Arcidiocesi di
Oristano
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Categoria: News
domenica 26 novembre 2017
SOLENNITA' DI CRISTO RE: conclusione dell'Anno Liturgico
le orazioni del sacerdote che presiede la Messa
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UN RE CHE CONDIVIDE IL SUO REGNO CON GLI ULTIMI Colletta Dio onnipotente ed eterno, che hai voluto rinnovare tutte le cose in Cristo tuo Figlio, Re dell’universo, fa’ che ogni creatura, libera dalla schiavitù del peccato, ti serva e ti lodi senza fine. Per il nostro Signore Gesù Cristo... La solennità di Cristo Re è l’ultima domenica dell’anno liturgico: nelle scorse settimane la Parola di Dio ci ha aiutato a prepararci a questo traguardo con il racconto dell’attesa vigilante e dell’olio per le lampade (le dieci vergini) e con la parabola sulla responsabilità dei talenti. Oggi Matteo ci racconta - e soltanto lui – una parabola che Gesù utilizza per parlare di se stesso, paragonandosi a un pastore e a un re seduto sul trono. Quest’immagine simbolica non è nuova. Nella Bibbia il Re-Pastore è il prototipo del Messia: la vera identità di Gesù è dunque quella del Pastore-Sovrano. La regalità di Cristo è tema delicato e non concede margini di interpretazione: “Il mio regno non è di questo mondo” (Gv 18,36). Gli angeli sono i testimoni di quello che sta per accadere: ciò che Matteo narra è un giudizio universale, evento che coinvolge “tutti i popoli della terra” perché Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Il carattere universale del giudizio non è disgiunto dal giudizio personale su ciascuno. Il giudizio inizia con un atto di separazione: “Egli separerà gli uni dagli altri”. Anche nella prima pagina della Bibbia, il momento creativo di Dio è descritto come una serie di atti che separano: la luce dalle tenebre, le acque sopra e sotto il firmamento; la creazione mette in ordine le cose separandole, il giorno dalla notte, le acque dall'asciutto, le piante e gli animali secondo le loro specie, anche l'uomo è stato creato separato: maschio e femmina. Così, giorno dopo giorno, inizia la storia. Analogamente Matteo ci racconta le realtà ultime con la separazione delle pecore dai capri; come ogni atto creativo, dunque, non si descrive una conclusione (una fine) ma un nuovo inizio di tutto. Da una parte le pecore, alla sua destra, e i capri a sinistra. La differenza non è tanto nella posizione, anche se il galateo regale prevedeva la destra come luogo privilegiato, ma nel fatto che è la sua. È il luogo del benedetti del Padre chiamati a ricevere l'eredità del regno preparato fin dalla creazione del mondo. Gli altri non gli appartengono e perciò stanno alla sinistra di nessuno, vengono allontanati da lui, sono denominati maledetti, ma non da Dio, appartengono a se stessi e alle loro scelte; neanche il fuoco eterno è per loro perché preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Un discorso molto profondo che deve portarci a compiere una seria riflessione su come stiamo educando il nostro sguardo. Vedere nei poveri e nei bisognosi il volto di Cristo equivale a salvezza. Tutte le religioni hanno tra i loro precetti l'assistenza ai poveri, solo il vangelo afferma che è la comunione con i poveri concretizza la comunione con Dio. Preghiera sulle offerte Accetta, o Padre, questo sacrificio di riconciliazione, e per i meriti del Cristo tuo Figlio concedi a tutti i popoli il dono dell’unità e della pace. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. La pace e l’unità non sono semplicemente doni escatologici sono, invece, una realtà da costruire qui su questa terra anzi sono la condizione per poter vivere per sempre nello shalom di Dio. Preghiera dopo la comunione O Dio, nostro Padre, che ci hai nutriti con il pane della vita immortale, fa’ che obbediamo con gioia a Cristo, Re dell’universo, per vivere senza fine con lui nel suo regno glorioso. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Il vangelo ci ha chiarito il senso del verbo obbedire, riproposto nella preghiera sacerdotale dopo la comunione. Non si tratta di riconoscerci sudditi di un re lontano e superbo, ma, come dice l’etimologia, di ob audere (ascoltare chi ci sta dinanzi): solo se riusciremo ad ascoltare il grido dei bisognosi, che ci stanno davanti, ci potremo salvare, ed entrare così nel suo Regno.
 
il vostro parroco don Toz
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