ARCIDIOCESI di
Oristano
Mons. ANTONINO ZEDDA (don Toz)

Per comunicare con il parroco

Telefono fisso: 0783/296719 

Cellulare: 3475412899 

sanjoseph@virgilio.it    (mail ufficiale della parrocchia)

toninozedda@virgilio.it  (mail personale)

19 novembre 2019 Letto 12 volte
In seguito alla decisione del Consiglio Pastorale
 Finalmente anche la nostra Parrocchia ha la sua Caritas.
Dopo la decisione maturata in seno al Consiglio Pastorale nell’ultima riunione del 16 settembre scorso, la nostra parrocchia ha deciso che era ormai giunto il tempo anche per noi di dotarci di questo importantissimo organismo pastorale, istituito per animare la parrocchia, con l'obiettivo di aiutare tutti a vivere la testimonianza, non solo come fatto privato, ma come esperienza comunitaria, costitutiva della nostra comunità parrocchiale. L’idea stessa di Caritas parrocchiale esige, pertanto, che la nostra parrocchia sia sempre di più una comunità di fede, preghiera e amore. Questo significa che non può esserci Caritas dove non c’è comunità, si tratta di investire le poche o tante energie della Caritas parrocchiale nella costruzione della comunità di fede, preghiera e amore. La testimonianza comunitaria della carità infatti è la meta da raggiungere e il mezzo, (o almeno uno dei mezzi), per costruire la comunione. L'amore del prossimo radicato nell'amore di Dio è anzitutto un compito per ogni singolo fedele, ma è anche un compito per l'intera comunità ecclesiale, e questo a tutti i suoi livelli: dalla comunità locale alla Chiesa particolare fino alla Chiesa universale nella sua globalità».
Cosa ci si aspetta dalla Caritas parrocchiale?
Ogni parrocchia, che è volto della Chiesa, concretizza la propria missione attorno all’annuncio della Parola, alla celebrazione della Grazia e alla testimonianza dell’Amore scambievole. È esperienza comune che ci siano, in parrocchia, una o più persone che affiancano il parroco nella cura e nella realizzazione di queste tre dimensioni. Sono gli operatori pastorali, coloro che fanno concretamente qualcosa. Dopo il Concilio Vaticano II, la pastorale si arricchisce di una nuova figura: colui che fa perché altri facciano, o meglio, fa, per mettere altri nelle condizioni di fare: È l'animatore della pastorale della carità.
La Caritas parrocchiale, presieduta dal parroco don Tonino e diretta dal nostro diacono permanente Ignazio, è costituita da alcune persone di buona volontà disposte a collaborare sul piano dell'animazione e della testimonianza della carità.
La nostra Caritas vuole essere come il braccio operativo della comunità per il servizio dei poveri. L’obiettivo principale è guardarsi attorno, nel territorio della nostra parrocchia, per scovare concretamente i bisogni, le risorse e le emergenze – e realizzare percorsi di carità, solidarietà nei confronti dei bisognosi, di tutti i bisognosi. È urgente un cambiamento concreto negli stili di vita ordinari dei singoli e della comunità: abbiamo bisogno di occhi nuovi per vedere le necessità dei tanti fratelli in ambito ecclesiale e civile.

Ci presentiamo con mani e cuori aperti per ricevere dai nostri parrocchiani i frutti della carità (alimenti, denari, abiti e medicinali da banco) che verranno conservati nella sede parrocchiale della Caritas.
Una volta allestita la sede pubblicheremo una sorta di calendario che indicherà i giorni di apertura ai bisognosi: un giorno alla settimana in orario che verrà comunicato e poter restituire così ai bisognosi ciò che la carità di tutti ha messo nelle nostre mani. La Giornata Mondiale del Povero, istituita da papa Francesco e giunta alla terza edizione, celebrata domenica 17 novembre, ha segnato per la nostra comunità il battesimo del Gruppo Caritas San Giuseppe. Possiamo contare su un piccolo gruppo di animatori della carità (diacono Ignazio, Teresina, Barbara, Zaira, Maria Rita, Giovanni e Anna), su una sede parrocchiale piccola ma accogliente dove raccogliere e i frutti della carità; ora rimane la gara di solidarietà e di amore che, come negli anni scorsi, siamo certi caratterizzerà il piccolo gregge della nostra comunità parrocchiale.
16 novembre 2019 Letto 15 volte
mons. Giuseppe Baturi Ŕ il primo siciliano alla guida di una diocesi sarda
 

Il Santo Padre ha nominato Arcivescovo Metropolita di Cagliari (Italia) il Rev.do Mons. Giuseppe Baturi, Sotto-Segretario della Conferenza Episcopale Italiana.

