Arcidiocesi di
Oristano
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Articoli
News25 settembre 2017 Letto 22 volte
lettera del parroco per l'inizio del nuovo anno pastorale
Fratelli e sorelle, sabato e domenica ho consegnato una lettera a tutta la comunità parrocchiale. Vi ho raccolto alcuni pensieri e alcune suggestioni scaturite dalla riflessione e dalla preghiera. Le consegno a tutta la comunità perché, in questa fase di riflessione ulteriore e di progettazione degli impegni del nuovo anno pastorale, possano essere di stimolo e di aiuto a tutta la parrocchia per iniziare col piede giusto e col cuore gonfio questo nuovo anno di grazia che il Signore ci offre. Il tema unificatore del progetto pastorale 2017-2018 è in continuità con gli scorsi tre anni. Il tema della Chiesa così come il Simbolo ce la concede: vivremo l'anno con il motto CREDO LA CHIESA APOSTOLICA: una chiesa di isolati non è la Chiesa di Cristo! Cercheremo di crescere nella comunione con gli apostoli e coi loro successori, perciò approfondiremo il Magistero e il metodo pastorale del nostro amato Papa Francesco ma anche le indicazioni del pastore diocesano mons. Arcivescovo, in comunione con le chiese sorelle del Vicariato urbano. Ci saranno spazi e ambiti perché ogni parrocchiano possa non tanto stare a guardare ma impegnarsi in primo persona. Buon anno a tutti in allegato il testo della lettera che ho consegnato ai presenti alle messe di Sabato 23 e domenica 24.
News18 settembre 2017 Letto 54 volte
Riunione del Consiglio Pastorale Parrocchiale per approvazione del Verbale dell'ultimo Consiglio e programmazione del nuovo anno
Carissimi fratelli e sorelle, n allegato la convocazione del consiglio Pastorale e il verbale dell'ultima riunione del CCP...che è stato approvato durante la riunione. La riunione (importantissima) viene convocata al fine di predisporre le molteplici attività da inserire nel calendario del Nuovo Anno Pastorale... Chiedo ai carissimi consiglieri di essere presenti e a tutta la comunità parrocchiale di pregare molto. La parrocchia NON E' del parroco, NON E' il parroco, a parrocchia siamo noi: se ci decidiamo a vivere la comunione e la corresponsabilità. Perché questo si realizzi è necessario che cresca sempre più il senso di appartenenza (che talvolta sembra latitare nel cuore di molti) VI ASPETTO
News10 settembre 2017 Letto 27 volte
appassionata riflessione del nostro Arcivescovo per la Festa della patrona dell'Arcidiocesi Arborense
Santuario del Rimedio - 8 settembre 2017 Cari fratelli e sorelle, la ricorrenza della festa della Madonna del Rimedio, nostra compatrona, per noi oristanesi è l’occasione della manifestazione della devozione popolare a Nostra Segnora, Remediu pro d’ogni male; per la Chiesa universale è la festa della nascita di Maria, ossia l’inizio della redenzione dell’umanità, l’aurora che precede il sorgere del sole. Come per San Giovanni Batista, precursore del Messia, così per Maria, la madre del Messia, si fa memoria liturgica non solo della nascita alla vita eterna, come per tutti i santi, ma anche della nascita alla vita terrena. Giovanni Battista ha preparato la venuta del Messia con la predicazione di penitenza e l’invito alla conversione. Maria ha preparato l’abitazione del Messia, con il suo sì all’annuncio dell’Angelo. L’ingresso di Maria nella storia della salvezza è tutto in funzione di Gesù, e l’intera sua esistenza si è svolta all’ombra del suo Figlio, intervenendo con discrezione a favore delle persone bisognose, rimanendo fedele al suo Figlio sin sotto la croce. Non ha operato come la first lady d’un capo di governo, e neppure come la star che ruba la scena al suo Figlio. E’ stata la Vergine che ha concepito e dato alla luce l’Emanuele, il Dio con noi (Mt 1, 23), la “Vergine e madre, figlia del tuo Figlio, umile e alta più che creatura”. Per il profeta Michea, la nascita di Maria rappresenta l’inizio di un’era nuova, nella quale la pace non consisterà nell’assenza di conflitti ma nella stessa presenza del Messia: “Egli stesso sarà la pace” (Mic 5, 4). Noi professiamo l’adempimento di questa promessa tutti i giorni nella celebrazione dell’Eucaristia, quando ripetiamo le parole di Gesù: “vi lascio la pace, vi do la mia