ARCIDIOCESI di
Oristano
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Categoria: News
giovedì 14 dicembre 2017
II Domenica di Avvento: in ascolto del Prefazio II
con Maria prepariamo la strada al Signore che viene
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AI MARGINI E NELLE PERIFERIE ATTENDIAMO COME MARIA Tra la I domenica di Avvento e la II, la Chiesa celebra una delle più grandi feste mariane: l’Immacolata. Chi più di Maria ha capito in cosa consiste la vera attesa del Natale? Il suo è stato un tempo di attesa gioiosa. Questa Solennità, fondandosi sulla sacra Scrittura, ci presenta un dato del tutto inatteso e inedito. La Bibbia ha sempre annunciato nascite straordinarie di personaggi che avrebbero compiuto grandi opere: dono dell'Altissimo era affidato a donne sterili. Con Maria di Nazareth, invece, ci ritroviamo dinanzi a una vergine a cui viene chiesto di acconsentire a un progetto che non si presenta subito in modo esauriente, in sostanza: non si sa bene dove si andrà a finire. Il grande annuncio è per una donna qualsiasi, non ammirata per la bellezza, non ricca o potente. Una giovane comune, semplice, che viveva in un angolo sperduto di Israele (Nazareth). Si tratta delle periferie sulle quali Papa Francesco ama ritornare per farci comprendere che la Chiesa si dilata ovunque e raggiunge tutti. Ecco nel tempo di Avvento la bella notizia: ciascuno di noi, anche se ai margini, è speciale, un pezzo... unico e raro agli occhi di Dio, bisogna allora porsi in ascolto e, come Maria, interrogarsi ma donandosi pienamente, senza ritorni o conteggi. Oggi prendiamo in considerazione il secondo prefazio d’Avvento: È veramente giusto renderti grazie e innalzare a te l’inno di benedizione e di lode, Padre onnipotente, principio e fine di tutte le cose. Tu ci hai nascosto il giorno e l’ora, in cui il Cristo tuo Figlio, Signore e giudice della storia, apparirà sulle nubi del cielo rivestito di potenza e splendore. In quel giorno tremendo e glorioso passerà il mondo presente e sorgeranno cieli nuovi e terra nuova. Ora egli viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo, perché lo accogliamo nella fede e testimoniamo nell’amore la beata speranza del suo regno. Nell’attesa del suo ultimo avvento, insieme agli angeli e ai santi, cantiamo unanimi l’inno della tua gloria: Santo... Lo stile è sempre solenne, un vero poema lirico che, ripeto, il sacerdote dovrebbe sempre cantare. Il secondo prefazio (definito nel Messale Romano I/A) si apre, anche questa volta, con uno sguardo escatologico: Dio Padre ci ha volutamente nascosto il momento in cui il Cristo compirà il suo Secondo Avvento, quello glorioso e giudicante. Pur non conoscendone il momento preciso la comunità cristiana è invitata a guardare verso quel punto lontano, allorquando sorgeranno cieli nuovi e terra nuova. Il fine della vita è una restaurazione di cieli e di terra. Non verso l’annientamento globale, non verso il caos ma verso la pienezza e la gloria siamo indirizzati, come singoli e come intera comunità umana. Eppure non possiamo solo stare a guardare in lontananza: dobbiamo aprire gli occhi e riconoscere la venuta di Cristo in ogni uomo e in ogni tempo. È finito il tempo nel quale è venuto, non è giunto ancora il tempo futuro del ritorno glorioso: oggi, qui e ora, siamo chiamati ad accoglierlo in ogni persona che incontriamo. Solo se lo riconosceremo ora nel fratello, specie in quello bisognoso, non ci sarà difficile scorgere e riconoscere i tratti del suo volto… in quel giorno.
 
don TOZ
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