Rev.do Mons. Giuseppe Baturi
Il Rev.do Mons. Giuseppe Baturi è nato il 21 marzo 1964 a Catania, nell’omonima provincia ed arcidiocesi. Dopo la maturità scientifica, ha ottenuto la Laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Catania. Come alunno del Seminario Arcivescovile ha frequentato lo Studio Teologico San Paolo di Catania, conseguendo il Baccalaureato in Teologia. Successivamente, presso la Pontificia Università Gregoriana, ha ottenuto la Licenza in Diritto Canonico.

È stato ordinato sacerdote il 2 gennaio 1993, per il clero di Catania.

Dopo l’ordinazione è stato Parroco della parrocchia di Valcorrente, frazione di Belpasso (1993-2002) ed Economo Diocesano (1999-2008). È stato, inoltre, Vicario Episcopale per gli Affari Economici, Membro del Consiglio Presbiterale, Procuratore Generale dell’Arcivescovo, Vicepresidente dell’Opera Catanese per il Culto e la Religione, Membro dei Consigli di Amministrazione dell’Opera Pia dei Chierici Poveri, del Pio Istituto Educativo San Benedetto e dell’Associazione Comitato Regina Pacis di Belpasso, Membro del Comitato Direttivo della Fondazione Michelangelo Virgilito di Palermo. È stato anche Responsabile di Comunione e Liberazione per la Sicilia

È Cappellano di Sua Santità dal 2006 e Canonico Maggiore del Capitolo Cattedrale di Catania dal 2012.

Dal 2012 all'aprile 2019 è stato Direttore dell’Ufficio Nazionale per i Problemi Giuridici e Segretario del Consiglio per gli Affari Giuridici della Conferenza Episcopale Italiana.

Dal 2015 è Sotto-Segretario della medesima Conferenza.

Auguri alla Chiesa sorella...e al nuovo Pastore diocesano calaritano

25 ottobre 2019 Letto 49 volte
turno dei lettori (ottobre-dicembre 2019)
 pubblichiamo nell'apposito spazio di questo sito il Nuovo Turno per il servizio dei lettori.

Chi pur essendo nel turno se è impossibilitato a svolgere il ministero chieda per tempo la sostituzione segnalandolo nella pagina del gruppo lettori di Watzapp.
GRAZIE
25 ottobre 2019 Letto 26 volte
variazione orario delle Celebrazioni Comunitarie
Nella notte tra sabato e domenica torna l'orario solare. Le celebrazioni subiranno piccole variazioni.

GIORNI FERIALI
Le celebrazioni del mattino saranno sempre alle ore 7,30.
Le celebrazioni della sera inizieranno alle ore 17,30.
 
DOMENICA E FESTIVI
nessuna variazione:
cioè le celebrazioni continueranno a iniziare
ore 8: Invitatorio, Ufficio delle Letture e Lodi
ore 8,30: Santa Messa (nella Cappella dell'adorazione)
ore 10,30: Santa Messa comunitaria (sono presenti i ragazzi della catechesi)
 
SABATO sera:
 
ore 18,10: Vespri 
ore 18,30: Santa Messa
 
I funerali verranno, di solito, celebrati con inizio alle ore 15,30
7 ottobre 2019 Letto 43 volte
vangelo XXVII domenica del tempo Ordinario
SERVI INUTILI o SEMPLICEMENTE SERVI?  