pace”. Anche San Paolo ci ricorda che “Gesù è la nostra pace” (Ef 2, 14). Dante Alighieri, nel canto III del Paradiso, fa consistere la beatitudine e la pace nella piena conformazione della volontà dell’uomo alla volontà di Dio: “e nella sua volontà è la nostra pace.” Non è sempre facile fare la volontà di Dio. Non è neppure sempre facile capire quale sia la volontà di Dio per noi e per il nostro prossimo. Maria ci insegna, però, che è possibile fare la volontà di Dio. Lei è l’ancella del Signore, nella cui vita tutto si è compiuto secondo la Parola di Dio. La lettera pastorale che consegnerò alla comunità nel convegno ecclesiale diocesano del prossimo 14 ottobre, che sarà aperto dall’intervento di S.E. Mons. Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, avrà per titolo: “osare il Vangelo”, ossia avere il coraggio di vivere della Parola di Dio, di testimoniare la Parola di Dio. Come singoli fedeli e come comunità ecclesiale chiediamo a Maria la grazia del coraggio di viver secondo la Parola di Dio. Solo così combatteremo forme di rassegnazione e fatalismo. Papa Francesco ha scritto nell’Evangelii Gaudium che “non viviamo un’epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’epoca” e, nel discorso ai Vescovi Italiani, nel novembre del 2016, ha aggiunto “mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta con il volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà”. In buona sostanza, l’esortazione del Papa afferma il primato della missione sul semplice mantenimento delle strutture e la cura della vocazione missionaria di ogni discepolo di Cristo. In effetti, con la rassegnazione non si va da nessuna parte Né nella vita civile né nella vita ecclesiale. Non è possibile vivere con le braccia conserte e gli occhi rivolti in alto, aspettando che scenda dal cielo il Salvatore. Il Salvatore, in realtà, è già venuto. Lo professiamo nel credo, quando preghiamo insieme, dicendo: “per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”. Ma Gesù è anche risalito in cielo, dopo aver lasciato sulla terra i discepoli con il compito di “andare e ammaestrare tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che ha comandato”, ed aver promesso di essere con loro tutti i giorni fino alla fine del mondo (Mt 28, 20). Dunque, come discepoli di Gesù, dobbiamo continuare la sua opera di salvezza. Gesù non ci ha dato un semplice consiglio, ci ha affidato una missione molto chiara: annunciare il suo Vangelo. Perciò, tutti ci dobbiamo sentire corresponsabili dell’annuncio del Vangelo, di fare discepole tutte le genti. Questo richiamo alla corresponsabilità vale soprattutto nella vita della parrocchia. In questa, spesso ci si attende che il parroco faccia tutto da solo, e ci si dimentica della propria responsabilità e corresponsabilità. Quando, per esempio, ci si oppone al trasferimento di un prete al quale si è affezionati, indirettamente, è come se si facesse dipendere il bene della parrocchia solo dal prete, e non si voglia prendere alcuna responsabilità personale nella vita della parrocchia, e, tanto meno, della Diocesi. Chiediamo a Maria la grazia del coraggio di vivere secondo la Parola di Dio per prendere coscienza che Gesù ha affidato il compito di continuare la sua opera di salvezza ai discepoli, e i discepoli non sono solo i preti e le suore, ma tutti i battezzati. Nessuno, perciò, si deve tirare indietro, pensando di non essere stato “inviato”. Ognuno è responsabile se il suo fratello crede o non crede, se prega o non prega, se spera o non spera. Quando, un giorno, un giornalista pose la domanda a Madre Teresa: “Madre, cosa non va in questo mondo?” Lei rispose: “Signore, quello che non va siamo io e lei”. Dunque, se in una parrocchia qualcosa non funziona, prima di chiamare in causa il parroco o di scrivere al Vescovo, ognuno faccia il proprio esame di coscienza e verifichi se, come “fedeli incorporati a Cristo mediante il Battesimo, costituiti popolo di Dio e perciò, resi partecipi nel modo loro proprio della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo, si senta chiamato ad attuare, secondo la condizione propria di ciascuno, la missione che Dio ha affidato alla Chiesa da compiere nel mondo” (cfr. LG, 31). L’apologeta cristiano