La vita riprende possesso di Bartimèo, il Nazareno diventa Rabbunì (mio maestro) e la richiesta di pietà acquista un significato preciso: la vista.

La fede compie il suo miracolo: gli apre gli occhi e lo mette in movimento. «Va', la tua fede ti ha salvato», dice Gesù, che è molto di più di una vista riacquisita perché coinvolge tutto il suo essere, la dimensione della vita che era fin dall'inizio, prima che il peccato guastasse ogni aspetto della esistenza.

Il peccato ha questo effetto: ci impoverisce e ci isola. È una cecità dello spirito, che impedisce di vedere l'essenziale, di fissare lo sguardo sull'amore che dà la vita; e conduce poco alla volta a soffermarsi su ciò che è superficiale, fino a rendere insensibili agli altri e al bene (papa Francesco). «Va', la tua fede ti ha salvato», è la Fede che ci salva, ci fa entrare nella liberazione. Bartimèo si mette a seguire Gesù su quella stessa strada che lo aveva tenuto seduto ai margini a mendicare. La fede diventa il punto per una nuova partenza, di una dinamica nuova della vita: passa dal ciglio periferico (nei pressi della via) a dentro la strada (dentro la via).


G.C.

 

 

27 ottobre 2018 Letto 70 volte
nella notte tra il 27 e il 28 ottobre. attenzione agli orari comunitari
 Stanotte torna l'ora solare.
 
Ricordiamoci di cambiare i nostri orologi e soprattutto di appuntarci gli orari delle celebrazioni feriali e festive.
Per quanto riguarda l'orario delle celebrazioni del mattino NON CI SONO VARIAZIONI sia nei giorni festivi che in quelli feriali.
Nei giorni Feriali la Celebrazione della Messa, al pomeriggio, sarà sempre alle ore 17,30
L'unica variazione riguarda la celebrazione del Vespro e della Messa al sabato sera: il nuovo orario è il seguente:
ORE 18,10  Celebrazione dei Vespri
ORE 18,30 Celebrazione della Messa 
 
 
30 settembre 2018 Letto 104 volte
un commento al vangelo
 

Il cammino dietro a Gesù come ce lo descrive l’evangelista Marco, ha una meta Gerusalemme. Questo itinerario è un susseguirsi di insegnamenti e raccomandazioni; una specie di manuale catechetico, che serve da continuo confronto per la fede, che pure è solo agli inizi dei discepoli. L’interrogativo posto proprio dal discepolo che Gesù amava Giovanni: “Abbiamo visto uno che scacciava i demoni... ma non era dei nostri” descrive bene il rigido schematismo dentro cui, loro come noi, vorremmo imprigionare la libertà dello Spirito, che soffia sempre dove e come vuole. Non siamo noi cattolici i padroni della salvezza, che Gesù ci ha offerto gratuitamente. Sia pure avendo responsabilità e modalità diverse in seno alla Chiesa, noi cristiani abbiamo solo il compito di far incontrare, tra di noi e agli altri, con la nostra testimonianza, la nostra parola e le nostre opere, la persona del Cristo. La consapevolezza della gratuità del dono ci obbliga a valorizzare tutto ciò che, nel mondo, fa presagire e manifesta la sua presenza redentrice, perché Cristo, unico ad avere una risposta esauriente all’inquietudine presente nel cuore dell’uomo, può inviare lo Spirito Santo a illuminare il cuore di ogni persona. Il nostro desiderio più profondo dovrebbe essere quello di Mosè, quando ha esclamato: “Fossero tutti profeti nel popolo di Dio e volesse il Signore dare loro il suo spirito!”.

23 settembre 2018 Letto 108 volte
la grandezza evangelica della...picolezza!
 