Per una volta partiamo dalle ultime parole del vangelo di questa domenica. Anche nella nuova edizione del Lezionario, approvato dai vescovi italiani della CEI, si è voluto conservare la traduzione tradizionale siamo servi inutili che rende, letteralmente, il testo latino servi inutiles sumus. Con questo significato il messaggio evangelico dovrebbe avere un valore quasi negativo: chi è servo (o anche chi semplicemente svolge un servizio) anche quando ha fatto lodevolmente (e in modo completo) ciò che gli è stato ordinato di compiere, dovrebbe sempre avere chiara la percezione che non è servito a nulla. Nella maggior parte dei dizionari italiani e latini il termine inutile è esattamente colui che è servito a nulla. Che non dà alcuna utilità o vantaggio. Un oggetto (esempio un utensile) diventa inutile quando ormai è inservibile perché guasto o per altri motivi; ci sono stragi e massacri inutili (es. quelli della guerra) quando non rechino alcuna utilità per la condotta delle operazioni e per la soluzione del conflitto. Riferito a una persona, sottolinea il ruolo di chi è di nessuna utilità per il suo ambiente o per la società; talvolta in italiano assume una sfumatura che lo avvicina al termine superfluo oppure inefficace, cioè che non produce il risultato voluto o sperato, che rimane senza effetto. Anche l’avverbio inutilménte, conserva lo stesso significato: senza alcuna utilità, senza risultato: es. spendere inutilmente il proprio denaro; il loro lavoro non può essere apprezzato, quindi non ha alcun valore. Credo che, nel caso delle parole di Gesù, questo tipo di traduzione invece di farci capire il vero insegnamento che voleva insegnare il Maestro ai suoi discepoli, ci allontani dal cuore del brano evangelico. La Parabola di Gesù infatti parla volutamente di servizio fatto con impegno: i servi del vangelo hanno eseguito alla perfezione ciò che il loro padrone aveva comandato.  E siccome hanno agito fino in fondo per ubbidire al loro padrone, pare perlomeno strano che questi non valuti per nulla il loro operato. In altre parabole il padrone fedele è lodato, i servi hanno ricevuto la giusta ricompensa, anzi di solito vengono ripagati generosamente (cfr. i lavoratori dell’ultima ora). Come mai questa volta l’impegno, la fatica, il senso del dovere non ottiene gratitudine e ricompensa nel cuore di Gesù? Credo che bisognerebbe fare un passo più profondo. Il servizio, e anche il ministero, si deve esercitare fino in fondo non per cambiare lo stato sociale, per avanzare in grado, per migliorare, per guadagnare, occorre fare e basta. Fare tutto… tanto per farlo. Chi serve, serve non è per ottenere le grazie del padrone, per accrescere il suo prestigio; occorre fare, e fare tutto semplicemente perché il padrone ce lo ha chiesto, questo significa avere la piena e limpida coscienza di avere fatto semplicemente il nostro dovere (non nel senso del diritto o del sindacato) ma per amore del Padrone. Un po’ come ha fatto Gesù che si è messo a nostro servizio non perché Dio un giorno gli possa dire grazie, ma solo per indicarci l’unica via della nostra personale realizzazione, cioè la nostra salvezza. Ci ha dato l’esempio. Così tutti i discepoli: una volta che abbiamo fatto tutto e solo ciò che Dio e la coscienza ci hanno chiesto, dovremmo con gioia poter dire siamo solo servi… Abbiamo fatto ciò che ci è stato richiesto… non ci attendiamo nulla… ma siamo felice di aver servito Dio e i fratelli.

 
16 settembre 2019 Letto 64 volte
mons. Mario Carrus Ŕ tornato alla Casa del Padre
Domenica 15 settembre 2019, memoria della Vergine Addolorata, dopo una breve e intensa malattia, si è spento nella casa di accoglienza Sant’Ignazio, a Villanova Truschedu,

Mons. Mario Franco Carrus,

Arciprete del Capitolo Metropolitano.

 

Don Mario era nato a Oristano l’11 settembre 1936; dopo gli studi ginnasiali nel Seminario Arcivescovile e quelli liceali e di teologia a Cuglieri, dove conseguì la Licenza in Teologia dogmatica, venne ordinato sacerdote in Cattedrale il 9 luglio 1961 da mons. Sebastiano Fraghì; a soli 26 anni divenne Arciprete-Parroco e Vicario foraneo di Santa Giusta, incarichi che svolse con impegno e zelo fino al 1988 allorquando mons. Pier Giuliano Tiddia lo volle come suo Vicario Generale. Fin da giovane prete ricoprì importanti incarichi pastorali: animatore in Seminario, assistente diocesano della Gioventù Fem. e degli Adulti di AC; mons. Spanedda lo chiamò a dirigere l’Economato diocesano e poi lo nominò Canonico onorario nel 1978. Divenuto canonico effettivo nel 1988, nel 2004, fu eletto Arciprete del medesimo Capitolo. Preziosa la sua opera nella preparazione e nella celebrazione del Concilio Plenario Sardo; la Santa Sede lo promosse Protonotario Apostolico Soprannumerario. Mons. Carrus, in spirito di servizio e per amore alla chiesa arborense, è sempre stato disponibile prestando la sua intelligente opera sia nella predicazione sia nel governo della diocesi, con ben 4 arcivescovi. Ha collaborato per tanti anni prima nella nostra Parrocchia di San Giuseppe lavoratore, poi in quella di Sant'Efisio martire fino a poche settimane fa.

