Arcidiocesi di
Oristano
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Categoria: News
domenica 10 settembre 2017
Commento al vangelo della XXIII domenica del T.O.
fede e comunità: binomio imprenscidibile
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Oggi la Parola di Dio ci invita al dovere dell'ammonizione. Credo che, chi ama il fratello, non può tacere di fronte ai suoi errori, magari compiuti senza sapere neppure che sono tali. Quante volte capita - a tutti! - Di uscire dalla strada buona della vita e non esserne pienamente consapevoli! Se si ama davvero, non si può tacere. Ci sono troppi silenzi pericolosi, nella politica, nell'economia, nella scuola, nella famiglia: silenzi che fanno tanto male a tutti. Quanto deve farci temere il silenzio sui mali attorno a noi, magari con la scusa che tanto fanno tutti così. Non è questo che Gesù ci insegna. Ma è necessario che a muoverci nell'ammonimento non sia l'esibizione di un'immunità personale dall'errore e neppure la troppo facile tendenza a giudicare o condannare, spesso con motivazioni, più o meno consapevoli, che nulla hanno a che fare con l'amore. Papa Francesco, in un'omelia in Santa Marta, con il suo stile diretto e incisivo ha detto: Chi giudica un fratello sbaglia e finirà per essere giudicato allo stesso modo. Dio è l'unico giudice e chi è giudicato potrà contare sempre sulla difesa di Gesù, il suo primo difensore, e sullo Spirito Santo.... Se noi vogliamo andare sulla strada di Gesù, più che accusatori dobbiamo essere difensori degli altri davanti al Padre. Io vedo una cosa brutta a un altro, vado a difenderlo? No! Ma stai zitto! Vai a pregare e difendilo davanti al Padre, come fa Gesù. Prega per lui, ma non giudicare! Perché se lo fai, quando tu farai una cosa brutta, sarai giudicato. Ricordiamo questo, ci farà bene nella vita di tutti i giorni, quando ci viene la voglia di giudicare gli altri, di sparlare degli altri, che è una forma di giudicare. L'ammonizione, di cui parla Gesù, infatti, non ha nulla a che vedere con il facile giudizio, ma è il dono umile, fatto con carità, per aiutare a uscire dal male, e non deve mai essere e neppure apparire quasi una superiorità, ma solo desiderio profondo di bene. Fossimo capaci tutti di mostrare l'amore al fratello, ammonendolo sempre con umiltà, affetto sincero e discrezione, certamente tanti, ma tanti, si salverebbero.
 
il vostro prete don Tonino
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