Tertulliano ha scritto che unus christianus nullus christianus, ossia un cristiano da solo non è un cristiano, per sottolineare che il cristiano, in quanto tale, è inserito nella comunità dei battezzati, e non vive e opera mai da solo. Nella comunità dei battezzati, il bene degli uni è il bene degli altri; si sa gioire con chi gioisce e piangere con chi piange. Non è possibile, perciò, gioire delle disgrazie altrui, girare la faccia dall’altra parte quando c’è qualcuno che soffre e che chiede aiuto e solidarietà. Inoltre, il dono della fede non ci viene dato per consumarlo individualisticamente come un bene privato ed acquisito con i propri meriti. Ci viene dato per testimoniarlo, condividerlo, donarlo ai vicini e ai lontani. Mahatma Gandhi disse: “Io amo e stimo Gesù, ma non sono cristiano. Lo diventerei se solo vedessi un cristiano comportarsi come Lui”. Ebbene, noi potremo essere quel cristiano. Noi vogliamo comportarci come Gesù, e, con le parole di Papa Francesco, essere “gente di primavera e non d’autunno”, “eredi d’una promessa e instancabili coltivatori di sogni”. Amen. leggi tutto
News7 settembre 2017 Letto 67 volte
la route estiva dei nostri giovani scout del Clan Surgens
Tra le esperienze più belle e fondamentali del metodo educativo scout, almeno per il Clan R/S (rover e scolte), vi è la route. Quest’esperienza consiste essenzialmente in un lungo percorso fraterno fatto dai ragazzi accompagnati dai Capi branca. In buona sostanza la route si sviluppa in alcuni giorni di cammino, col pernottamento in posti diversi e lontani fra loro, mediante un’alimentazione sana e uno zaino essenziale e leggero, insomma un percorso interessante, con un tema di fondo che lega, con un filo logico e metodologico, le giornate tra loro e un significativo itinerario di fede che accompagna l’esperienza. La route consente di esercitare la pazienza, la tenacia, la sobrietà e di vivere con un atteggiamento di disponibilità e attenzione ai compagni di strada con uno sguardo di servizio nei confronti delle persone che si incontrano lungo il cammino. Attraverso l’esperienza della route si assapora lo spirito della scoperta degli altri e delle cose, il gusto dell’avventura, il contatto con la natura, si vivono giornate con ritmi nuovi in semplicità ed essenzialità, nella tensione continua al superamento dei propri limiti. La route estiva del Clan Surgens Oristano 2, della parrocchia di san Giuseppe lavoratore, si è tenuta nella splendida Penisola del Sinis dal 19 al 22 agosto. Una quindicina di adolescenti (delle ultime classi delle superiori) si sono ritrovati, dopo averla preparata nei minimi dettagli con il supporto dello staff (i tre capi Stefano, Roberta e Valeria e il conforto dell’Assistente Ecclesiastico don Tonino), nell’antica e bellissima Chiesa di San Giovanni di Sinis. Un intenso momento di preghiera ha caratterizzato la partenza: don Tonino ha ricordato che “questo luogo antico e suggestivo è la culla della chiesa arborense”: ha poi esortato i giovani ad aprire gli occhi per ammirare le bellezze del creato, le orecchie per ascoltare i sussurri del vento e del mare, la bocca per lodare il Signore e il cuore per condividere con tutti i compagni la strada. I ragazzi per alcuni giorni hanno vissuto un’esperienza esaltante e faticosa: il cammino fatto insieme, il montaggio dei campi, il percorso formativo, la contemplazione del mare, del sole, della natura, del cielo stellato, la celebrazione della Messa al campo e il passaggio di tre esploratori Emma, Matteo e Sebastiano, che sono stati accolti nel Noviziato del Clan. La route estiva non si improvvisa mai: i membri della branca l’hanno preparata e vissuta con varie esperienze svolte durante tutto l’anno in parrocchia e in città, anche la cerimonia di passaggio ha trovato proprio nella route lo scenario ideale. Quest’esperienza rimarrà a lungo nel loro cuore: la route estiva è stata occasione privilegiata per fare sintesi del cammino compiuto durante l’anno sia come singoli che come comunità scout. Fortificati da questa nuova esperienza i ragazzi sapranno mostrare, durante il nuovo anno comunitario, col loro stile fatto di servizio gioioso, l’esperienza fatta lungo i polverosi e suggestivi sentieri del Sinis?
