ARCIDIOCESI di
Oristano
Mons. ANTONINO ZEDDA (don Toz)

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Articoli
News12 luglio 2020 Letto 9 volte
Dio non si stanca di seminare dove e come vuole... ma noi che terreno siamo?
 DIO SEMINA DOVE E COME VUOLE

 

La parola di Dio di questa domenica XV del Tempo Ordinario è ricca di stimoli spirituali e pastorali. Il vangelo di Matteo ci presenta Gesù in riva al mare, sua una barca, con un uditorio numeroso che incomincia a raccontare una parabola. Questa volta è una parabola facile da intendersi, anche perché è spiegata direttamente dal maestro. Presentazione, svolgimento del tema, spiegazione di esso e conclusioni di vita pratica e spirituale.

Cosa vuole insegnarci Gesù?

Non certo a fare il seminatore, il contadino, lavoro nobilissimo ed importantissimo per la produzione del necessario a vuole, non ha aperto una scuola agraria per dire come e quando si semina per poter ottenere dei buoni risultati.

Egli parla, utilizzando il linguaggio agricolo, della seminagione di altro seme, che è la parola di Dio. Ci invita cioè a capire quanti sia importante seminare questa parola nel cuore della gente, ma soprattutto come accogliere il seme buttato sulla terra, specie se non è ben predisposta ad accoglierla.

I risultati possono essere discreti, buoni o ottimi, oppure zero e fallimentari per se stessi e per gli altri. Nel merito della vicenda del seminare seme buono Gesù alla fine dice cose che spiegano le diverse risposte date dai vari terreni, cioè il cuore e la mente delle persone, che sono in grado di ascoltare e far maturare dentro di loro la parola di Dio, che chiama alla conversione e alla vita di comunione continua con Lui.

Cosa succede, allora, quando la parola non oltrepassa e freddi ostacoli del nostro ragionare?

Succede che ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. In questo caso il furto effettuato dal Diavolo è quello della grazia e proprio perché strappato, con la nostra volontà esso non può dare alcun frutto o ciò che spera opera di bene.

Non diverso dalla prima condizione, la seconda è quella del seme, seminato sul terreno sassoso. Questo seme, in termini metaforici, indica colui che ascolta la Parola e l'accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno.

Sono quei cristiani o credenti in generale che si entusiasmano facilmente e facilmente si deprimono e scoraggiano quando le cose non vanno secondo i loro progetti di vita e di attese varie.

Il seme seminato tra i rovi rappresenta, poi, colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. In poche parole, quando ci facciamo distrarre da altri interessi, soprattutto di ordine materiale e temporale, noi ci allontaniamo da Dio, che è parola di vita.

 

Infine, qualche speranza che la parola di Dio possa prendere piede e realizzare, più o meno, in parte o in tutto, quello che essa contiene è poi quello che riguarda il seme seminato sul terreno buono. Questo seme è rappresentato da colui che ascolta la Parola e la comprende; di conseguenza la mette in pratica e quindi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno». Gesù, quindi ci vuole dire, con questa parabola spiegata direttamente da lui, che per vivere veramente della sua parola, bisogna comprenderla, meditarla, farla crescere, sviluppare e rapportarla al proprio vissuto feriale e festivo. In poche parole farne di essa il riferimento importante nel nostro agire quotidiano.

 

Preghiera:

Accresci in noi, o Padre, con la potenza del tuo Spirito la disponibilità ad accogliere il germe della tua parola, che continui a seminare nei solchi dell'umanità, perché fruttifichi in opere di giustizia e di pace e riveli al mondo la beata speranza del tuo regno. Amen.

News19 giugno 2020 Letto 40 volte
Posticipato a causa del COVIRUS, il Bilancio 2019 Ŕ stato approvato dall'Economato Diocesano
Fratelli e sorelle,
 
