Arcidiocesi di
Oristano
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Categoria: News
domenica 25 febbraio 2018
SECONDA DOMENICA DI QUARESIMA
Saliti con Gesù sul monte della Trasfigurazione...ora dobbiamo ridiscenderne e proseguire il cammino!
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LA LUCE DELLA TRASFIGURAZIONE Nel cammino comunitario della nostra Quaresima oggi ci siamo imbattuti in un mistero grande: la Trasfigurazione. Siamo dovuti salire in alto, su un monte con Gesù. Siamo stati avvolti da una grandissima che è però durata molto poco. Saremmo voluti rimanere di più. Dopo la momentanea luce della trasfigurazione siamo stati ricondotti subito alla cruda realtà, e questa è ben raffigurata dalla sottolineatura di Marco “Gesù rimase da solo”. Siamo stati invitati a scendere dal monte con lui e a riprendere il sentiero quotidiano della fatica. Unica compagna di viaggio è la voce di Dio, una parola che riguarda Gesù: «Ascoltate lui!». E questo basta: basta perché così «è scritto»; basta perché così abbiamo tutti sperimentato. Nella tradizione della chiesa d’Oriente, ogni icono-grafo-monaco dava inizio alla sua arte-preghiera di dipingere l’icona della trasfigurazione soltanto dopo una durissima esperienza di deserto che durava qualche mese. Tutto questo per significare, tra l’altro, che il faticoso cammino della luce della fede inizia e si snoda su poche vette e su molte interminabili pianure, anch’esse rischiarate dalla luce di Pasqua. La trasfigurazione di Gesù è un fatto carico di contenuto teologico e religioso che solo la fede può decifrare e comprendere. Nella trasfigurazione abbiamo un’epifania gloriosa di Gesù, Messia nascosto e umile. Quasi un anticipo della Pasqua, e senza arrestare il cammino di Gesù verso la croce, stimola i discepoli a prendere la propria croce e a diventare servi, a donare cioè la vita, mettendosi alla sequela di un umile sofferente Servo. Il mistero della trasfigurazione aiuta a comprendere il significato profondo della morte del Signore e della sua croce come sigillo della sua predicazione e della sua dedizione totale alla causa del Regno, e quello della sua risurrezione quale sbocco glorioso del sacrificio che egli fece di sé al Padre per la sua gloria e per la salvezza degli uomini. La passione e la morte di Gesù non sono né un fallimento né una cosa inutile né il segno di un’improrogabile debolezza. Sono invece fonte e garanzia di risurrezione; infatti il Risorto non è altro che quel Gesù condannato a morte, flagellato, coronato di spine e crocifisso. L’evento della trasfigurazione, mentre ci invita a evitare ogni forma di trionfalismo e di leggerezza nella nostra vita di fede, ci stimola a percorrere la via della croce non con rassegnazione, ma con speranza. “Portare la croce dietro a Gesù” significa fare della nostra vita un dono, attraverso uno stile di servizio e di solidarietà verso tutti: amare, essere servi, condividere le gioie e i dolori degli altri non saranno mai segno di un fallimento, ma, al contrario, elementi costitutivi della vera storia evangelica. Ascoltare il Cristo della trasfigurazione e della gloria significa credere nella potenza del nostro dono e del nostro servizio verso gli altri. (Ernesto Menichelli)
 
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