ARCIDIOCESI di
Oristano
Mons. ANTONINO ZEDDA (don Toz)

Telefono fisso: 0783/296719  

Cellulare: 3475412899 

sanjoseph@virgilio.it    (mail ufficiale della parrocchia)

toninozedda@virgilio.it  (mail personale)

PEC: toninozedda@pec.virgilio.it  

kızılay web tasarımistanbul dedektif ingilizce tercüme
Categoria: News
martedì 7 novembre 2017
LE ORAZIONI PRESIDENZIALI: XXXI domenica del Tempo Ordinario
PADRI? NE’ DI NOME NE’ DI FATTO…
themes/parrocchia.oristano.sangiuseppelavoratore/uploads/mkNews/attachments/1454_XXXIvignetta.jpg
Talvolta mi capita che qualcuno che non mi conosce personalmente, vedendo la camicia clerymen col colletto bianco, che indosso sempre anche al cinema, allo stadio e al supermercato mi chieda: "Lei è un padre?". Rispondo sempre con decisione: No! Anche se mi sarebbe piaciuto avere tanti figli. Può sembrare una battuta tranchant, in realtà quando sulla scia del brano di vangelo che ascoltiamo questa domenica, mi convinco sempre di più che, per essere fedeli alla richiesta di Gesù, nessun prete o vescovo potrebbe con leggerezza farsi attribuire questo termine. “Solo Dio è Padre. E tutti voi siete fratelli! Da diverse domeniche Gesù si scontra con i rappresentanti religiosi del suo tempo e, in questa contrapposizione, svela l'ipocrisia dei suoi interlocutori. Mi sento tirato in causa e continuamente punzecchiato, come cristiano e come prete. Gesù in modo aperto e senza peli sulla lingua, dice come ci si deve rapportare nei confronti di queste guide religiose: "osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere". Questi scribi e farisei, che hanno la pretesa di essere dalla parte di Dio, in realtà hanno se stessi come unico punto di riferimento. Dio è ridotto a piedistallo per la loro vanità. Domenica scorsa abbiamo sentito Gesù che chiedeva ai discepoli di amare Dio, con tutto se stessi e il prossimo, come se stessi. Oggi prosegue in questa direzione affermando che le parole "padre", "maestro" e "guida" sono vietate per il discepolo. Gesù in questa parte sembra essere assai chiaro e preciso: chiamare uno come amico richiama una relazione profonda e di reciproca confidenza, che altre parole non esprimono. Se uno è amico non lo chiamerò, “collega" o "conoscente". E mi sentirei offeso se un amico mi presentasse a un altro come "è un mio conoscente”. Gesù dice di non chiamare nessuno "maestro", "padre" e "guida": perché solo Dio è Padre, solo Gesù è Maestro e solo lo Spirito Santo è la nostra Guida, noi siamo tutti fratelli tra di noi. Siamo discepoli tutti allo stesso modo, perché tutti abbiamo sempre da imparare. Tutti abbiamo bisogno di essere guidati e nessuno può dirsi arrivato. Vietando queste parole non lo fa per creare difficoltà tra noi, ma per aiutarci a rimanere nella giusta sintonia nei confronti di Dio e dei fratelli.
 
Colletta: O Dio, creatore e Padre di tutti, donaci la luce del tuo Spirito, perché nessuno di noi ardisca usurpare la tua gloria, ma, riconoscendo in ogni uomo la dignità dei tuoi figli, non solo a parole, ma con le opere, ci dimostriamo discepoli dell’unico Maestro che si è fatto uomo per amore, Gesù Cristo nostro Signore. Egli è Dio, e vive e regna con te... La preghiera iniziale, che riassume le intenzioni di tutti i fedeli presenti alla Messa, è una vera invocazione spirituale: egli, a nome nostro, chiede a Dio la luce dello Spirito che possa convincerci a non chiedere cose troppo grandi, superiori alle nostre forze. La richiesta è umile e accorata: quasi ripercorrendo le orme del cammino dell’umanità che, proprio agli inizi della sua avventura, come narra il libro della Genesi, ha creduto di poter gareggiare con Dio tentando (miseramente) di usurparne il nome e il posto nella storia. Abbiamo bisogno di riconoscerci, tutti indistintamente, solamente figli, non a parole ma coi fatti e nella verità. Lasciamo a Dio ciò che è di Dio (per richiamare il vangelo ascoltato due settimane fa): lasciamo a Dio di essere Padre, a Gesù di essere Maestro e allo Spirito di essere la nostra unica Guida. Preghiera sulle offerte: Questo sacrificio che la Chiesa ti offre, Signore, salga a te come offerta pura e santa, e ottenga a noi la pienezza della tua misericordia. L’orazione sacerdotale che conclude il rito di benedizione per il pane, il vino e l’acqua che i fedeli hanno presentato, esprime a parole l’offerta pura e santa: Dio conosce il cuore e gradisce i nostri doni nella misura in cui esprimono verità e gratuità. Preghiera dopo la comunione: Continua in noi, o Dio, la tua opera di salvezza, perché i sacramenti che ci nutrono in questa vita ci preparino a ricevere i beni promessi. Per Cristo nostro Signore. La celebrazione volge al termine: il presidente chiede a Dio che il sacramento ricevuto non termini con la conclusione della Messa ma crei nei fedeli una disposizione d’animo forte, che li faccia capaci di ricevere i beni promessi nella liturgia celeste.
don TOZ
Copyright © 2011 Parrocchia San Giuseppe Lavoratore - TharrosNet © 2011