Arcidiocesi di
Oristano
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Categoria: News
lunedì 30 aprile 2018
FESTA PATRONALE DI SAN GIUSEPPE Lavoratore
Riflessione e Inno di Lode
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Carissimi fratelli e sorelle, in questo giorno solenne della festa del nostro Patrono San Giuseppe, mentre tutta la Chiesa e il mondo celebrano la “festa del lavoro”, siamo chiamati a guardare al nostro amato Protettore. Vogliamo ricordare quanti lavorano e quanti producono lavoro, e per chiedere al Signore che il lavoro sia assicurato ai giovani, ai disoccupati e a quanti soffrono i disagi davanti alla diffusa crisi occupazionale. La Parola di Dio di oggi mostra come il lavoro appartenga alla condizione originaria dell’uomo. Quando il Creatore plasmò l’uomo a sua immagine e somiglianza, lo inviò a lavorare la terra. Fu a causa del peccato di Adamo che il lavoro diventò fatica e pena, ma nel progetto di Dio il lavoro mantiene inalterato il suo valore e il suo senso. Lo stesso Figlio di Dio, facendosi in tutto simile a noi, si dedicò per molti anni ad attività manuali, tanto da essere conosciuto come il “figlio del falegname”. La Chiesa ha sempre mostrato attenzione e sollecitudine per il mondo del lavoro e per tutti i suoi problemi, come testimoniano i numerosi interventi che costituiscono la Dottrina sociale della Chiesa. Il lavoro riveste primaria importanza per la realizzazione dell’uomo e per lo sviluppo della società, e per questo occorre che esso sia sempre organizzato e svolto nel pieno rispetto dell’umana dignità e al servizio del bene comune. Al tempo stesso, è indispensabile che l’uomo non si lasci asservire dal lavoro, che non lo idolatri, pretendendo di trovare in esso il senso ultimo e definitivo della vita. Il Papa Pio XII nel 1955 istituì la festa di san Giuseppe artigiano per dare un protettore ai lavoratori e un senso cristiano alla Festa dei lavoratori. La figura di san Giuseppe, l’umile e grande lavoratore di Nazareth, ci deve orientare verso Gesù, il Salvatore dell’uomo, il Figlio di Dio che ha condiviso in tutto la condizione umana. Così viene innanzitutto affermato che il lavoro dà all’uomo il meraviglioso potere di partecipare all’opera creatrice di Dio e di portarla a compimento; che possiede un autentico valore umano. L’uomo moderno ha preso coscienza di questo valore da quando rivendica, a volte con violenza, il rispetto dei suo diritto e della sua personalità. Troppo spesso alcuni cristiani, disturbati nelle loro abitudini e nel tranquillo possesso dei loro beni dalle lotte sociali, si sono opposti alle rivendicazioni sociali dei lavoratori; ciò spiega perché il primo maggio richiama alla mente di molti contemporanei la lotta del mondo del lavoro contro la Chiesa stessa. La Chiesa «battezza» oggi la festa del lavoro per proclamare il valore reale dei lavoro, per approvare e benedire l’azione delle classi lavoratrici nella lotta che esse continuano, in alcuni paesi, per ottenere maggiore giustizia e libertà. La Chiesa fa questo anche per domandare a tutti i suoi fedeli di riflettere sugli insegnamenti della Dottrina sociale della Chiesa. In questo giorno festa dei lavoro, sotto il patrocinio di san Giuseppe lavoratore, ci riuniamo in assemblea eucaristica, segno di salvezza, non per mettere l’Eucaristia al servizio di un valore naturale, sia pure nobilissimo, ma perché Dio, che ha lavorato nella creazione «per sei giorni » (Gen 1-2), aggiunge alla sua opera un «settimo giorno» per la creazione di un mondo nuovo (Gv 5,17), e perché questa nuova creazione, alla quale collaborano coloro che sono ormai i figli di Dio, si compie principalmente nell’Eucaristia. L’Eucaristia trova il suo posto in una festa del lavoro, perché essa rivela al mondo tecnico il valore soprannaturale delle sue ricerche e delle sue iniziative. Questo lavoro nuovo, destinato a stabilire la nuova creazione, obbedisce alle leggi naturali di ogni lavoro, ma è compiuto in Gesù Cristo, il quale ci rende figli di Dio senza distoglierci dalla nostra condizione di creature. Parlando di un lavoro compiuto «per Dio» oppure in «azione di grazie» a Dio (si dovrebbe dire in eucaristia, per conservare l’eco del testo originale), il Nuovo Testamento domanda con insistenza che il lavoro umano rifletta già lo spirito del mondo nuovo, mediante la carità e il senso sociale che lo deve animare. La nostra partecipazione. all’Eucaristia, mentre ci permette di col¬laborare di più e meglio al lavoro iniziato da Dio per creare il mondo nuovo, santifica pure il contributo che noi diamo al lavoro umano, insegnandoci che esso è collaborazione all’azione creatrice di Dio e che il vero obiettivo di ogni lavoro è la costruzione dei Regno nuovo. Auguro di vero cuore a tutta la comunità di far crescere (o nascere, se ancora non ci fosse in tutti) una vera devozione e un vero amore per il Santo che, oltre 50 anni fa, l’arcivescovo di allora mons. Sebastiano Fraghì e il parroco fondatore don Italo Schirra scelsero come modello, protettore e patrono della nascente comunità parrocchiale che si estendeva nella periferia di Oristano chiamata allora e ancora oggi Sa Rodia. San Giuseppe, sposo della Beata e Sempre Vergine Maria, nostro celeste patrono domandi per noi dal Signore Gesù Cristo, ogni benedizione del cielo. Amen
 
INNO A SAN GIUSEPPE Lavoratore Esaltiamo il nostro Santo, padre buono del Signore, ogni giorno lo invochiamo: nostro protettore! Con Maria, dolce sposa, tu fondasti la famiglia, difensore premuroso, grande meraviglia. O nutrizio del Signore, Sei il nostro avvocato, sei difesa, sei onore: dolce Santo amato. Nel Natale del Messia, dolcemente estasiato con la Vergine Maria, sposo esaltato. Per difendere tuo figlio Sei costretto ad emigrare Dall’Egitto risalisti Pronto a lavorare. La custodia della casa Fu il tuo pane quotidiano; t’invochiamo umilmente apri la tua mano. San Giuseppe protettore della Chiesa universale, dalle insidie del nemico: liberaci dal male. E dal trono della gloria salva il popolo credente: Tu, modello laborioso, della nostra gente. Gloria al Padre onnipotente Gloria al Figlio redentore, Esaltiamo umilmente, Lo Spirito d’amore. AMEN (don Tonino Zedda- 2013)
il vostro parroco don Toz
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