La grandezza del servire sta nel servire con umiltà

 

Il Vangelo di Marco ci ripresenta l'annuncio della passione da parte di Gesù. È il secondo dei tre annunci della passione. Il verbo fondamentale in tale annuncio è "consegnare". È Dio che entra in azione e lascia che il Figlio sia consegnato nelle mani degli uomini. La passione è vista come un obbedire alla volontà del Padre. I discepoli rimangono ammutoliti, non sanno che cosa dire, hanno paura di questo destino tragico. Poi la scena cambia. Si passa dalla strada alla casa. Gesù si siede come un maestro e chiede ai discepoli l'argomento da loro usato durante la strada. Gesù sapeva di cosa avessero parlato, ma i discepoli rimangono in silenzio. Gesù annuncia una catechesi sulla grandezza. Per Lui primeggiare è essere ultimi, è seguirlo sulla via della passione e della croce. La sua persona è modello di ammaestramento.  La sua autorità è nel servizio alle persone. Poi Gesù prende un bambino e lo abbraccia ponendolo nel mezzo. Chi accoglie anche uno solo di questi bambini, accoglie Gesù.

Identificandosi con loro, Gesù mette al centro persone che non contano nulla, che hanno bisogno degli altri, che cercano solo amore.

Solo facendosi piccolo come un bambino, si può entrare nel regno dei cieli. Vorrei soffermarmi su due aspetti. Il primo riguarda il rapporto tra autorità e servizio. Il più importante per Cristo è colui che serve.

Quando penso al ruolo che oggi abbiamo come insegnanti, educatori, preti, rifletto sempre sulla bellezza dell'educare. Noi siamo sempre servi umili, al servizio delle persone per aiutarle a maturare, a crescere in modo armonioso e sano, a tirare fuori ciò che di bello è presente in loro. Il nostro scopo è essere maestri di vita. È bello a distanza di dieci- quindici anni, vedere i tuoi alunni delle medie ricordarsi di te e magari chiederti di sposarli, di battezzare i loro figli.  È la gioia più bella per un educatore essere ricordato a distanza di tempo. Anche perché i ragazzi colgono subito se l'educatore li ama veramente! Un secondo ambito riguarda la grandezza e l'uso del potere. Per troppo tempo anche la stessa Chiesa è stata sottomessa al potere o comunque al potente di turno. Dialogare con le autorità è fondamentale, ma la chiesa è chiamata da Gesù a stare dalla parte di chi non ha potere, è per la gente che vive umilmente la propria esistenza e che fatica ad arrivare a fine mese, come troppo spesso succede oggi.  Una comunità che non si autogratifica, ma che sa scegliere la via del silenzio, delle piccole cose, del servizio ai ragazzi e a chi ne ha realmente bisogno.

17 settembre 2018 Letto 90 volte
Ma voi, VOI chi dite che io sia?
 

Il vangelo di Marco, che ci accompagna in questo anno liturgico, giunge a punto nodale: ma attenzione, non è questione di capire, di conoscere, di sapere... dobbiamo entrare dentro per renderci conto che anche per i discepoli di oggi, cioè per noi, è un momento di svolta: una domanda cruciale: chi è Gesù per noi? La risposta deve essere espressa in modo assolutamente personale. Davvero tante cose mi colpiscono ogni volta che ascolto questo brano di vangelo: il fatto che Gesù interrogava... è come se per Gesù sia un'azione che non termina, mai conclusa. Mi dà l'idea che Gesù voglia trasmetterci questo: comunicare significa fare domande. Una volta di più non ci fa male sentirci ripetere questo: Gesù non è uno che offre risposte preconfezionate, ma apre la mia vita e quella dei miei fratelli a domande sempre nuove. Mi piacciono tantissimo anche il luogo e la direzione che Gesù sceglie per porre queste domande: Il luogo: la strada... quello che io considero un luogo magari pericoloso, minaccioso, insicuro, Gesù lo sceglie per dire le cose fondamentali, quelle più importanti... non si accontenta di fare domande lungo la strada: insegna e apre al futuro, quello che riguarda lui e la sua comunità, il tradimento, la consegna, la crocefissione, la sua morte.

