Arcidiocesi di
Oristano
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Categoria: News
martedì 30 gennaio 2018
IL VANGELO CI DICE.....
commento alla IV domenica del Tempo Ordinario
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Gesù inizia il suo ministero sulle rive del Lago di Tiberiade, precisamente tra le viuzze di Cafarnao, paesino della Galilea, dove si è trasferito, ospite della casa di Pietro, vicinissimi alla sinagoga del paese. Il Maestro ha intravisto molte potenzialità e generosità nei discepoli perciò li chiama. Con Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni, chiama anche noi. Cosa potrà mai significare diventare pescatori di uomini? Lasciare le reti? Come ogni sabato frequentano la sinagoga, ma questa è la prima occasione con Gesù. Proprio nella sinagoga di Cafarnao comprendiamo cosa significhi essere pescatori di uomini. Sappiamo che l'acqua del mare è segno delle forze del male: è il Maestro che desidera tirar fuori dal mare gli uomini, tutto ciò, per Marco, è la sintesi dell'intera rivoluzione avviata da Gesù. Cristo è venuto a liberare l'uomo dalle forze del male, da ogni forza ciò che non lo fa essere autenticamente se stesso. Comincia il Maestro, continueranno nella storia i suoi discepoli. Succedeva ogni sabato che un adulto giudeo leggesse le pagine della Scrittura, così come accadeva di ascoltare i commenti alle pagine bibliche. Questa volta c'è però una parola nuova. Il nuovo irrompe nel tempio, e gli uditori se ne accorgono. Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Nuovo da lasciare un gusto in gola, nuovo come una parola che non so. Gesù non si limita a citare commenti di altri rabbini, interpreta in modo nuovo, interpreta la Parola nella sua carne. Uomo nuovo, sorgente di una nuova umanità. E l'unica, straordinaria!, possibilità che ho per rinnovare la mia vita e diventare pure io nuovo è quella di affidarmi totalmente a lui, credere in lui. Una parola nuova che scombina l'ordine e la calma piatta che regnano nella sinagoga. C'è un uomo che, come tutti gli altri, frequenta la sinagoga. Prima di allora la Scrittura non aveva mai toccato i suoi mali, questa volta è diverso. Quell'uomo colpisce al cuore, e il male viene in superficie. Se ascoltando il vangelo la reazione è calma piatta e rassicurazione, se la Parola non viene a mettere a soqquadro le nostre sicurezze, a rivoluzionare i nostri modi di pensare, a mettere a nudo ciò che ancora non ci fa essere e vivere da uomini nuovi... se appunto reagisco alla Parola e al commento di essa senza alcun sussulto interiore, allora la mia fede è paralizzata. Ferma ed inchiodata la mia conversione. Qualcosa dentro me deve gridare: Gesù nella sinagoga non fa magie, non dice formule magiche per estirpare il diavolo da quell'uomo. Nessuna strana guarigione. Quell'uomo ascolta una parola che lo mette di fronte a se stesso e alle forze che lo tengono lontano dalla vita. E viene guarito.
 
il vostro parroco don Toz
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