A causa del Pandemia virale il Bilancio consuntivo 2019 non era stato presentato nei termini canonici (entro il 31 marzo). 
Con la riapertura degli Uffici diocesani di Curia (8 maggio) e con la possibilità di realizzare nuovamente le riunioni degli organismi parrocchiali di partecipazione, il nostro Consiglio per gli Affari Economici ha predisposto il bilancio Consuntivo dello scorso anno.
Nei giorni scorsi è stato presentato, come di norma, all'Economato diocesano ed è stato approvato.
Nello stesso tempo l'Ufficio diocesano ha comunicato la possibilità, per tutte le parrocchie, di usufruire di alcuni fondi messi a disposizione della CEI dai fondi dell'8x1000 per le parrocchie che nel periodo pandemico hanno avuto gravi difficoltà economiche.
La nostra comunità durante il periodo del Covirus, con l'interruzione per circa tre mesi delle celebrazioni liturgiche, non ha avuto la possibilità di ricevere contributi dai fedeli: solo una offerta di 50 euro, le spese invece non sono mai cessate (raggiungendo e superando la cifra di 4000).
Per queste ragioni abbiamo fatto la domanda e l'Economato diocesano ha elargito alla nostra parrocchia un contributo di 2mila euro:  la Provvidenza non è mancata.
nello spazio riservato al CPAE potete prendere visione del Bilancio consuntivo e della relazione predisposta dal segretario del Consiglio.
GRAZIE della collaborazione a tutti i livelli: la parrocchia dipende e va avanti grazie all'impegno e ai contributi di tutti i parrocchiani.
don TOZ
 
News9 giugno 2020 Letto 48 volte
dopo circa tre mesi di allontanamento e lockdown riprendiamo il nostro incontro settimanale
 Carissimi catechisti e catechiste,
 
dopo tante settimane di allontanamento a causa della pandemia virale, sento forte l'esigenza (spero supportata anche da voi) di incontrarvi: è giusto che ci vediamo per fare il punto non solo della situazione della catechesi, fortemente rallentata a causa del Covirus, ma anche per tutte le iniziative  che pensiamo di dovere progettare insieme e attuare per la ripresa, seppur graduale, delle nostre normali attività in questo delicato e prezisoso settore della vita della nostra comunità parrocchiale.
 
Perciò con piacere convoco la riunione del Gruppo Catechistico della nostra Parrocchia per mercoledì 10 giugno 2020 alle ore 19,30, nel Salone San Giovanni Paolo II, in Via Cairoli n. 38.
 
Vivremo un momento di preghiera e un profondo momento di riflessione, di verfifica e di progettazione per le attività future.
Vi prego di non mancare e vi saluto cordialmente.
Vi ricordo di portare con voi la mascherina: nel salone staremo attenti a rispettare la distanza stabilita dai protocolli di legge.
 
 
con affetto
 
odnfono
 
News5 giugno 2020 Letto 65 volte
la Pandemia continua a condizionare la vita della Chiesa
 

Curia Arcivescovile di Oristano

 

Comunicato

 

La Celebrazione della solennità del SS.mo Corpo e Sangue di Cristo

 

 

 

Domenica 14 giugno 2020 ricorre la Solennità del SS.mo Corpo e Sangue di Cristo (Corpus Domini).

            Tradizionalmente nelle nostre comunità questa celebrazione ritrovava un suo momento significativo e solenne nella processione Eucaristica, quale manifestazione pubblica della fede del popolo di Dio, nella presenza reale del Signore Risorto in questo Sacramento.

            In esso la Chiesa trova la sorgente del suo esistere e della sua comunione con Cristo, realmente presente nell’Eucaristia.

            Quest’anno, considerando le norme tuttora vigenti per il contenimento della diffusione del Coronavirus, non sarà possibile svolgere alcuna processione. Non pare neppure opportuno che essa venga sostituita da altre forme che, pur volendo esprimere devozione, non renderebbero evidente ciò che solo una vera processione intende anche simbolicamente esprimere: sentirsi e riscoprirsi popolo di Dio in cammino, grazie alla forza che proviene da quel Pane.

Si deve pertanto evitare, ad esempio, che il singolo presbitero, magari accompagnato da altri ministri, attraversi a piedi alcune vie della parrocchia recando l’Ostensorio oppure servendosi di un’auto scoperta o di altri mezzi simili.

È pure evidente che l’impossibilità di svolgere una vera processione, come certamente è nel desiderio di tutti, non deve far venir meno l’esigenza di dare risalto a tale Solennità. Si suggerisce pertanto che nelle diverse parrocchie o in una delle parrocchie della medesima Unità Pastorale, al termine della celebrazione Eucaristica si preveda un tempo di adorazione la cui durata e struttura può essere valutata in relazione alla situazione concreta e alle esigenze della comunità parrocchiale, ma che sia realmente tempo di silenzio, di ascolto e di preghiera. Qualora la celebrazione avvenisse all’aperto il Ss.mo Sacramento venga riportato nella chiesa parrocchiale in modo privato.