News27 agosto 2017 Letto 129 volte
Spunti semiseri... sul ministero del parroco!
In questi giorni ho fatto memoria della mia ordinazione presbiterale 31 anni….) il tempo corre veloce... Conosco un testo tra il cinico e lo scherzoso (che ho voluto, in parte, rivedere con aggiunte mie). .. dopo averlo postato sulla mia pagina Fb, ora lo voglio regalare (con simpatia e un pizzico di amarezza) anche a tutti i miei carissimi parrocchiani. Grazie ancora degli auguri: e pregate anche per me. leggi tutto
News27 agosto 2017 Letto 40 volte
E voi chi dite che io sia? CON PIETRO DICIAMO: TU SEI IL NOSTRO SIGNORE!
Il Vangelo di questa domenica (testo presente in tutti e 4 vangeli) ci propone almeno due suggestioni: La prima: “voi chi dite che Io sia? 2°: La seconda: in cosa consiste il servizio di Pietro e dei suoi successori (i Papi). La prima suggestione è una vera provocazione che ci deve interpellare sulla visione che abbiamo di Gesù. Chi è Gesù per noi. La seconda (su questa voglio soffermarmi e meditare) sul potere spirituale che Gesù assegna a Pietro, dopo la sua professione sincera di fede in Lui: un ministero quello di Pietro, che è il servizio evangelico della misericordia e del perdono di Dio per l'umanità. Questo speciale compito spetta a Pietro e alla barca di Pietro, la Chiesa di Cristo, che è una, santa, cattolica ed apostolica secondo quanto professiamo con la bocca e con il cuore nel Credo apostolico. Tutto parte da un'esigenza di Gesù di sapere cosa pensa la gente di Lui. Ebbene le risposte, quelle che avevano avuto maggiore consenso sono state indicate nel testo del vangelo di Matteo di questa domenica, che si colloca verso la fine del periodo estivo: "Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Gesù non si scompone difronte a questo sondaggio di opinione sulla persona, ma evidentemente anche lui non era contento di come aveva risposto l'opinione pubblica intervistata dagli apostoli. Gesù vuole dai discepoli una risposta più diretta, una percezione più immediata sulla sua persona e sulla sua missione. Ecco perché si rivolge direttamente agli apostoli e chiede: «Ma voi: voi chi dite che io sia?». Pietro vince l’imbarazzo e risponde prontamente, senza mezzi termini, come sentiva nella sua mente e nel suo cuore, sotto l'azione dello Spirito Santo che lo guida nei pensieri e nella parola, disse: «Tu sei il Messia che stiamo attendendo… sarebbe bastato questo… ma aggiunge subito “sei il Figlio del Dio vivente”. È la celebre professione di fede di Pietro a Filippi di Cesarea, da cui parte tutta la missione della Chiesa, come mandato diretto a Pietro e al gruppo dei dodici di riconciliazione e di perdono. Gesù risponde cambiando il nome di Simone in Kefas: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli". Gesù edifica la chiesa su Pietro perciò “non c'è Chiesa senza Pietro, ovvero senza Cristo”. A questa chiesa affida il potere del legare e dello sciogliere. Chiaro riferimento al dono della misericordia che la chiesa è chiamata ad esercitare nel nome di Cristo mediante i sacramenti della confessione, ma anche mediante altre forme di perdono che la Chiesa, in nome di Cristo, può concedere ai singoli fedeli e all'intera comunità dei credenti. Il potere delle chiavi e il potere di riconoscersi nella Chiesa come comunità di credenti che professano la stessa fede nell'unico salvatore del mondo, che è Gesù Cristo. Sarà nel Concilio di Gerusalemme che Pietro userà per la prima volta il potere delle chiavi: “Quando tu apri sulla terra, sarà aperto in cielo”. I Pagani erano esclusi dalla salvezza, lo Spirito fa capire e Pietro che deve offrire la salvezza a tutti i popoli non solo “alle pecore perdute della casa d’Israele”. “Lo Spirito Santo è disceso sui pagani come era disceso su di noi a Gerusalemme; chi ero io per oppormi al dono dello Spirito?”