La nostra Comunità parrocchiale si unisce con affetto al dolore dell’Arcivescovo, del Presbiterio arborense, e dei familiari.

Grazie carissimo monsignore per tutto ciò che hai fatto e sei stato nella nostra comunità.

R.I.P.

 

 

 

13 settembre 2019 Letto 80 volte
preparazione comunitaria e appuntamenti in vista del nuovo anno parrocchiale e diocesano
L'estate si sta rapidamente esaurendo e noi tutti, carissimi fratelli e sorelle, ci prepariamo a riprendere i ritmi ordinari della vita spirituale, come parrocchia e come comunità diocesana.
Prima di inaugurare il nuovo anno pastorale vi invito a prendere visione dei prossimi appuntamenti:
 
VENERDI' 13 settembre dalle 20 alle 21,30:
RIUNIONE DEI CONSIGLI PARROCCHIALI Pastorale e per gli Affari Economici.
(L'incontro si terrà nella Sala Cenacolo).
Seguiremo quest' Ordine del giorno:
1. Programmazione Anno "giuseppino", in vista della celebrazione del XX anniversario della Dedicazione della nostra Chiesa Parrocchiale.
2. Avvio anno catechistico.
3. Rilancio Caritas Parrocchiale.
4. Vari ed eventuali.
 
VENERDI' 20 settembre (ore 18-20):
Incontro diocesano dei catechisti con il vescovo.
Auditorium San Domenico.

SABATO 5 e DOMENICA 6 ottobre: (cfr programma)
CONVEGNO DIOCESANO DEI CATECHISTI 
Parrocchia San Giovanni evangelista.
 
 
9 settembre 2019 Letto 41 volte
prima omelia del nuovo arcivescovo per la festa della Patrona della nostra Arcidiocesi
 

Carissimi fratelli e sorelle,

due mesi or sono, durante la solenne Eucaristia nella chiesa Cattedrale, iniziavo il ministero pastorale e il mio servizio come vescovo nella chiesa diocesana di Oristano. Sin dal primo momento del mio arrivo in mezzo a voi ho avuto nel cuore il desiderio di venire al Santuario del Rimedio, per invocare la Madre del Signore, pregarla, ringraziarla e chiederle di essere per me e per tutti voi “Consolazione, rifugio, rimedio dai mali” (Consolu de affligidos, refugiu de peccadores, remediu pro sos dolores). L’ho fatto in modo privato, consapevole di dover affidare al Signore e a Sua Madre, in un dialogo intimo di preghiera, il mio servizio ai cristiani della diocesi.

Oggi invece, in questo giorno di festa, con gioia e in modo corale insieme a tutti voi, voglio innalzare la preghiera a Nostra Signora del Rimedio, perché sia Lei ancora una volta a guidarci tutti verso Gesù Suo Figlio e insegnarci l’ascolto attento della Parola del Signore. È bello vedere che la Madre di Gesù e Madre nostra, raccoglie attorno a sé i suoi figli. La Chiesa Le riconosce la vocazione materna di “radunare” i discepoli del Suo Figlio e di presentarli a Lui, compiendo l’alta missione che Gesù le ha affidato sotto la Croce: “Donna, ecco tuo figlio”. In quella figliolanza c’era e c’è ciascuno di noi, nessuno escluso.

 

Cari fratelli e sorelle, vorrei suggerire tre atteggiamenti interiori per vivere questa solenne celebrazione. In primo luogo innalziamo la lode e la gratitudine a Dio Padre per aver scelto nella Sua sapienza Maria come Madre del Suo Figlio. La festa della Natività di Maria, come è risaputo, ci viene dalla tradizione orientale, per ricordarci che sin dal momento della sua nascita Maria viene circondata di quel dono di Grazia che sarà poi reso esplicito nel saluto dell’Angelo: “Ave, piena di Grazia”.

