ARCIDIOCESI di
Oristano
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Categoria: News
domenica 11 agosto 2019
XIX Domenica del Tempo Ordinario
ABRAMO ci insegna che la fede non Ŕ ferma ma.... in cammino! altrimenti non Ŕ fede
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CREDERE cioè saper vegliare con la lampada della fede sempre accesa

Nel cuore dell'estate arriva forte e dirompente il messaggio di questa XIX domenica del Tempo Ordinario, nella quale cogliamo l'essenziale messaggio di essere vigilanti con la lampada della fede sempre accesa per fare luce sul nostro pellegrinaggio verso la casa di Dio, nella dimora della luce e della pace eterna. È sempre il vangelo di Luca a fare da apripista alla nostra meditazione e riflessione sulla parola di Dio, riportando uno dei suoi brani più importanti ai fini della valutazione dell'agire umano in prospettiva dell'eternità beata, alla quale tutti aspiriamo anche se per vie diverse e risposte diverse. Siamo invitati a vivere il momento presente ma anche il vangelo con speranza, condivisione, gioia e amore.

 

Nel discorso che Gesù rivolge ai suoi discepoli possiamo trovare alcuni punti di riferimento importanti per la nostra vita spirituale: vendere ogni cosa per darlo in elemosina, cioè fare la scelta di una povertà radicale che liberi il cuore dal possesso delle cose che non sono finalizzate alla salvezza eterna; acquisire tesori spirituali e non economici e saperli conservare e renderli fruttuosi per la nostra salvezza. Per attuare questo progetto di vita evangelica è necessario assumere due fondamentali comportamenti: quello dell'essere sempre pronti alla chiamata di Dio per l'eternità, che potrebbe venire all'improvviso, senza nessun preavviso, o ritardare a venire, senza con ciò distrarci dai nostri compiti di cristiani e di persone che guardano in alto con speranza e fede. L'esempio che Gesù porta è finalizzato proprio ad assumere quell'atteggiamento interiore di dolce attesa, come avviene per una mamma che aspetta un figlio e lo porta avanti nella crescita, spontaneamente, nel suo grembo. Gesù cita come esempio il ladro che non preavvisa se viene a rubare o a portare via le cose più preziose della nostra vita: viene all'improvviso, magari nel cuore della notte per fare razzia di quei beni materiali che fanno attaccare il nostro cuore alle cose più vane e insignificanti del mondo.  Perciò ci rivolge un forte appello: quello alla vigilanza non armata, ma serena e profondamente sincera sul nostro comportamento al fine di rispondere prontamente e ben preparati alla chiamata di Dio all'eternità, in ogni istante della nostra vita che sia breve o lunga. Questo messaggio riguarda tutti e non solo quelli che sono lontani da Dio, ma anche coloro che ci sono vicini e vivono, solo apparentemente, della parola di Dio, perché tutto fanno tranne che pensare all'eternità e il loro stile di vita non ingloba nulla di sapore di infinito, di visione paradisiaca, di speranza messianica e cristiana. Al contrario è ben altra storia quella che tanti cristiani, molto vicini alla Chiesa e alla fede, che poi di fatto vivono nel quotidiano. Il vangelo di questa domenica si conclude con un monito severo che va interpretato e letto alla luce delle esigenze spirituali ed ecclesiali di oggi: A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più. Il discorso dell'attesa gioiosa si afferma in modo più evidente facendo riferimento a quanto leggiamo nei due altri testi sacri che oggi abbiamo ascoltato; nella seconda lettura, tratta dalla Lettera agli Ebrei, ci viene offerto una lezione e una testimonianza di vita di fede mediante il modo di vivere del nostro padre Abramo, che chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava e come, per fede, soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Sulla scia di Abramo, anche la moglie Sara visse la fede con coraggio e speranza. Infatti sebbene anziana, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Da qui nasce la consistente discendenza dei figli di Abramo e di Sarà, passata al vaglio del dono di Isacco, che lo stesso Abramo stava offrendo in sacrificio a Dio sul Monte Oreb. Abramo non contratta più, non cerca di ottenere il massimo da Dio. Si affida totalmente e gli offre suo figlio Isacco. Ora Abramo crede veramente: non più calcoli umani. Ma solo affidamento in Dio. Perché? Perché ha capito che amare vuol dire solo fidarsi. Ecco la lezione anche per noi. Senza la fede con c'è speranza nel cuore dell'uomo e non c'è amore, carità e vitalità. La fede che ci viene indicata come cammino personale ed ecclesiale si basa sul coraggio, è coraggiosa e trasmette coraggio e forza agli altri. No demolisce convinzioni e sicurezze personali, le indirizza alle vere sicurezze, quelle che contano per sempre e sono eterne.

Questa fede professiamo, questa fede chiediamo di aumentare, questa fede ci sforziamo di vivere nel quotidiano per essere più santi e soprattutto sempre più preparati per accedere ai granai eterni del dispensatore di ogni bene. Amen.

 

 

 

 

 
 
don TOZ
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