ARCIDIOCESI di
Oristano
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Categoria: News
domenica 8 ottobre 2017
PER CELEBRARE BENE OCCORRE CAPIRE
le orazioni del sacerdote che presiede la Messa (XVII domenica del T.O.)
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Come servizio per il settimanale diocesano L'Arborense, quest'anno presenterò le preghiere che il sacerdote proclama, a nome di tutta l'assemblea, durante la celebrazione eucaristica domenicale. Pensando di fare cosa gradita e utile anche ai miei parrocchiani le pubblicherò anche nel nostro sito.
 
LA VIGNA È DI DIO C O L L E T T A Padre giusto e misericordioso, che vegli incessantemente sulla tua Chiesa, non abbandonare la Vigna che la tua destra ha piantato: continua a coltivarla e ad arricchirla di scelti germogli, perché innestata in Cristo, vera vite, porti frutti abbondanti di vita eterna. Il tema della Liturgia della Parola di questa domenica è strettamente legato a quello di domenica scorsa. Gesù si trova nel Tempio e sta parlando ai capi dei sacerdoti e agli anziani e, con tre parabole, sta dicendo loro che il popolo di Israele con i loro capi non hanno accolto il Messia che attendevano e ne subiranno le conseguenze. Il brano di questa domenica è la seconda parabola, quella comunemente chiamata "dei vignaioli omicidi". Anche se in questa storia non si parla di vignaioli ma di contadini, di agricoltori. Più che di una parabola si tratta di un'allegoria storica: ogni elemento è simbolo di una realtà ben precisa (gli agricoltori-Israele, il padrone-Dio, gli inviati-i profeti...). La parabola è però molto efficace, poiché nei versetti 45-46, che la liturgia non ci fa leggere, si dice: "I sommi sacerdoti e i farisei, avendo udito le sue parabole, capirono che parlava di loro. E cercavano di arrestarlo, ma ebbero timore delle folle, perché lo consideravano un profeta". Il rifiuto di Gesù si spinge alle estreme conseguenze. Gesù dunque, dopo la parabola dei due figli chiamati nella vigna, che gli aveva dato l'occasione per ricordare ai sommi sacerdoti che avevano sbagliato a non accogliere Giovanni, rincara la dose e racconta loro un'altra parabola. Questa è ancora più esplicita. I capi di Israele non hanno accettato nemmeno i profeti, li hanno trattati male, li hanno uccisi, e stanno per uccidere anche il Figlio. Questo versetto è la ripresa di un cantico di Isaia, che leggiamo nella prima lettura (Is. 5,1-7). Citando queste parole, che i suoi uditori conoscevano bene, Gesù pone subito con chiarezza la sua allegoria. Infatti Isaia durante il cantico affermerà: La vigna del Signore è la casa di Israele; gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita. Quindi il Signore cambierà i vignaioli (i capi religiosi), ma non abbandonerà il suo popolo. La Colletta ricorda all’assemblea che la Vigna è di Dio e che il Signore veglia su di essa, se ne prende cura e la arricchisce con continui germogli. Dio ha innestato la vigna in Cristo: certamente porterà frutti abbondanti di vita eterna. S U L L E O F F E R T E Accogli, Signore, il sacrificio che tu stesso ci hai comandato d’offrirti e, mentre esercitiamo il nostro ufficio sacerdotale, compi in noi la tua opera di salvezza. Le parole del presbitero alla presentazione dei doni sono chiarissime: la liturgia che celebriamo non nasce dalle nostre buone intenzioni: è Dio stesso che ha messo nel nostro cuore il desiderio di offrire un sacrificio di esultanza per la salvezza. Il sacerdote non celebra da sé e per sé il divino sacrificio: esercita un ministero, un servizio per tutta l’assemblea. Ogni fedele deve essere consapevole che partecipare attivamente alla Messa significa entrare nel mistero della redenzione. D O P O L A C O M U N I O N E La comunione a questo sacramento sazi la nostra fame e sete di te, o Padre, e ci trasformi nel Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Una fame ardente e una sete inestinguibile ci attanagliano: solo la comunione con Dio e tra di noi riesce a saziare la nostra fame d’infinito. Partecipare alla Messa, ci ricorda la preghiera conclusiva del sacerdote, ci deve trasformare in Cristo. Uscendo dalla celebrazione dovremmo tutti avere chiara la percezione che il “pane di cui ci siamo nutriti ci ha fatto diventare cibo per i fratelli che incontreremo”.
don TOZ
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