Arcidiocesi di
Oristano
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Categoria: News
domenica 17 giugno 2018
XI DOMENICA del TEMPO ORDINARIO: un commento al vangelo
I criteri di Dio: scelgo la piccolezza
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Oggi la Liturgia della Parola ci invita a confidare in Dio e a conoscere quale sia il suo "stile". Nel vangelo di Marco ci viene detto chiaramente che il seme, cioè la Parola e il terreno, cioè il cuore dell’uomo, sono fatti l'uno per l'altra. Il Regno di Dio assomiglia a un incontro tra il seme e la terra, e questo incontro non è casuale, perché è voluto dal contadino... c'è questo desiderio da parte di Dio: che il Regno nasca, cresca, possa dare frutto. Ecco allora la bellezza di questa terra che siamo noi, una terra capace di ricevere e alla quale è chiesto solo di ricevere e così si mette a produrre spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Se ci si incontra e ci si riceve il dono di Dio sarà in noi fecondo e quasi spontaneamente verrà il frutto. La potenza del seme gettato è così grande che anche noi siamo capaci di produrre perché la sua potenza buona trasforma anche noi. Una potenza grande che contrasta con la piccolezza del seme che è davvero quasi invisibile. Si può considerare proprio insignificante il seme tanto è piccolo, ma acquista significato proprio quando viene seminato. Mi piace molto che l'evangelista specifichi bene le dimensioni: è il più piccolo di tutti i semi... il più piccolo... tanto piccolo che sarebbe impossibile non fare spazio, sarebbe impossibile non accoglierlo. Forse il vangelo ci vuole parlare del grande rispetto che Dio ha della nostra poca capacità di accoglienza, della nostra fatica a fare spazio, della paura che ci assale quando affrontiamo cose più grandi di noi. Il mistero del regno di Dio è presentato come un incontro d'amore, provocato da un atto d'amore che è il gettare il seme... ebbene questo gesto d'amore, questo seminare il seme che è la Parola di Dio possiamo farlo tutti, dobbiamo farlo tutti.
 
don TOZ
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