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Categoria: News
venerdì 25 giugno 2021
LITURGIA: Come celebriamo- parte 2
criticità e chiarori dell'uso del Messale Romano (terza edizione)
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ADATTARE: SE LE CELEBRAZIONI NON INCARNANO L’OGGI DELLA SALVEZZA

 Senza voler trovare il classico pelo nell’uovo cioè solo criticità e difficoltà, bisogna sottolineare il fatto che la CEI, nei suoi vari uffici e strutture, si è sforzata di riformare e adattare i vari riti liturgici: l’operazione di traduzione è stata senz'altro notevole, forse si sarebbe potuto fare anche meglio, pazienza! Sarà comunque l’uso pastorale e rituale del Lezionario e del Messale a far emergere le positività e le eventuali negatività del lavoro fatto finora. Il due libri liturgici sono stati consegnati al popolo di Dio: tutti abbiamo rilevato che è stata un’operazione fatta da tecnici specialisti, preparati e volonterosi. Quest’operazione non ha, però, incontrato un ambiente ecclesiale disposto, nella sua maggioranza, ai necessari tempi lunghi di sperimentazione. Mi pare di poter dire (ma è solo un’impressione) che molto è stato fatto a tavolino. Un tempo di prova accettato, condiviso e messo a frutto (mediante edizioni provvisorie e successivi, pazienti ripensamenti e rifacimenti) non è stato verificato nella Chiesa italiana, salvo rare eccezioni. Tenendo particolarmente d'occhio le celebrazioni che più spesso vengono attuate in gruppi di adolescenti (liturgie della Parola, cresima, eucaristia, varie forme di penitenza e riconciliazione), noto (con un certo dispiacere) che si tratta sempre di riti standard, con possibilità ben ridotte di rielaborazione, e rispondenti di fatto ad assemblee molto teoriche, standardizzate come se tutte le comunità fossero ugualmente composte da gruppi di adulti-colti-catechizzati-ferventi,  in una parola praticanti. Non nego che, in teoria, certi moduli funzionano ma in pratica non sempre funzionano: mi dispiace constatare come, a differenza di altre nazioni e di altre conferenze episcopali, qui in Italia si sia cercato di eliminare al più presto il disagio del provvisorio, per garantire subito testi ed edizioni definitive e perciò rassicuranti. Mi pare di notare, seppur timidamente che stia emergendo, almeno in un crescente numero di membri del clero e del laicato, una mentalità più esigente riguardo alla celebrazione. Lasciando per ora da parte le posizioni (anche queste stranamente diffuse specie nel giovane clero) di chi si abbarbica al passato o di chi invece fa tabula rasa della tradizione e inizia in proprio un anno zero della liturgia della Chiesa, noto che i cattolici più attenti pretendono (giustamente) sempre di più dal versante liturgico della vita cristiana. Chiedono di poter essere nutriti e interrogati dalla Parola di Dio. Vorrebbero che questa divenisse davvero fonte e sorgente di scambio fraterno e di confronto con la realtà. Sono sensibili a un tono di autenticità e a una preoccupazione di legame fra liturgia e impegno in questo mondo. Esigono di trovare dei gesti rituali e un linguaggio di preghiera che corrisponda alla loro propria cultura e manifesti la contemporaneità della Chiesa: una comunità cristiana che vive coi piedi per terra, che è incarnata nel qui e ora, e non nel passato o nel futuro che non esistono. Si aspettano che il modo di celebrare favorisca la crescita della comunità. Insomma, non si accontentano più di prospettive intimistiche o di abitudini formali e cerimoniose. Se questi cattolici paiono ancora una minoranza, la riflessione che essi hanno innescato sta portando alla luce esigenze analoghe in tutte le comunità specie in quelle parrocchiali: che molti siano ancora insensibili, non elimina questa realtà, anzi la rende soltanto più urgente ed esplosiva. Se, a quanto ho detto, si aggiunge l'evoluzione che è in atto, e che oggi tocca la vita e l'articolazione di molte comunità e gruppi, come anche tutto il vasto settore della pedagogia e in particolare della catechesi, sullo sfondo dei vivissimi problemi posti dall'evangelizzazione, dovremmo concludere che celebrare la liturgia, oggi, non è più un semplice affare di correttezza rubricale o formale o solo spirituale, ma investe esigenze ben più ampie.

 
don Tonino
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