Il secondo atteggiamento che deve riempire il nostro cuore è la supplica e l’invocazione a Nostra Signore del Rimedio, perché guardi la nostra “povertà”, i nostri dolori e ferite, la fatica del nostro camminare nella fede e nell’ascolto di Gesù. Sia Lei a consolarci, guidarci, sanarci, intercedere presso Suo figlio per noi.

Sebbene oggi celebriamo una festa “mariana”, la Liturgia della Parola, ma tutta la liturgia, ci ricorda che noi parliamo di Maria ma sempre in riferimento a Suo Figlio Gesù: è la Madre di Gesù, è la discepola di Gesù, è colei che prega per noi Gesù. Celebriamo una festa di mariana, ma che è innanzitutto festa cristologica.

Infatti il vangelo che abbiamo ascoltato riporta la genealogia di Gesù. Cioè quell’elenco di nomi, forse per noi arido, ma che ha in sé stesso una pregnante storia da consegnare, e una promessa che si realizza: la promessa della presenza di Dio in mezzo al suo popolo, in mezzo a noi. Nel presentarci l’elenco degli antenati, l’evangelista ci racconta chi è Gesù e come Dio agisce in modo sorprendente per compiere la sua promessa. All’inizio e alla fine della genealogia, Matteo fa capire chiaramente qual è l’identità di Gesù: lui è il Messia, figlio di Davide e figlio di Abramo. In quanto discendente di Davide, Gesù è la risposta di Dio alle aspettative del popolo giudeo, (2 Sam 7,12-16) in quanto discendente di Abramo è fonte di benedizioni e di speranza per tutte le nazioni della terra (Gen 12,13).

Ascoltando i nomi ci colpisce subito un’anomalia. Come è risaputo le genealogie riportano il nome degli uomini, dei padri. Per questo, sorprende che Matteo metta anche cinque donne tra gli antenati di Gesù: Tamar, Raab, Ruth, la moglie di Uria e Maria. Viene spontaneo chiedersi: perché qui ci sono queste donne, chi sono? Cosa hanno fatto perché il loro nome sia presente nella genealogia? Infatti le quattro donne dell’AT, citate nella genealogia, hanno storie personali complesse. Erano straniere (cananee, moabite, ittite); alcune, prostitute; concepirono i loro figli fuori dagli schemi normali del comportamento dell’epoca, usando l’astuzia e l’inganno; non soddisfacevano le esigenze delle leggi di purezza del tempo di Gesù. (Tamar, una cananea, vedova, si veste da prostituta per obbligare Giuda ad esserle fedele e a dargli un figlio (Gen 38,1-30). Raab, una cananea, prostituta di Gerico, fece alleanza con gli israeliti. Li aiutò ad entrare nella Terra Promessa e professò la fede in un Dio che libera dall’Esodo. (Gs 2,1-21). Betsabea, una ittita, moglie di Uria, fu sedotta dal re Davide, che oltre a ciò, ordinò di uccidere il marito (2 Sam 11,1-27). Ruth, una moabita, vedova povera, scelse di restare con la suocera Noemi ed aderire al popolo di Dio (Rt 1,16-18). Dalla relazione con Booz nasce Obed, il nonno del re Davide (Rt 3,1-15;4,13-17).) Queste quattro donne questionano i modelli di comportamento imposti dalla società patriarcale. E così le loro iniziative poco convenzionali daranno continuità alla discendenza di Gesù e porteranno la salvezza di Dio a tutto il popolo. Attraverso di loro Dio realizza il suo piano di salvezza ed invia il Messia promesso. Veramente, il modo di agire di Dio sorprende e fa pensare, ci sollecita ad uscire dai nostri schemi, a vedere possibilità di salvezza e grazia anche dove noi vediamo peccato e indegnità. Alla fine, ci poniamo la domanda: “E Maria? Nella genealogia, a conclusione, viene citata Maria, “dalla quale nacque Gesù”.  (cfr. 1,16 e Lc 3,23). Non ci sembri strano o irriverente questo accostamento tra le donne con un passato difficile e la Madre del Signore. La Scrittura vuol dirci che Dio scrive la Sua storia di salvezza in un modo insperato per noi. Anche in questo riferimento a Maria, l’evangelista vuole sottolineare la inaspettata azione di Dio. La maternità di Maria avviene in modo sorprendente per opera dello Spirito Santo. Dio sceglie la povertà, l’umiltà per realizzare il suo piano di salvezza. Anche noi siamo in questa prospettiva. Non sentiamoci piccoli o poveri, perché se ci fidiamo di Dio Egli saprà coinvolgerci nel suo piano di salvezza. Infine vi è un terzo atteggiamento del cuore che dobbiamo avere in questa celebrazione: dopo la lode e l’invocazione vi è quello dell’affidamento. Desidero affidare alla Madre del Rimedio la nostra Chiesa Diocesana, i presbiteri e diaconi, le religiose e i religiosi, tutti i cristiani, uomini e donne. La stagione ecclesiale che stiamo vivendo, come tutti ci rendiamo conto, chiede un rinnovato impegno. Si tratta di uscire da un atteggiamento di passività o del “si è sempre fatto così” per avviarci insieme verso un cammino di corresponsabilità e collaborazione, chierici e laici, per avviare insieme uno stile rinnovato di essere e fare chiesa. Maria, madre del Signore, non si è mai appropriata del suo ruolo di Madre e Gesù stesso, come ci fa notare il vangelo, l’ha fatta crescere nel discepolato con una pedagogia in cui la sua maternità diventava universale, aperta a tutti, disponibile alla volontà di Dio.