. Ecco Pietro apre la porta della salvezza a tutti i pagani che si faranno battezzare nel nome del Signore Gesù. Nessuno è escluso dalla misericordia di Dio, se sinceramente pentito e contrito dei propri peccati. Da quel giorno, da quel gesto di Pietro la Chiesa ha sempre le porte aperte e non chiude in faccia a nessuno le sue porte di ingresso alla grazia e alla misericordia di Dio. Rinnoviamo di fronte al grande mistero di Cristo salvatore di tutti e di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, davanti ai molteplici misteri della vita umana, la nostra fiduciosa preghiera, in sintonia e in comunione con Pietro, che oggi ha il nome di Papa Francesco, e con tutta la Chiesa sparsa nel mondo, che soffre a causa di quella fede osteggiata da chi non permette di professarla liberamente in ogni parte della terra: O "Padre, fonte di sapienza, che nell'umile testimonianza dell'apostolo Pietro hai posto il fondamento della nostra fede, dona a tutti gli uomini la luce del tuo Spirito, perché riconoscendo in Gesù di Nazaret il Figlio del Dio vivente, diventino pietre vive per l'edificazione della tua Chiesa". La confessione della fede passi se è necessario anche attraverso la testimonianza estrema del martirio come da 2000 anni ci insegnano i martiri delle prime persecuzioni ai martiri delle persecuzioni del 2014. Un profondo legame di sangue e di amore a Cristo lega i cristiani di ogni tempo, di ogni epoca e cultura, di ogni nazione, in quanto il sangue dei martiri è stato e rimarrà il seme spirituale per la diffusione della fede in Gesù Cristo fino agli estremi confini della terra. Dalla Palestina a Roma, con Pietro e Paolo, dai primi martiri ai martiri di oggi, tutto parla di Gesù e tutto dice quanto sia grande l'amore per Lui quando la fede è sincera e forte nei cuori dei suoi discepoli. Allora riconosciamolo con fede e umiltà e con Pietro diciamo: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente".
News12 agosto 2017 Letto 42 volte
Commento al vangelo della XIX domenica del tempo Ordinario
Elia è scoraggiato. Pensava, uccidendo i sacerdoti del Dio Baal, portati in Israele dalla regina Gezabele, di riportare la folla al Dio di Israele, di sollevare una rivoluzione. Non è così: non solo la gente lo abbandona, ma la regina promette vendetta e il profeta deve scappare nel deserto. Vuole morire, ammette il suo sbaglio: Dio non si impone. E lui, arrogante e violento, non è migliore dei suoi padri. Gesù è scoraggiato: hanno arrestato e ucciso Giovanni Battista, l'aria si fa pesante. Ma la cosa peggiore è che, dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù scopre che i suoi discepoli non hanno capito praticamente nulla del suo messaggio, delle sue parole. Davanti alla folla affamata hanno suggerito al Maestro di cacciarli, di rimandarli a casa. Gli apostoli sono scoraggiati: non hanno capito la ragione dell'improvvisa durezza del Signore che li ha costretti in malo modo a salire sulla barca per raggiungere l'altra riva, quella dei pagani, quella evitata accuratamente dagli ebrei. E si sta alzando un forte vento, ci mancava. La vita è così: inevitabilmente mischia luce e ombra, momenti esaltanti e momenti faticosi, grandi gioie e forti dubbi. Ci mette davanti alla violenza: quella che portiamo nel cuore, come Elia, che deve fare i conti col proprio fanatismo, quella politica che spazza via gli avversari come il Battista, quella dell'egoismo che impedisce ai discepoli di capire il gesto del Maestro, quella degli elementi della natura che ci ricordano che siamo ospiti su questa terra. Eppure proprio nel momento della fatica