Errore MySQL 29: File '.\parrocchia_oristano_sangiuseppelavoratore\mkhtml_html.MYD' not found (Errcode: 2)

Errore MySQL 29: File '.\parrocchia_oristano_sangiuseppelavoratore\mkhtml_html.MYD' not found (Errcode: 2)

Errore MySQL 29: File '.\parrocchia_oristano_sangiuseppelavoratore\mkhtml_html.MYD' not found (Errcode: 2)

Errore MySQL 29: File '.\parrocchia_oristano_sangiuseppelavoratore\mkhtml_html.MYD' not found (Errcode: 2)

Errore MySQL 29: File '.\parrocchia_oristano_sangiuseppelavoratore\mkhtml_html.MYD' not found (Errcode: 2)

Errore MySQL 29: File '.\parrocchia_oristano_sangiuseppelavoratore\mkhtml_html.MYD' not found (Errcode: 2)

Errore MySQL 29: File '.\parrocchia_oristano_sangiuseppelavoratore\mkhtml_html.MYD' not found (Errcode: 2)

Errore MySQL 29: File '.\parrocchia_oristano_sangiuseppelavoratore\mkhtml_html.MYD' not found (Errcode: 2)

Errore MySQL 29: File '.\parrocchia_oristano_sangiuseppelavoratore\mkhtml_html.MYD' not found (Errcode: 2)

Errore MySQL 29: File '.\parrocchia_oristano_sangiuseppelavoratore\mkhtml_html.MYD' not found (Errcode: 2)

Errore MySQL 29: File '.\parrocchia_oristano_sangiuseppelavoratore\mkhtml_html.MYD' not found (Errcode: 2)

Solennità di S.Archelao, sacerdote e martire. Patrono della città e dell'arcidiocesi di Oristano. - Parrocchia San Giuseppe Lavoratore - Oristano
Categoria: News
martedì 14 febbraio 2012
Solennitą di S.Archelao, sacerdote e martire. Patrono della cittą e dell'arcidiocesi di Oristano.
themes/parrocchia.oristano.sangiuseppelavoratore/uploads/mkNews/attachments/167_IMG0063 (2).JPG
 S. Archelao, sacerdote e martire. Patrono della città e dell’ Arcidiocesi di Oristano.

La nostra città di Oristano, con tutte le Comunità parrocchiali, lunedì 13 febbraio, ha festeggiato il Santo Patrono Archelao, sacerdote e martire del III secolo. Pochissimi dati storici ci impediscono di tracciarne un profilo rispettoso della verità dei fatti.

Come comunità ecclesiale è bello e confortante sapere, tuttavia, che Archelao era un presbitero e un martire. Basterebbero questi due elementi per tutta la Chiesa arborense per riflettere e pregare sulla testimonianza che l’attuale società si aspetta dai cristiani di oggi, una società in via di progressiva scristianizzazione, con segnali abbastanza chiari anche nella nostra città di Oristano, seppur regga ancora un impianto culturale  di cristianità ormai datato.

La crisi del lavoro, dei valori, il ridimensionamento demografico, la mancanza di slancio culturale e insieme una latente crisi di fede, dovrebbe spingerci, come Comunità ecclesiale, a interrogarci maggiormente di quali stimoli Oristano ha bisogno, per offrire segni di speranza per il futuro che ci attende. La nostra città, ricca di un preziosissimo patrimonio storico, culturale ed ecclesiale, è dotata di un validissimo potenziale per guardare con speranza il futuro e affrontare con fiducia il momento certamente non facile...Come credenti, del resto, siamo convinti che Dio è con noi, non ha abbandonato il suo popolo.

La celebrazione é stata presieduta dall'Arcivescovo e concelebrata dai sacerdoti delle parrocchie cittadine. Di seguito il testo dell'omelia di Mons. Ignazio Sanna.

OMELIA DELL'ARCIVESCOVO

 

 Cari fratelli e sorelle, oggi facciamo memoria del nostro patrono, il martire S. Archelao, morto, secondo la tradizione, sotto la persecuzione di Diocleziano agli inizi del IV secolo. Facciamo memoria in modo particolare di un testimone della fede, che ha trovato nella comunione con Gesù la ragione della sua vita, e nella fedeltà a questa comunione il motivo della sua morte.

Nell’evocare la memoria di questo martire per la fede, non possiamo non ricordare le migliaia di cristiani che, dalla Nigeria all’Egitto, dal Pakistan all’Irak, per il solo fatto di essere battezzati nel nome di Cristo, vengono massacrati o costretti all’esilio. Nel solo mese di gennaio, i cristiani uccisi in Nigeria sono 54, e dal 2003 ad oggi oltre 900 cristiani iracheni hanno trovato la morte negli attacchi terroristici a Bagdad e 70 chiese sono state date alle fiamme. Oltre a questo doveroso ricordo di gratitudine per coloro che muoiono per la fede, la memoria di S. Archelao ci mette alla scuola della Parola di Dio, che nutre la nostra vita spirituale e dà forza alla nostra testimonianza di cristiani.

