Arcidiocesi di
Oristano
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Categoria: News
giovedì 12 luglio 2018
XIV domenica del tempo Ordinario: un commento al vangelo
non Ŕ costui il Falegname?
themes/parrocchia.oristano.sangiuseppelavoratore/uploads/mkNews/attachments/1510_ges¨ a Nazareth.jpg
Gesù ritorna nella sua patria (Nazareth) dove è vissuto (30 anni)) e cresciuto. È il giorno dell’a riunione di preghiera in sinagoga in Sabato. Nella liturgia sinagogale, a turno uno dei fedeli veniva invitato a leggere un brano dalla Torah o dai profeti o dagli altri scritti; quindi poteva darne una piccola spiegazione. Quel giorno tocca a Gesù: legge un brano di Isaia: e dice poche parole di spiegazione o meglio di attualizzazione. I suoi concittadini sono stupiti dalla sua sapienza e non riescono ad andare oltre quello che pensano di sapere di lui e così si scandalizzano!  Letteralmente in greco lo skandalon è la pietra che fa inciampare il viandante, figura di un dubbio, di un ostacolo a credere. Qual è questa pietra che fa inciampare i suoi concittadini? Semplice: lo stato di vita di Gesù. Gesù non ha alle spalle una brillante carriera accademica, non appartiene a una famiglia nobile o sacerdotale: è della colasse sociale più povera, il livello sociale più basso, la quotidianità più comune; sua mamma è una semplice donna di paese; Giuseppe, suo papà non è citato, forse perché già morto; i suoi fratelli e sorelle (termine che nel mondo semitico indica la parentela prossima, i cugini) sono gente comune del paese. Gesù non è sposato, non è un intellettuale ma ha sempre fatto un lavoro manuale, il falegname-carpentiere. Giusto per capirne la considerazione dell'epoca, è curioso notare che nell'antico Egitto esisteva la satira dei mestieri: del carpentiere si diceva che aveva le mani rugose come un coccodrillo e puzzava di uova marce di pesce. Insomma, i benpensanti, intelletualoidi, piccoli borghesi e invidioso esprimono un giudizio banale sulle forme esteriori di quest'uomo considerato secondo la gloria locale.  Allora come anche oggi: la reazione delle persone superficiali è sempre scontata: disposti a fermarsi solo ai particolari dell'abbigliamento, delle parentele, sulle piccinerie di paese. Anziché cogliere la straordinarietà delle parole di Gesù, i nazaretani si fissano sull'ordinarietà della sua vita (G. Ravasi) e si chiudono, quasi pensando: ma questo è uno di noi, chi si crede di essere a dirci queste parole? Peggio ancora i parenti di Gesù, che nel cap. 3 si vergognano di Lui, considerandolo persino un disturbato mentale (3,21). Anche noi, tante volte facciamo lo stesso con Dio e con gli altri? Pensiamo di sapere già tutto su Gesù e sulla fede, basandoci magari su errati luoghi comuni, mentre invece Gesù non lo conosciamo proprio. Conoscono davvero tante troppe persone che pensano così: credono di credere, mentre invece non credono nulla: e infatti non siamo disposti a giocarci la vita su questo Gesù e su questa fede. Non vogliamo scommettere la vita sulle Parole di Gesù, perché non abbiamo capito chi sia davvero: Dio!
IL VANGELO di oggi ci presenta Gesù amareggiato: è l'amara sorpresa di Dio di fronte al rifiuto proprio da parte di quelli che sono stati più con lui, la delusione davanti al vuoto spirituale di chi gli sta davanti. Qui c'è anche un problema più profondo: senza umiltà, riconoscere la bellezza e le capacità dell'altro, o gioire per ciò che Dio sta compiendo nella sua vita, è impossibile! Chiusi e incentrati sul proprio io, ecco invidia, non accettazione, banalizzazione degli altri per sentirsi meglio.   Quante volte mettiamo in croce chi sa fare qualcosa, con battute e occhiatacce, perché ci sentiamo da meno? Non parliamo poi del profeta: il profeta già di per sé è scomodo. Un profeta non è un santone che ti dice il futuro (anzi, non vi fate fregare da chi si spaccia per pranoterapeuta e parapsicologo, medium con poteri di ogni sorta; l'unico prodigio che fanno è farvi sparire i soldi dalle tasche!), ma il profeta è colui che parla a nome di Dio, ti rivela il senso profondo delle cose, che le legge alla luce della volontà di Dio e spinge a conformarsi ad essa. Molti atteggiamenti critici sono meccanismi di difesa di fronte a scossoni della coscienza. Figuriamoci poi se si tratta di un profeta amico o di qualcuno cresciuto con noi! Comunque, anche se Gesù con quel clima d'incredulità non poté fare segni e prodigi, guarì tuttavia pochi malati, segno di speranza, di quei ?piccoli? che sanno vedere oltre e accogliere quel Dio straordinario che si è fatto uomo e si presenta in modo semplice e ordinario.  
Anche noi vogliamo aprire il cuore a Gesù, l'Emmanuele, il Dio-con-noi! 
 
 
don Toz
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