Arcidiocesi di
Oristano
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Categoria: News
sabato 12 maggio 2018
ASCENSIONE DEL SIGNORE: un commento al vangelo
in attesa di stare con Lui
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Oggi è una domenica speciale: celebriamo l'ascensione del Signore, celebriamo l'anniversario delle apparizioni della Vergine Maria a Fatima ed è anche la festa della mamma, per cui un augurio speciale va a tutte le mamme! Nell'Ascensione del Signore non festeggiamo l'arrivederci e grazie di Gesù, e neppure il suo addio, ma la sua glorificazione in cielo. Con l'Ascensione termina la sua presenza visibile in mezzo a noi e inizia un nuovo modo di essere presente: egli, per mezzo dello Spirito Santo, è presente e operante nella Chiesa, che è composta da tutti coloro che credono in lui - e alla quale il Signore ha affidato il compito di proseguire la sua opera di salvezza. Gesù, vero Dio e vero uomo, entrando in cielo con la sua umanità glorificata, ci spalanca le porte del paradiso: in Dio c'è posto anche per noi! E possiamo sperimentare ora assaggi di cielo nella misura in cui siamo uniti a Gesù. Gesù ascende alla destra del Padre per essere intronizzato: nella Bibbia la destra indica la forza e questo trono dove siede, non è una confortevole poltrona sulla quale riposare dalle fatiche della terra, ma indica l'esercizio del potere di Dio. Gesù, il Verbo di Dio fattosi uomo, ritorna al Padre con tutta la sua umanità per diventare il Potente, il Signore, Colui che conduce la storia, costituito giudice dell'umanità e nostro avvocato presso il Padre: è lui il centro e il fine di tutto. Noi non siamo immersi in un mondo confuso e senza senso: la nostra storia è orientata e sostenuta dal Cristo, vittorioso sulla morte; e anche se le forze del male sferrano i loro attacchi, scatenando odio, guerre, discordie, noi sappiamo che tutto è in mano al Signore Gesù e in lui possiamo camminare fiduciosi! Il Signore affida ai suoi discepoli l'incarico di proseguire la sua opera. Potremmo dire che con l'ascensione inizia il tempo della responsabilità: ora tocca a noi. Dio ci ama davvero, ci fa spazio, non ci opprime, non vuol fare tutto Lui. Nella vita ci sono presenze-tutele che non fanno crescere. Ci son legami genitori-figli che non lasciano crescere, madri e padri che han paura dell'autonomia dei figli, che a loro volta trovano la casa paterna più sicura. Gesù ha lasciato il testimone ai suoi discepoli, si è distaccato da loro, per farli crescere; gli si stavano attaccando in modo umano, alimentavano attese sbagliate, che generavano delusioni profonde. «Capiamo allora che l'assenza può diventare motivo di crescita. Costringe ad abbandonare le sicurezze esterne che evitano di metterci personalmente in gioco e ci rendono capaci di scelte a proprio rischio e pericolo». Il Vangelo non è un bene qualunque, ma la notizia dell'avvento del Regno di Dio, cioè che Dio può regnare nella nostra vita, inabitando il nostro cuore, liberandoci così dal male che ci schiavizza e degni della vita eterna, perché servire lui è regnare. Ma questo annunzio esplicito ci espone a una valutazione: per chi non l'accoglie, c'è una condanna. Siamo capaci di Dio, fatti dalla e per la Verità, ma possiamo accoglierla o rifiutarla. Il rifiuto però ci condanna a rimaner prigionieri del peccato, del nostro egoismo, e ci espone a una valutazione: se siamo capaci della Verità, perché non l'abbiamo accolta? Cosa abbiamo messo al primo posto? Dio ci ama sul serio, e per questo prende sul serio la nostra responsabilità: la nostra vita non è un fumetto o una storiella dal sicuro lieto fine: nella vita ci si può rovinare. La Chiesa in un antico detto diceva: ricordati le ultime cose e non peccherai in eterno. Attenzione che le cose hanno un esito. Noi tendiamo a confondere misericordia di Dio con la licenza a peccare. Dio non ci dà il permesso di peccare, Dio ci perdona i peccati, che è diverso: in questo mondo il male è male e fare il male ha una conseguenza negativa: offende Dio, danneggia noi stessi e gli altri, privandoci dell'eternità. Questo testo va preso sul serio: ci parla del potere di Cristo e del suo rifiuto, del non cedere al suo corteggiamento, ai suoi inviati, che ci annunziano il bene, la libertà, la salvezza, il perdono dei peccati, l'amore vero! Ma tutto questo può essere rifiutato, ed è una cosa grave. Il Signore manda i suoi discepoli, la Chiesa, perché l'uomo sia salvato. Ecco i segni che accompagnano quelli che credono, da intendere non solo in senso letterale, ma anche simbolico. Quelli che lo hanno accolto scacceranno i demoni, saranno cioè capaci di combattere e vincere il male; è ciò per cui preghiamo in ogni Padre nostro: liberaci dal maligno. È il potere che Cristo ci dà sullo spirito di menzogna, sulla divisione, sul male che ci tenta. Non si può credere col Signore e continuare a convivere tranquillamente con il vizio, producendo odio, trasgressione, adulterio, ingiustizia, impurità e quant'altro... non si può tenere un piede nel sandalo del Signore e uno nella scarpa del demonio. Con il battesimo abbiamo rinunciato al diavolo e alle sue opere, e bisogna decidersi per davvero! Sanno poi parlare lingue nuove, come vediamo nella Pentecoste; ma la vera lingua nuova, che tutti capiscono è quella dell'amore: quando uno ama per davvero lo si comprende. Ma quando non ci si ama, anche se si parla la stessa lingua, non ci si capisce. Prenderanno in mano i serpenti: siamo al circo? Certo che no! Significa saper affrontare le tentazioni, non vivendo da pusillanimi che fuggono le proprie responsabilità, che non affrontano le proprie debolezze o che cercano solo la via più comoda. E se berranno veleno non subiranno danno: chi ha davvero Dio nel cuore, è capace di affrontare le situazioni che gli stanno attorno. La salvezza non dipende da chi mi sta vicino o dal contesto in cui vivo, ma da ciò che ho nel cuore: la salvezza viene da Gesù. Imporranno le mani ai malati e questi guariranno. Il testo greco dice e questi avranno bene, cioè staranno bene. Il nostro compito non è far prodigi e miracoli, ma saperci prendere cura di chi soffre, aver occhi e cuore per gli ultimi, perché attraverso di noi, possano sperimentare la consolazione di Dio. Ecco la bellezza di Dio che vuol continuare e continua attraverso di noi, sua Chiesa, la sua opera di salvezza: crediamo davvero in lui e portiamo il fuoco del suo Amore nel mondo. P.R.
 
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