ARCIDIOCESI di
Oristano
Mons. ANTONINO ZEDDA (don Toz)

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Categoria: News
lunedì 13 novembre 2017
LE ORAZIONI PRESIDENZIALI: XXXII domenica del T. O.
L'attesa vigilante e la gioia dell'incontro
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Colletta O Dio, la tua sapienza va in cerca di quanti ne ascoltano la voce, rendici degni di partecipare al tuo banchetto e fa’ che alimentiamo l’olio delle nostre lampade, perché non si estinguano nell’attesa, ma quando tu verrai siamo pronti a correrti incontro, per entrare con te alla festa nuziale. Per il nostro Signore Gesù Cristo... La colletta di oggi ci fa intravedere il discorso che Gesù ci presenterà oggi nel vangelo. Il contesto della parabola è quello di una festa di nozze. La ritualità del matrimonio ebraico, passata, per molti dettaglia, anche nel nostro ambiente culturale sardo, prevedeva che la sposa attendesse l’arrivo dello sposo, in casa dei suoi genitori. Di solito ciò avveniva dopo il tramonto del sole: il corteo nuziale composto dallo sposo con i suoi amici e parenti giunto davanti alla casa della sua amata, bussava la porta e ottenuta il permesso dei genitori entrava per poterla portare nella sua casa. Alcune damigelle seguivano la sposa. Il rito non avveniva però sempre uguale e preciso: potevano verificarsi anche variazioni e ritardi: ad esempio quando si creavano discussioni con i genitori della sposa sulla dote, sul tipo e la quantità dei regali etc.. Ancora oggi in tutto il medio Oriente è molto importante discutere e tergiversare (un po’ come si fa nei bazar e nei mercati,) era buon segno anzi talvolta era auspicabile: più lunga era la discussione sulla dote e sui regali e più doveva crescere agli occhi dello sposo la preziosità e l’onorabilità della sua sposa. Il tirare in lungo le trattative era di buon auspicio. Alle spose di cui si parla nel vangelo di oggi invece si chiede non di tergiversare ma di preparare l’attesa dello sposo: “Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”, cioè: “Siate sempre pronte per l’arrivo di Cristo”. Per Gesù è saggio chi veglia, cioè chi pensa sempre, nel suo animo, al giorno prossimo dell’arrivo del Messia. Vivere significa attendere: la conclusione dell’anno liturgico, che ormai è nell’aria, ci stimoli a vivere in questa dinamica. Preghiera sulle offerte Volgi il tuo sguardo, o Padre, alle offerte della tua Chiesa, e fa’ che partecipiamo con fede alla passione gloriosa del tuo Figlio, che ora celebriamo nel mistero. Per Cristo nostro Signore. Partecipare alla liturgia eucaristica non significa assistere come spettatori ma entrare nel vivo dell’evento che si celebra, attraverso le preghiere e i riti della Messa siamo chiamati a rivivere il sacrificio di Cristo: l’eucaristia ci fa penetrare nelle profondità del mistero. Tutto questo esige che noi partecipiamo pienamente e in maniera consapevole: solo così potremmo essere protagonisti della salvezza che Cristo ci ha regalato, ma che noi abbiamo accolto entrandovi pienamente. Preghiera dopo la comunione Ti ringraziamo dei tuoi doni, o Padre; la forza dello Spirito Santo, che ci hai comunicato in questi sacramenti, rimanga in noi e trasformi tutta la nostra vita. Per Cristo nostro Signore. L’eucaristia, specie quella assembleare della domenica è sempre un profondo rendimento di grazie a Dio per l’immensità dei suoi doni. La preghiera dopo la comunione mette sulle labbra del presbitero presidente la lode e il ringraziamento all’Eterno Padre per tutti i suoi doni e domanda che questi doni ricevuti nel sacramento eucaristico sostino stabilmente nella vita dei fedeli e la trasformino in una testimonianza efficace nel mondo.
 
don Toz
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