 

 

Mons. Paolo Ghiani

Vicario Generale

News4 giugno 2020 Letto 39 volte
Oggi Primo Giovedý del mese (dalle 21 alle 22) riprendiamo l'Adorazione Eucaristica mensile per le vocazioni: non mancate
 Sorelle e fratelli carissimi,
questo tempo pandemico di Coronavirus ci ha costretto a fare a meno di tutti gli incontri comunitari: abbiamo con sofferenza dovuto rinunciare alla Quaresima e alla Pasqua...
Ora che ci è consentito di riprendere una parvenza di ritmo comunitario, con tutte le regole e le attenzioni, vi propongo VEGLIA EUCARISTICA VOCAZIONALE del primo giovedì del mese
Riprendiamo a pregare a stare insieme come comunità che ADORA IL SUO SIGNORE.
Chi non potesse venire può seguirci spiritualmente seguendo lo schema che trovate in allegato.
Ricordo che domani riprendiamo anche la celebrazione della Messa nei giardini: con inizio alle ore 19 nel sagrato parrocchiale
 
News1 giugno 2020 Letto 198 volte
interessante studio del liturgista don Enrico Finotti
 

 

UNA PENTECOSTE PER SCALDARE IL CUORE DEI FEDELI

 

La riforma liturgica del Concilio Vaticano II evidenzia nella Pentecoste il carattere di conclusione della cinquantina pasquale e privilegia il versante antecedente rivolto verso la Pasqua che l’ha inaugurata e che nel cinquantesimo giorno si compirà in pienezza. Tale prospettiva totalmente pasquale accentua la preparazione e oscura il suo alone celebrativo successivo. La scelta non fu pacifica ed ebbe molte discussioni, tuttavia così fu stabilito. La possibilità di prolungare la grande solennità nel lunedì e martedì successivi, oltre che assecondare radicate tradizioni di talune regioni della Chiesa, non estingue totalmente quella esigenza di continuità con i secoli precedenti, che ebbero sempre in grande considerazione la solennità della Pentecoste, con la sua ottava. Mi pare opportuno ricordare, per cogliere la ricchezza di aspetti diversi e complementari, che si sono alternati nella disciplina liturgica nel corso dei secoli. La Pentecoste ha un duplice carattere: da un lato è festa di chiusura dei 50 giorni pasquali, dall’altro è festa di apertura verso il tempo della Chiesa, nell’attesa dell’ultimo ritorno del Signore. Le scelte della tradizione liturgica si sono diversificate in base all’accentuazione dell’uno o dell’altro aspetto. Se nell’epoca antica la Pentecoste era intesa come l’intera cinquantina, come estensione festiva della Pasqua, nei secoli successivi, mediante la creazione dell’Ottava a ridosso del gran giorno conclusivo, considerato ormai come un giorno solenne a se stante, la Pentecoste, appariva come l’inizio di una fase nuova della vita della Chiesa aperta al futuro e proiettata verso il mondo intero, tutta intenta nell’opera di evangelizzazione. La solennità porta quindi in sé stessa un duplice carattere: il compimento del mistero pasquale e l’inizio della missione evangelizzatrice nel mondo. Per questo, se è lecito scegliere un aspetto rispetto all’altro, non è saggio escluderne alcuno, ma considerare piuttosto come i due versanti della Pentecoste siano ugualmente portatori di aspetti singolari e complementari, ambedue interiori e consoni al mistero pentecostale. In questo giorno, infatti, si realizza la promessa del Risorto e discende lo Spirito Paraclito per l’opera di santificazione che scaturisce dalla Pasqua; al contempo in questo medesimo giorno la Chiesa muove i primi passi verso i confini della terra e inizia quel percorso storico che abbraccerà tutti i secoli ormai irreversibilmente orientati al ritorno glorioso del Signore. Chiusura e apertura sono quindi elementi indissolubili e ugualmente importanti per capire la Pentecoste. In tal senso si dovrà accettare con pari rispetto, sia la modalità antica – oggi nuovamente assunta – di chiudere la Pasqua col giorno cinquantesimo della beata Pentecoste, sia quella, che abbraccia molti secoli, secondo la quale il giorno di Pentecoste si prolunga nella sua Ottava. Occorre anche considerare gli effetti conseguenti alle due impostazioni liturgiche. La Pentecoste senza ottava evidenzia certamente con più precisione il valore simbolico dei cinquanta giorni, essendo l’ultimo giorno della festa, ma al contempo la solennità in sé stessa perde importanza, tendendo a diventare semplicemente l’ottava domenica di Pasqua. Questo fatto lo si può costatare nell’odierna