Arcidiocesi di
Oristano
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Categoria: News
domenica 20 maggio 2018
PENTECOSTE: un commento e un canto
uno Spirito che inebria e libera
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La Pentecoste è la festa dello Spirito Santo. Lo Spirito è disceso per portare salvezza alla Chiesa e al mondo intero. La Pentecoste perciò è una tappa di salvezza, cioè uno di quegli interventi di Dio che nella realizzazione del piano della salvezza decidono in modo unico e definitivo delle sorti del mondo. La Pentecoste realizza le promesse di Dio secondo cui negli ultimi tempi lo Spirito sarebbe stato dato a tutti. Giovanni Battista aveva annunciato che Cristo avrebbe battezzato nello Spirito Santo. Il Risorto aveva detto agli apostoli: «Tra pochi giorni sarete battezzati nello Spirito santo». I Padri della Chiesa hanno paragonato questo battesimo nello Spirito santo che segna l'investitura apostolica della Chiesa, al battesimo di Gesù, il quale segnò l'inizio del ministero pubblico del Signore. La Pentecoste, perciò, è il dono della nuova legge alla Chiesa secondo gli annunci profetici: non più una legge scritta, ma lo stesso Spirito Santo. Il Cristo morto, risorto e glorificato alla destra del Padre porta a termine la sua opera di salvezza effondendo lo Spirito sulla prima comunità: pertanto è pienezza di Pasqua. I profeti avevano ripetutamente annunciato che i dispersi sarebbero stati radunati sul monte Sion: in questo modo l'assemblea di Israele sarebbe stata unita attorno al Signore. La Pentecoste realizza a Gerusalemme l'unità spirituale di tutte le nazioni: docili all'insegnamento degli apostoli, essi partecipano insieme e nella comunione fraterna alla mensa eucaristica e alla preghiera comune. Lo Spirito santo è donato per una testimonianza che deve essere portata fino alle estremità della terra. Il fatto che gente di diversa lingua comprenda la lingua nella quale parlano gli apostoli, dice che la prima comunità messianica si estenderà a tutti i popoli. La Pentecoste dei pagani lo dimostrerà. La divisione operata a Babele trova qui la sua antitesi e il suo termine positivo. Il miracolo della Pentecoste è perciò la risposta divina alla confusione e alla dispersione. La Pentecoste raduna la comunità messianica e segna il punto di partenza della sua missione. Gesù aveva detto: Riceverete una forza, lo Spirito santo... Allora sarete miei testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (At. 1,8). Il senso dell'avvenimento pentecostale è sottolineato da un duplice miracolo: gli apostoli ripieni di Spirito santo cantano le meraviglie di Dio esprimendosi in «lingue», forma carismatica di preghiera comune nelle prime comunità cristiane; questo «parlare in lingua», anche se non intelligibile, nella Pentecoste è compreso dalle persone presenti provenienti dalle più diverse regioni: è un segno della vocazione universale della Chiesa. Mai va comunque dimenticato che la Pentecoste è essenzialmente una Domenica. Essa è la Domenica 8a (7 + 1 = 8) dopo la Resurrezione. La Domenica è il vero primo Giorno l' VIII. Così queste 7 + 1 Domeniche formano 50 giorni, dove 1 = 50, segno di pienezza. La Domenica Ia è la Resurrezione, identica alla Domenica 8a, la Pentecoste: unico Giorno di 50 Giorni. Il N. T. con il simbolismo dice: è sempre Resurrezione, è sempre Pentecoste. Perché permanente è la potenza dello Spirito Santo che operò la Resurrezione e la Pentecoste. Tanti anni veniva eseguito proprio nel giorno di Pentecoste un canto che purtroppo ormai è fuori dal repertorio delle nostre comunità: io credo che sia ancora suggestivo proprio perché descrive l’azione dello Spirito su una comunità fatta di poveri, peccatori e timorosi (come erano gli apostoli dopo la morte di Gesù): un vento impetuoso scende dal cielo e li trasforma in messaggeri d’amore per un mondo migliore.
 
Rit. SE SENTI UN SOFFIO NEL CIELO, UN VENTO CHE SCUOTE LE PORTE. ASCOLTA: E’ UNA VOCE CHE VIENE, E’ L’INVITO AD ANDARE LONTANO. C’E’ UN FUOCO CHE NASCE IN CHI SA ASPETTARE IN CHI SA NUTRIRE SPERANZE D’AMOR. Erano poveri uomini come me, come te; avevano gettato le reti nel lago o riscosso le tasse alle porte della città. Ch’io mi ricordi, tra loro non c’era neanche un dottore! E quello che chiamavano Maestro era morto e sepolto anche Lui. Avevano un cuore nel petto, come me, come te che una mano di gelo stringeva, avevano occhi nudi di pioggia e un volto grigio di febbre e paura: pensavano certo all’amico perduto, alla donna lasciata sulla soglia di casa, alla croce piantata sulla cima di un colle. E il vento bussò alla porta di casa entrò come un pazzo in tutta la stanza ed ebbero occhi e voci di fiamma, uscirono in piazza a cantare la gioia. Uomo che attendi nascosto nell’ombra la voce che parla è proprio per te; ti porti la gioia, una buona notizia: il mondo che viene migliore sarà.
don TOZ
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