La direzione: Cesarea di Filippo, città pagana, di frontiera, situata all'estremo nord di Israele... era chiamata Panion, in onore al Dio della natura Pan. Ancora una volta Gesù mostra di non avere paura del contatto con persone diverse per cultura, razza, religione... La strada che Gesù ci indica è molto semplice se volete: da una conoscenza per sentito dire alla necessaria conoscenza personale, perché è soltanto quella che ti porta, ti conduce alla fede... é un cammino lungo, complesso, che domanda di mettersi in gioco, perché come non ci si può fermare al "sentito dire", nemmeno ci si può accontentare di una "risposta giusta". Pietro si ferma alla risposta giusta: Tu sei il Cristo, tu sei Dio... e per il momento è incapace di andare più in profondità, non riesce ad accettare il fatto che Dio non sia un vincente e che quindi debba soffrire, essere tradito, morire, risorgere. Quella di Dio deve essere una marcia trionfale, non ci possono essere ostacoli! Gesù chiede anche oggi: Chi sono io per te? La fede in lui non è mai scontata, va ri-scelta ogni giorno... ciò che è decisivo per la mia vita non è ciò che si dice di Gesù, ma il vivere di lui! Con un linguaggio che ultimamente vi ho proposto e ri-proposto, (mi perdonerete se sono ripetitivo), è necessario, insieme all'ostia, mangiare un'azione di Gesù, farla propria assimilandola come si assimila il cibo, farla diventare parte di noi così come l'ostia diventa parte di noi. Ripeto... è un momento decisivo nel vangelo di Marco: riconoscere Gesù come un profeta ha voluto dire per alcuni porlo tra i tanti inviati di Dio; riconoscerlo come Messia, come Cristo... ha voluto dire per Pietro credere in colui che avrebbe portato il popolo alla salvezza ma... mancava un pezzetto, quello del come avrebbe Gesù "salva" il popolo. Il vangelo di Marco è stato scritto per rispondere ad una domanda molto semplice: Chi è Gesù? Si può dire che dal titolo (inizio del vangelo di Gesù Cristo...) in avanti, chi si accosta a questo testo ha la possibilità di vivere un progressivo processo di conoscenza della persona di Gesù... ogni incontro che vive emerge un tratto differente. Sappiamo bene che quello di Pietro è un primo passo, e la rivelazione definitiva, ampia, solare, sarà quella che sotto la croce verrà dalle labbra del centurione pagano: veramente quest'uomo era figlio di Dio... anche oggi Gesù chiede il silenzio su di lui... Pietro e i discepoli non sono ancora pronti, noi non siamo ancora pronti; al versetto 31 Gesù comincia ad insegnare dice Marco... ecco, è un nuovo inizio, è un insegnamento nuovo, vuole guidare i suoi (e noi) a capire che, senza la croce e la risurrezione è impossibile capire chi sia Gesù. Mi piace anche sottolineare, quanto Gesù dice al termine del vangelo di oggi, lo trovo importantissimo per quello che riguarda la nostra relazione personale con Lui: colui che perde la sua vita per me e per il vangelo, la salverà... mi colpisce molto questo paragone, o meglio questa uguaglianza: per me o per il vangelo. Perché Gesù dice così? Perché Gesù e il Vangelo sono la stessa cosa! Il Vangelo non è un libro, è una persona: Gesù! Non lo abbiamo qui, fisicamente in mezzo a noi, però abbiamo il vangelo, la sua Parola, e tutte le volte che prendiamo in mano il vangelo scopriamo qualcosa di bello del volto e del nome di Dio. Il volto di Dio che il vangelo ci vuole trasmettere e di conseguenza il volto del discepolo che è chiamato a prendere la sua croce e seguire il Maestro, sono ben preparati dalla prima lettura che abbiamo ascoltato: don Daniele Simonazzi dice che questo testo, nella sua radicalità pone questioni tanto serie da essere messe da parte. Insomma... sempre meglio parlare di massimi sistemi che non di spendere la propria vita. La prima lettura ci parla di qualcuno che ha deciso di pagare un prezzo, di qualcuno che, come dice una canzone ascoltata con il gruppo degli educatori, è stato disposto a perdere qualcosa...