prassi pastorale in cui la Pentecoste non ha più l’evidenza delle grandi solennità, quali Pasqua e Natale. A uno sguardo superficiale sembra che le tradizionali tre solennità maggiori siano ridotte a due (Pasqua e Natale) emergenti nell’anno liturgico proprio in virtù dell’Ottava che le prolunga. La scelta del nuovo calendario liturgico in tal senso ha contribuito a una riduzione della Pentecoste, privandola di quegli elementi di evidenziazione, che nel precedente calendario erano certamente efficaci nell’innalzare il grande giorno dell’effusione dello Spirito. Infatti, quando nel calendario liturgico, dopo la riforma delle rubriche (1960), si stagliavano solenni e uniche le tre Ottave (Pasqua, Natale, Pentecoste) era a tutti immediatamente evidente che tali feste costituivano i vertici assoluti e sovrani, emergenti su tutte le altre solennità e feste. L’Ottava di Pentecoste, che fu celebrata dalla seconda metà del secolo VI fino al Vaticano II, oltre alla sua venerabile antichità e stabilità nei secoli, non era poi così estranea a un retto simbolismo liturgico. Infatti, essa era un’ottava incompleta ed aperta (dalla domenica al sabato). In tal modo da un lato si consacrava il valore non soltanto delle otto domeniche pasquali, ma anche delle otto settimane pasquali, intendendo la settimana come un tutto aderente alla domenica, che la inizia quale suo primo giorno. Il fatto poi che l’ottava di Pentecoste, a differenza delle altre due ottave (Pasqua e Natale) fosse incompleta terminando appunto al sabato, affermava il mistero della stessa Pentecoste come un evento aperto e continuo, che si sarebbe concluso unicamente al termine della storia, quando col ritorno del Signore nella gloria l’ottava di Pentecoste si sarebbe effettivamente conclusa e con essa la consumazione piena del mistero pasquale. Il tempo per annum, infatti, rappresenta in qualche modo il tempo della Chiesa pellegrina nel mondo, che sotto il continuo influsso soprannaturale dello Spirito Santo, come in una perenne Pentecoste, cammina nei secoli, operando la santificazione dell’umanità, fino al compimento del Regno di Dio. In tal senso aveva un significato quanto mai opportuno e corretto anche la denominazione delle domeniche del tempo ordinario come domeniche dopo la Pentecoste. Esse infatti, realizzano soprattutto nei sacramenti quell’opera di santificazione che ebbe inizio con la Pentecoste e che continua nel tempo sotto la perenne epiclesi dello Spirito Santo. Il tempo della Chiesa è, infatti, un tempo pentecostale che proprio dal mistero della Pentecoste attinge continuamente la grazia che lo Spirito le infonde, fluendo senza sosta dal Risorto, che sta alla destra del Padre. Il ricorso ad un termine tecnico come domeniche per annum e tempo per annum rispetta certamente la dinamica dei primi stadi dell’Anno liturgico, quando la serie indifferenziata delle domeniche celebrava la totalità del mistero senza sottolinearne aspetti particolari, ma ciò potrebbe insinuare un carattere archeologico in riferimento ad una fase antica destinata ad essere superata nella logica dello sviluppo organico dell’Anno liturgico, caratterizzato proprio dalla relazione delle singole domeniche e tempi sacri con i misteri celebrati negli snodi portanti e determinanti della fisionomia dell’Anno liturgico sempre più definito e perfezionato.

Queste riflessioni hanno voluto mettere in luce come scelte diverse stabilite dalla Chiesa nei secoli non sono in contraddizione, ma rappresentano modalità liturgiche differenti, ma complementari, portatrici di aspetti diversificati, che arricchiscono la lettura simbolica della Pentecoste. In questa luce la comprensione della Pentecoste, come di ogni altra festa, non si esaurisce nella disciplina liturgica vigente, ma si carica di una ricchezza che può essere colta soltanto nelle successive tappe dello sviluppo storico ed anche dalla diversità dei riti legittimamente ammessi dalla Chiesa. Stabiliti i termini della questione si deve anche affermare con determinazione che nell’attuale riforma liturgica la Chiesa latina ha fatto delle scelte che devono essere da tutti accolte e rispettate nella concreta prassi celebrativa e non è lecito ad alcuno procedere a mutare quello che le vigenti leggi liturgiche stabiliscono a proposito del modo di celebrare oggi la Pentecoste.