Ci stiamo incamminando verso un nuovo stile di comunità cristiana, dove la collaborazione tra più comunità parrocchiali sarà la norma; dove il presbitero non potrà più occuparsi solo di una parrocchia. Sarà chiamato a educare a quella collaborazione e apertura che sarà un arricchimento per tutti. Affido alla Madonna questo cammino che inizia e che non sarà semplice né indolore, perché abbiamo ereditato stili e tradizioni che sono state e sono una ricchezza per le comunità, ma hanno bisogno oggi di essere messe in dialogo con il momento storico ed ecclesiale che stiamo vivendo. Come il vangelo della genealogia di Gesù ci ha fatto scoprire, dobbiamo contemplare la storia della salvezza che Dio realizza attraverso i lenti tempi umani e per mezzo della disponibilità e collaborazione degli uomini e delle donne. Il Signore scrive la storia di salvezza anche servendosi della nostra povera storia di peccatori e trasforma la nostra povertà e umiltà come ha fatto con Maria, che ha preparato per essere Sua Madre. Affido a Lei gli uomini e le donne, i giovani e i bambini, gli anziani, i malati che vivono nei tanti paesi che compongono questa Diocesi. Conosco tante situazioni di dolore, di fatica: dalla mancanza di lavoro, all’esodo e spopolamento inesorabile di tanti piccoli centri; dal disagio che si trasforma in criminalità e droga, alla fatica di trovare, specialmente per i giovani, il loro posto nella società e nel mondo del lavoro. Cosa possiamo fare come Chiesa, come comunità cristiana per tutte queste situazioni? La nostra preghiera non deve essere passiva ma piuttosto stimolo all’azione, per trovare con intelligenza soluzioni e cercare percorsi. Preghiamo per chi ha la responsabilità civile e politica di fare scelte per il bene comune, spesso sono uomini e donne che condividono i valori cristiani, sosteniamoli ma anche stimoliamoli con la nostra presenza perché sempre abbiano a cuore il bene di tutti.

Concludo invocando Maria con le parole dei Gosos che insieme canteremo in questa celebrazione:

 

Tesorera celestiale Divina dispensadora Alcanzade nos Segnora Remediu pro dogni male!

 

+ Roberto, arcivescovo 

 

7 settembre 2019 Letto 56 volte
dom Luigi Emanuele Tiana, 58 anni, Ŕ nativo di Cabras
 AUGURI CARISSIMO padre ABATE 

 

Il monaco benedettino dom Luigi Emanuele Tiana, originario di Cabras, è stato eletto Nuovo Abate del monastero di San Pietro di Sorres. Un incarico prestigioso per il monastero maschile più importante della Sardegna, un punto di riferimento per la spiritualità e la liturgia delle Chiese sarde. Dom Luigi Emanuele è stato priore a Subiaco e Procuratore Generale della Congregazione Sublacense-Cassinese. Un grande ritorno per questo figlio della Sardegna eletto dalla piccola comunità benedettina di Sorres. Tra qualche settimana dom LUIGI riceverà la solenne benedizione abbaziale e verrà immesso come guida del monastero del Meilogu.

 

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