“Mi rivolsi al soccorso degli uomini e non c’era”, abbiamo ascoltato dal Siracide. “Allora mi ricordai della tua misericordia, Signore, e dei tuoi benefici da sempre, perché tu liberi quelli che sperano in te e li salvi dalla mano dei nemici” (Sir 51, 1). A ben vedere, nella vita civile ed ecclesiale delle nostre comunità il soccorso degli uomini di cui parla il testo rivelato non manca. Sono molti i volontari di tutti i tempi che quotidianamente, in nome della comune umanità anche se non della comune appartenenza ecclesiale, dedicano intelligenza e cuore nel farsi samaritani dei sofferenti e dei disgraziati. Tra questi tanti volontari, non possiamo non ricordare una ragazza della nostra comunità diocesana, Rossella Urru, di Samugheo, ostaggio drammatico del suo entusiasmo di solidarietà in un campo profughi del Sahara. Le forme di solidarietà, dunque, ci sono e sono tutte commoventi ed esemplari. Esse, però, rimangono molto spesso sotto un orizzonte umanitario.  C’è bisogno, quindi, anche di un altro orizzonte,  e, cioè, di un orizzonte divino. Questo orizzonte lo si può attingere solo con la preghiera e la fiducia nel Dio di misericordia e di bontà, perché  “il Signore libera quelli che sperano in Lui”. Ce lo ripete la sapienza della Scrittura. Ma ce lo ripetono, soprattutto, molti malati degli ospedali, che si rivolgono a Dio per ottenere serenità e rassegnazione, e molti emarginati dal perbenismo sociale, che riacquistano in Dio dignità e coraggio.

“Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa”, ha scritto nel suo testamento spirituale il ministro pakistano delle minoranze, Shahbaz Bhatti, assassinato nel marzo scorso. “Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico. Mi sono state proposte alte cariche al governo e mi è stato chiesto di abbandonare la mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa: «No, io voglio servire Gesù da uomo comune». Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora — in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan — Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire.”

“Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?”, si domanda l’Apostolo Paolo. “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8, 31.35). Non sono domande retoriche. Sono testimonianze di vita; testimonianze di chi ha sofferto ogni genere di persecuzione per rimanere fedele all’amore di Gesù. Veramente, “forte come la morte è l’amore”, come canta l’innamorata del Cantico dei Cantici (Ct 8,6), per cui chi non ama salva se stesso, mentre chi ama salva anche gli altri. Dobbiamo imparare, allora, ad amare e a salvare anche gli altri. Imparare a camminare insieme, a superare le gelosie e le invidie. Tutto è più facile con la collaborazione. Tutto è più difficile con la rivalità. Ha scritto il martire dell’eguaglianza Martin Luther King che “abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli.”

Infine, Gesù ci esorta a “non avere paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima, e a temere piuttosto coloro che hanno il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna (Mt 10, 28)”. In realtà, sono tanti i mali di cui dobbiamo aver paura, perché trasformano la vita in un inferno. Non basta l’assenza di criminalità organizzata e il numero basso di omicidi, che pure ci sono, per dichiarare una popolazione sicura e felice. Ci sono tanti altri mali, come quello sempre più tragico della mancanza di lavoro, che generano paura ed incertezza. Bisogna, perciò, fare ogni sforzo per garantire  a tutti il lavoro, perché il lavoro dà alla persona la sua identità, ed una istituzione che non è capace di garantire il lavoro non è capace di garantire l’identità di un popolo. Bisogna dare, allo stesso tempo, un supplemento d’anima alla politica e all’economia. I bisogni dell’anima, infatti, non sono meno importanti dei bisogni del corpo. C’è bisogno di spiritualità. Se, per fare bene allo spirito e al corpo, non tutti possiamo dare un pacco di viveri o pagare la rata di un mutuo, tutti possiamo dare un saluto, un incoraggiamento, un complimento. Saranno gocce d’acqua che non ingrossano il mare. Ma senza di esse il mare è più povero ed in ognuna di esse si riflette il cielo.

Cari fratelli e sorelle,

il filosofo Nietzsche ha scritto provocatoriamente: “Io crederei all’esistenza del Salvatore, se voi aveste una faccia da salvati”. Ebbene, vogliamo vivere da salvati e non solo avere la faccia da salvati. Per questo, non abbiamo bisogno di carte della fede o di pillole della moralità. Abbiamo bisogno di profeti, come Madre Teresa, Giovanni Paolo II, Oscar Romero, Vittorio Bachelet, Giorgio La Pira. I vescovi inglesi hanno proposto l’introduzione d’una “carta della fede”, da portare in tasca insieme a tutte le altre carte. Come la carta di credito, però, dà i soldi che non si possiedono, così la carta della fede mette in tasca la fede che non si ha. Per la vita cristiana non vale la legge del “dimmi cosa hai in tasca e ti dirò chi sei”. Il mezzo non può sostituire il messaggio; la carta della fede non può sostituire la fede. Vivere da salvati vuol dire testimoniare la bellezza della vita cristiana, l’entusiasmo della radicalità evangelica. Chi ha incontrato Gesù non può non essere entusiasta, e non può non contagiare del suo entusiasmo le persone vicine e lontane. Vi auguro di incontrare Gesù, di rimanerne entusiasti, e di dimostrarlo nella famiglia, nella scuola, nella società. S. Archelao è d’accordo. Dal cielo ci benedice tutti.

Amen.


 

 

 
Copyright © 2011 Parrocchia San Giuseppe Lavoratore - TharrosNet © 2011