Arcidiocesi di
Oristano
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Categoria: News
giovedì 7 dicembre 2017
AVVENTO: UN CAMMINO DI SPERANZA
chiamati a cercare segni....
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OSIAMO SPERARE VIGILANTI NELL’ATTESA Con la prima domenica di Avvento prende inizio un nuovo Anno Liturgico: chiamato anno B (in riferimento al ciclo triennale delle letture) possiamo ben dire che questo sarà l’Anno di Marco. Curiosamente però la lettura del vangelo di Marco non comincerà dal paragrafo iniziale, che sarà oggetto di lettura nella settimana prossima: ma dalle pagine conclusive dove è annunciato il ritorno di Gesù: “Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria”. A prima vista ciò può sembrare strano e illogico. Invece, nella liturgia, c’è un’estrema sottigliezza nell’effettuare il cambiamento di tono: la nostra attenzione, che nelle ultime settimane dell’anno liturgico era centrata sul giudizio e sulla fine del mondo, si sposta ora sul modo di accogliere Gesù Cristo: non con paura, ma con impazienza, proprio come un servo che attende il ritorno del padrone (Mc 13,35). In quanto preparazione al Natale, l’Avvento è il tempo dell’attesa gioiosa. Per la nostra piccola rubrica di approfondimento della liturgia, tra le orazioni presidenziali, prenderò in considerazione il prefazio. La preghiera sacerdotale chiamata Prefazio e la grande acclamazione cantata dall’assemblea Sanctus, sono i primi due elementi della preghiera eucaristica e formano un binomio strettamente collegato ma ben distinto, caratterizzato da un tono iniziale di festosità e di gioia con il coinvolgimento del sacerdote e dell’intera assemblea nella glorificazione celeste. È una preghiera di carattere dossologico, ovvero un rendimento di grazie a Dio per le meraviglie che ha operato e continua ad operare nella Storia della salvezza. Si conclude con il canto del Santo. Per il tempo di Avvento il Messale Romano presenta 4 prefazi. Vediamo il primo: È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore. Al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana egli portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza. Verrà di nuovo nello splendore della gloria, e ci chiamerà a possedere il regno promesso che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa. E noi, uniti agli Angeli e alla moltitudine dei Cori celesti, cantiamo con gioia l’inno della tua lode: Santo... Notiamo subito lo stile solenne di questa preghiera che il sacerdote che presiede l'Eucarestia dovrebbe sempre cantare da solo. Il Prefazio ha una propria struttura che ne mette in rilievo il valore di grande acclamazione. Sempre preceduto, sia nelle liturgie orientali che in quelle occidentali, dal dialogo tra sacerdote e popolo, il presidente, a nome di tutto il popolo santo, glorifica Dio Padre e rende grazie per tutta l’opera della Salvezza e per alcuni aspetti particolari del tempo di Avvento. Il termine “prefazio” equivale a «preghiera solenne proclamata davanti alla comunità». Vi risuona il mistero della celebrazione e si precisa l’atteggiamento fondamentale di fronte a Dio. La lettura e la meditazione dei 4 prefazi del tempo d’Avvento ci aiutano a comprendere la splendida identità di questo “tempo forte” dell’Anno liturgico, dei suoi segni, dei suoi simboli, la prassi e i principali protagonisti, come Maria, la Madre di Gesù. Il tutto in intima unità con la Natività alla quale i prefazi ci orientano. Il prefazio I ha un carattere chiaramente escatologico: Gesù nel suo primo avvento ha portato a compimento le promesse; la Chiesa attende (e questo sacro tempo di avvento ci aiuta a farne memoria) il giudizio finale e il manifestarsi della piena signoria di Cristo come «giudice e signore della storia», nell’attesa di una nuova creazione e la testimonianza cristiana nel tempo come attestazione della “beata speranza del suo regno”. Essere vigilanti nell’attesa significa guardare le cose e il mondo con gli occhi ben aperti sul mondo per scrutare i segni dei tempi.
 
don TOZ
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