scopriamo chi siamo. E se, invece di ripiegarci su noi stessi, osiamo metterci in discussione, attendere, cambiare, sperare, pregare, agire, qualcosa accade. Saliamo di livello, cambiamo frequenza, entriamo dentro noi stessi, dentro la Storia, dentro gli eventi. Ma, per farlo, dobbiamo necessariamente affrontare i nostri fantasmi e le nostre paure. La regina Gezabele, per Elia, il dubbio di avere scelto le persone sbagliate, per Gesù, il mare in tempesta, per Pietro e gli altri. Elia spaventato e consumato, desideroso di morire nel deserto, non si chiude a piangere se stesso, si mette in cammino. L'illusoria vittoria intrisa di sangue non ha fatto che peggiorare le cose. No, Dio non è nella violenza, questo ora ha capito Elia che si ritrova sul monte dell'alleanza. Questo vorrei capissero coloro che continuano ad uccidere profanando il nome di Dio. E qui, sull'Oreb, Elia capisce e ci fa capire qualcosa di splendido. Dio non è nella violenza, né nei grandi eventi naturali o nei prodigi, ma nell'intimo di ciascuno di noi. Nella brezza del mattino anzi, come più precisamente, nella voce del silenzio. Abbiamo disimparato l'ascolto del silenzio. Il luogo dove incontriamo Dio. Come possono non avere capito? Come possono, davanti alla prima vera prova, avere mostrato tanta indifferenza e tanto cinismo? Cosa serve amare, seguire, accudire, istruire, vivere con loro se poi non hanno cambiato il loro cuore? La notte di Gesù sul monte a pregare è tormentata e lugubre. Coloro che ha scelto con tanta cura e tanta passione, coloro che ha voluto con sé, che ha istruito, hanno mostrato tutta la loro grettezza. Prega, il Signore. Forse un po' stordito e deluso. Non sa che fare. Intanto si alza un forte vento sul lago. Gesù sceglie. Sceglie di non sceglierne altri. Non migliori, non più coerenti, non eccezionali. Sceglie quei dodici. Sceglie noi, fragili e incoerenti. Sceglie questa Chiesa composta di fango e santità. I discepoli, noi discepoli, sono spaventati. Dalla furia del vento e delle onde. E lì, nel cuore della notte, sono raggiunti dal Signore, ma lo vedono come un fantasma. Non lo hanno riconosciuto nel fratello affamato. Come possono riconoscerlo qui, ora? Solo Matteo ci parla dell'episodio di Pietro. Di quella richiesta, ingenua oltre ogni limite, di raggiungere Gesù camminando sulle acque. E si getta, Pietro. Si fida. E affonda. No, non è capace, come noi non siamo capaci, di camminare davvero su ciò che ci spaventa, di passeggiare fischiettando sul ciglio del baratro che costeggia la nostra vita. Vorremmo, ma non siamo così coraggiosi, né così santi. Solo il Maestro, solo il Signore può dominare le alte onde del mare, da sempre, nella Bibbia, potente e oscuro simbolo del male e della paura. Solo lui. Noi non siamo capaci, ma il Signore ci sfida, ci spinge ad osare. Anche oggi Pietro, questo nostro Pietro, deve condurre la barca in mezzo alle onde. E, come se non bastasse la violenza di chi attacca la Chiesa e di chi invece la blandisce e la seduce, si ritrova qualche compagno di viaggio che inizia a bucare il fondo della barca, rilasciando patenti di ortodossia ai papi dall'alto della loro conoscenza e della loro intransigenza. È sempre accaduto, con ogni Pietro. Ma Pietro, questo Pietro, ogni Pietro, sa bene che il Signore Gesù ci raggiunge nella tempesta. Sempre. Davanti ai dubbi di fede, davanti alle tempeste della vita, il discepolo è chiamato, come Elia, ad ascoltare nel suo cuore il silenzioso mormorio di Dio, recuperando quella dimensione assoluta che è il silenzio, la preghiera, l'ascolto meditato del grande e quieto oceano della presenza di Dio, per vedere il volto di Dio che si nasconde nel vento, che pare evanescente come un fantasma. