ARCIDIOCESI di
Oristano
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Categoria: News
domenica 9 luglio 2017
COMMENTO AL VANGELO DOMENICALE
rileggiamo con calma la pagina evangelica di questa XIV domenica del T.O.
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Dio si rivela ai piccoli Gesù rende grazie a Dio perché ha scelto di rivelare il cuore del vangelo ai piccoli e non ai sapienti. Cosa significa? Cosa è il cuore del vangelo? Le realtà del cielo, quelle di Dio, quindi Dio stesso.Ma chi sono i sapienti, chi sono i piccoli? Noi siamo abituati a pensare a un sapiente come a una persona degna di rispetto perché conosce tante cose e sa dare risposte a tante domande, mentre quando pensiamo a un piccolo ci viene in mente un bambino, di cui pensiamo, spesso, anche con tenerezza, ma anche con superiorità, che ancora ha tanto da imparare. Beh, Gesù oggi ci dice che per conoscere Dio bisogna riconoscersi sempre disposti a imparare. Semplificando un pochino, facendo un esempio legato alla nostra vita sempre più tecnologica, è come se ogni volta che impariamo una cosa salvassimo un file dentro una cartella del nostro computer, della nostra mente, e di conseguenza impariamo che per ricercarla dobbiamo andare a riprenderla proprio lì, in quella cartella: ci siamo fatti uno schema, un'idea di dove siano le risposte e di come fare per ottenerle. Più file piazziamo nelle cartelle del nostro computer e più ci sentiamo sapienti, perché ci convinciamo di avere tanti schemi chiari e incontrovertibili su come attingere alle risposte che ci servono. A un certo punto non abbiamo più bisogno di nessuno che ci dica dove andare a recuperare quello che ci serve: sappiamo già tutto. Dio non si fa incasellare, non si fa mettere dentro una cartella, perché la conoscenza di Dio è una conoscenza dinamica, che non si ottiene tramite formule e schemi impostati in precedenza, ma tramite un'esperienza fatta col cuore, un'esperienza in cui entriamo sapendo che non ne sappiamo e non ne sapremo mai abbastanza. Per conoscere Dio e il suo cuore, l'unico modo è lasciare che lui "sovrascriva" ogni volta i nostri schemi, che non ci ancoriamo al nostro modo di conoscere le cose, ma rimaniamo come i piccoli, i fragili, quelli che ancora non sanno abbastanza, quelli che sentono il bisogno di imparare, anche a costo di cominciare di nuovo e da capo, mettendo da parte le proprie sicure conoscenze e la propria intelligenza, e si aprono ad un'esperienza di Dio ogni giorno parlante, diversa e viva. Chi invece rimane ancorato alle sue conoscenze, come se fossero da sole capaci di spiegare ogni cosa, senza alcuna ombra di dubbio, non impara mai: la sua proposta è sempre la migliore, la sua risposta è sempre la migliore. Diventa superbo. E i superbi sono dispersi nei pensieri del loro cuore, dice il Magnificat: si chiudono dentro se stessi e dentro le loro risposte, e a furia di guardare solo dentro se stessi non si accorgono che Dio è fuori, e si perdono, non trovano più il bandolo della matassa. Già, il Magnificat: un altro canto di ringraziamento a Dio nel vangelo, il canto di Maria. Che dice anche: "ho rovesciato i potenti dai troni ed ha innalzato gli umili". I potenti, quelli che pensano di avere tutte le possibilità in mano, tutta la conoscenza in mano. E gli umili, quelli che sanno sempre di dover imparare. Come dire...tale madre tale figlio! La Parola di oggi ci dona una grande Verità: nella nostra vita spesso abbiamo l'atteggiamento di chi sa tutto, di chi sa come gestirsi, di chi pensa di avere il controllo al cento per cento sulla propria vita. Quest’intelligenza, questa scienza, che ci sembra proteggere e confortare, che ci sembra costruire la corazza con cui affrontare il mondo che ci circonda o il riparo in cui rifugiarsi, non permette invece di aprirsi alla pienezza della nostra esistenza, che ha bisogno anche di riconoscersi piccoli, bisognosi, per potersi aprire all'esterno. È in questa condizione che, proprio quando ci sentiamo più vulnerabili, scopriamo che il nostro cuore diventa capace di imparare e accogliere quanto di grande vuole fare Dio con noi: diventiamo capaci di imparare e accogliere Dio. E impariamo che non sono le nostre sicurezze, le nostre conoscenze, a confortarci, a proteggerci, a darci riposo e respiro, ma è solo Lui che è capace di dare il "vero ristoro" per la nostra anima, per la nostra vita, e di rendere leggeri i nostri pesi, le nostre ansie, rendendoci così capaci, con Lui, di affrontarli e, finalmente, veramente...pienamente liberi.
 
don Toz
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