 

Enrico Finotti, liturgista

News27 maggio 2020 Letto 118 volte
Il provvedimento pontificio dopo la visita apostolica degli inviati del Papa
 

Fr. Enzo Bianchi deve lasciare la comunità monastica di Bose, che egli stesso ha fondato a metà degli anni '60 del secolo scorso.

Questa la decisione maturata al termine della Visita Apostolica indetta dalla Santa Sede e che ha concluso, dopo sei mesi, l'ispezione atta a verificare l’andamento della vita comunitaria nel momento di un passaggio che non può non essere delicato e per certi aspetti problematico per quanto riguarda l’esercizio dell’autorità, la gestione del governo e il clima fraterno.

Il riferimento era al cambio alla guida della comunità con fratel Luciano Manicardi subentrato al fondatore nei primi mesi del 2017.

Una convivenza rivelatasi complicata per la difficoltà del nuovo priore a esercitare la propria autorità senza interferenze da parte di una personalità così forte come quella di Bianchi. Il provvedimento, a forma delcardinale Pietro parolin, Segretario di Stato e approvato in forma specifica dal Papa, è stato comunicato, nei giorni scorsi, agli interessati dal padre Amedeo Cencini, nominato Delegato Pontificio con pieni poteri ad Nutum Sanctae Sedis, che era accompagnato dal Segretario della Congregazione per i religiosi, padre José Rodriguez Carballo e dall'arcivescovo di Vercelli mons. Marco Arnolfo, prevede che Enzo Bianchi debba trasferirsi in altro luogo, decadendo da tutti gli incarichi attualmente detenuti. Con lui partiranno anche fr. Goffredo Boselli, fr. Lino Breda, suor Antonella Casiraghi.

La decisione è stata accolta con amarezza da Bianchi.

A svolgere la Visita Apostolica, su preciso mandato pontificio, sono stati dom Guillermo León Arboleda Tamayo, Abate presidente della Congregazione Benedettina Sublacense-Cassinese, padre Amedeo Cencini Consultore della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica e madre Anne-Emmanuelle Devêche, Abbadessa di Blauvac.

Nel gennaio scorso in una nota, commentando la Visita Apostolica i fratelli e le sorelle di Bose avevano espresso sincera gratitudine al Santo Padre Francesco per questo segno di vicinanza e di sollecitudine paterna, che intende aiutare, secondo quanto da Lui stesso scritto in occasione del 50° anniversario della fondazione,

"a meditare più intensamente - avevav suggerito Francesco - sulla vostra chiamata e sulla vostra missione, affidandovi allo Spirito Santo per avere saldezza e coraggio nel proseguire con fiducia il cammino e a perseverare nell’intuizione iniziale". Evidentemente l'illustre fondatore di Bose non è riuscito a seguire la linea precisa offerta dal Papa per poter rientrare in una convivenza pacifica coi nuovi superiori monastici. L'epilogo amaro di tutta la  vicenda getta un'ombra pesante sulla discutibile personalità del monaco fondatore.  Enzo Bianchi, autore di numerosissimi saggi e articoli, è personaggio certamente carismatico e dirompente: amato e idolatrato da larghe frange della Chiesa cattolica e protestante, negli anni è stato anche osteggiato e mal sopportato da tanti ambienti cattolici per lo stile personalistico, pesante, autoritario così poco evangelico. Si è sempre mosso con assoluta ed eccessiva libertà, sottoponendo tutto e tutti alla sua vibrante visione ecclesiologica, accusata di parzialità, radicalismo e ideologismo protestantico.

Dall'alto dei suoi 77 anni,  è davvero molto triste che sia stato proprio Papa Francesco a chiedergli di ritirarsi dalla scena per rifugiarsi in una delle comunità da Lui fondate a Ostuni, Assisi, Cellole-San Gimignano, Civitella San Paolo, Gerusalemme. Certamente non potrà più risiedere a Bose, proprio perchè non è riuscito ad andare oltre una gestione troppo personalizzata e radicale della comunità monastica da lui creata.

 

 

News23 maggio 2020 Letto 53 volte
Per la prima volta, dopo la Riforma Liturgica, sarÓ celebrata non nella Settimana Santa ma nel tempo di Pasqua!
Dopo aver consultato il Collegio dei Consultori che, a suo tempo, propose di non celebrare (a causa del divieto governativo per arginare la diffusione del Coronavirus) la Messa Crismale  la mattina del Giovedì Santo, tra la fine della Quaresima e l'inizio del Triduo pasquale, entrati ormai in una Fase nuova di questa pandemia, mons. Arcivescovo ha deciso di celebrare la solenne Messa Crismale GIOVEDI' 28 maggio 2020, con inizio alle ore 10, nella nostra Cattedrale. 
 