C'è, dice don Daniele, la sofferenza del profeta che ne accompagna la missione, c'è la celebrazione della sua incrollabile fiducia nel Signore. La sofferenza del servo è la conseguenza diretta della propria missione profetica; il profeta non è soltanto un annunziatore della parola di Dio, ma ne è testimone con la sua stessa vita. Fin dalla sua vocazione egli è coinvolto in un'esistenza di dolore che gli deriva dal compimento della missione ricevuta, eppure rimane profondamente fiducioso nel Signore. Egli sa che la parola per la quale vive e che ritma i suoi giorni (al mattino fa attento il mio orecchio..) gli è stata donata e che egli non può disporne a piacimento, ma piuttosto deve metterla al di sopra della sua stessa vita. Non è lui a plasmare la parola di Dio, ma è la parola di Dio a plasmare la sua vita.  Il Signore Dio mi ha fatto udire le sue parole e io non ho opposto resistenza. Il profeta Isaia oggi ci dice cose molto importanti riguardo al rapporto con la parola di Dio: sei chiamato a farla entrare nella tua vita senza opporre resistenza, perché la tua vita possa cambiare, trasformarsi, divinizzarsi. Lasciarla entrare senza costruire muri, tra se stessi e Dio tra se stessi e i fratelli e le sorelle che incontriamo.

 

12 settembre 2018 Letto 91 volte
un momento diocesano di formazione per i nostri catechisti.
12 settembre 2018 Letto 212 volte
Giovedì 13 settembre ore 20: incontro congiunto CPP e CPAE
SORELLE e FRATELLI in Cristo: salute, pace e grazia nel Signore nostro Gesù Cristo:
vi comunico che Giovedì 13 settembre 2018 alle ore 20, nella Sala Cenacolo, sono convocati i Consigli Pastorale PARROCCHIALE e PER GLI AFFARI ECONOMICI.
Sarà un momento comunitario importante in vista del nuovo anno pastorale che inaugureremo
DOMENICA 14 OTTOBRE con la celebrazione eucaristica delle ore 10,30.
Invito i componenti dei due importantissimi organismi ecclesiali della Nostra parrocchia non solo alla partecipazione e alla presenza, ma anche a farsi portavoce delle istanze, delle richieste e delle esigenze dei vari settori della vita  parrocchiali.
Durante l'incontro cercheremo di stilare il calendario pastorale annuale per la vita della nostra comunità al fine di consegnare a tutti i fedeli il CALENDARIO di tutti i momenti comunitari per  il nuovo anno pastorale.
In allegato la lettera di convocazione.
un forte abbraccio
don TOZ
 
12 settembre 2018 Letto 89 volte
Effatà: Apriamoci alla novità della Parola di Dio.
 

 