In allegato troverete le indicazioni per la celebrazione che vedrà la partecipazione di tutti i sacerdoti diocesani e religiosi, dei diaconi e seminaristi attorno al Pastore Diocesano mons. Roberto Carboni.
 
News10 maggio 2020 Letto 70 volte
per il momento solo gli Uffici del Vicario Generale, la Cancelleria e l'Economato Diocesano
La Fase 2 della Pandemia da Coronavirus tocca anche la vita della nostra Comunità Ecclesiale Arborense. 
Lentamente e gradualmente riprendiamo la nostra vita diocesana e parrocchiale.
In Allegato il comunicato stampa in merito alla riapertura di alcuni Uffici a servizio delle parrocchie: il Vicario Generale, il Cancelliere e l'Economo saranno a disposizione in questa primissima fase, gli altri uffici apriranno al più presto.
Per accedere agli uffici è obbligatorio rispettare le norme sulla distanza e sulla prevenzione del contagio (igienizzazione delle mani e mascherina) che i protocolli nazionali prevedono.
 
 
News23 aprile 2020 Letto 65 volte
in attesa che finisca il tempo della quarantena forzata in casa
 

 

Sia lodato Gesù Cristo!

Sorelle e fratelli,

la grazia del Signore nostro Gesù Cristo che ha vinto la morte ed è risorto glorioso sia sempre nei vostri cuori e nelle vostre famiglie.

Se Dio è con noi chi sarà contro di noi? diceva san Paolo ai cristiani di Roma.

Questa tremenda epidemia che ci ha costretti nelle nostre case allontanandoci dall’assemblea liturgica, dalla vita ecclesiale e sociale ci dicono stia per finire.

Il Coronavirus ha fiaccato la nostra resistenza, ha messo in crisi le nostre certezze, ha disseminato di morti e di dolore tutta l’Italia e il mondo intero, ha chiesto un sacrificio enorme a livello economico e sociale, ci ha fatto soffrire enormemente eppure non ci ha distrutti. Tante voci, ufficiali e meno, dicono che sta per cessare questa lunga quarantena: stiamo uscendo fuori dal tunnel, presto ci rialzeremo. Dicono però che prima che la situazione riprenda una parvenza di normalità, dovremmo tutti attraversare una sorta di terra di mezzo, ci sarà cioè un tempo più meno lungo di rientro alle attività, sarà un tempo molto delicato perché il Coronavirus rimane in mezzo a noi, solo un adeguato vaccino potrà garantirci salute e protezione. Fin a quel momento le attività dovranno per forza riprendere gradualmente. Anche per ciò che riguarda la vita festiva e feriale, e tutte le attività della nostra comunità parrocchiale.

In questa logica appena sarà decisa la data della conclusione di questa prima fase, dopo aver ascoltato le autorità di governo e il nostro vescovo, decideremo le modalità per i nostri incontri liturgici e pastorali.

In ogni caso, tenuto conto che le Autorità di governo hanno deciso che le scuole non riapriranno se non nel mese di settembre (e cioè dopo la pausa estiva), mi è sembrato opportuno (dopo un primo confronto col Consiglio Pastorale e con il gruppo dei Catechisti) decidere che tutte le tappe dei sacramenti (Matrimoni, Battesimi, Cresime, Prime Comunioni e Prime Confessioni) siano rinviate a data da destinarsi, non prima che sia passata tutta l’estate.

Attendiamo le norme che mons. Arcivescovo vorrà emanare.

Nel frattempo continuo ad assicurare la mia preghiera affettuosa e quotidiana per tutte le famiglie della parrocchia e per tutti i fedeli della nostra comunità. In questa durissima quarantena, ogni giorno ho pregato per voi, ho celebrato la Santa Messa, la Liturgia delle Ore e tutti i riti della Quaresima e della Pasqua sempre da solo ma in comunione con tutti voi: vi ho sentito vicini e partecipi, non mi sono mai sentito davvero solo. Di questo e di tutto il vostro affetto Vi ringrazio, in attesa di riabbracciarvi. Un affettuoso pensiero a tutti gli anziani, malati e poveri.

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