Gesù, come fa spesso, anche oggi ci è presentato fuori dai confini e fuori dagli schemi. Esce dalla Palestina e si dirige in pieno territorio pagano identificato con la regione della Decapoli, sul Mare di Galilea. Gesù, che è la Parola di Dio fatta carne, invita tutti gli uomini ad aprirsi alla parola e alla novità. Lo fa sturando, letteralmente, gli orecchi a un sordomuto, che grazie al dire e al suo tatto recupera le facoltà sensoriali e viene al contempo sospinto ad aprirsi all'ascolto e alla comunicazione. Effatà, cioè apriti, è l'esortazione che Gesù gli rivolge. Il segno che Gesù opera attesta la presenza di qualcosa di immediatamente vicino o presente, come il fumo che ci dice che nelle vicinanze c'è del fuoco. A differenza del simbolo che rappresenta una realtà globale o un'idea generale (la bandiera indica lo Stato); il segno che Gesù opera con le mani e con la saliva sul sordomuto attesta che Dio è presente in questo preciso istante e nella persona del Signore che realizza la guarigione fisica. In Cristo Dio opera oltre che con il segno anche con la parola, che ha la sua efficacia perché essa stessa oltre che a proferire realizza e attualizza. La guarigione di questo povero malato, impossibilito a parlare e a udire, avviene con parole e segni esplicativi che ne esprimono il messaggio. E il sordomuto recupera vista e udito. Solitamente noi pensiamo che il termine effata=apriti sia un’esortazione rivolta solo al sordomuto e per esteso a tutti coloro che si collocano davanti alla parola di Dio. Papa Benedetto XVI in una sua omelia faceva però un'osservazione importante: è stato innanzitutto Dio ad aprirsi all'uomo facendosi Verbo, ossia Parola Incarnata. E' stato lui che, nel sul Figlio Gesù Cristo, ha comunicato all'uomo la Parola, rivelando tutto ciò che aveva da dire e sempre nell'umiliazione del Figlio che si è fatto uomo Dio si è umiliato al punto di ascoltare, di aprirsi e interiorizzare. Come si sa infatti Gesù, nonostante fosse egli stesso la Parola fatta carne, da Dio - Uomo si è abbassato fino a farsi obbediente, servo e sottomesso e di conseguenza si è disposto all'ascolto del Padre, aprendosi alla sua Parola di verità. Proprio in forza di questa sua umiliazione, Gesù adesso può dire al sordomuto: apriti, ossia disponiti all'ascolto e alla comunicazione, invitando così a prestare attenzione e ad assimilare facendo tesoro di ogni Parola che ci venga proposta. Ciò tuttavia non è sufficiente quando all'ascolto non fa seguito la condivisione e la comunicazione ed è impensabile dover solamente ascoltare senza comunicare. Nella persona di questo sordomuto Dio ci vuole quindi ricettivi, ma non passivi. Ci esorta all'ascolto accompagnato dalla comunicazione costruttiva ed edificante. Un autore anonimo ammonisce: La comunicazione parte non dalla bocca che parla, ma dall'orecchio che ascolta e Dio, che si è dimostrato capace di ascoltare e di parlare invita l'uomo a fare altrettanto.

Nel territorio della Decapoli ci invita ad accogliere, assimilare, ascoltare la Parola di Dio che ha mostrato già la sua efficacia e ci invita conseguentemente a condividerla e a donarla. Come affermava Paolo, non si può tacere una volta assimilato un messaggio divino e non lo si può limitare ai nostri interessi: occorre parlarne ad altri: Non è per me un vanto annunciare il Vangelo. Necessità mi spinge e guai a me se non predico il vangelo (1Cor 9, 16). Anche Geremia, pur proponendosi di non predicare più nel nome di Dio per paura dei nemici, non riesce a trattenere un fuoco interiore che lo sollecita a questo (Ger 9,20). Nella prima Lettura il profeta Isaia denuncia che il mancato ascolto della Parola è stato causa di condanna per gli Israeliti, condannati all'esilio di Babilonia; comunica poi un messaggio di speranza: la liberazione è vicina e vicino è anche il Signore che la realizzerà, tuttavia non senza l'attenzione e l'ascolto alla sua Parola che è indispensabile alla salvezza. Ascoltare e mettere in pratica è sinonimo di salvezza, ma torna irrinunciabile la necessità di annunciare e comunicare in seguito all'attenzione e all'ascolto. È risaputo che il segno dell'effatà= apriti viene ritualizzato dopo il sacramento del Battesimo di ogni bambino, al quale il sacerdote, tracciando il segno di croce sull'orecchio e sulla bocca, augura al nuovo arrivato nella figliolanza divina di poter ascoltare presto la sua parola e di professare presto la sua fede in lui. Il sacramento del Battesimo in effetti ci ha aperti alla Parola e predisposti al suo ascolto, mentre tuttavia attorno a noi si imposta la vita sulla vacuità di parole futili con le quali si rumoreggia e non si ha nulla da dire. Nel consorzio sociale odierno siamo avvinti dalla vanità del frastuono e della propaganda, con innumerevoli parole che si perdono per aria o non raggiungono i loro destinatari. Manca di fatto la propensione all'ascolto e restiamo nella condizione iniziale del personaggio sordomuto prima dell'intervento di Gesù: siamo isolati e inerti e la Parola non prende corpo. Aprirsi, ascoltare e comunicare è l'auspicio che dovremmo rivolgere a noi stessi nella Decapoli dei nostri tempi.

GRT

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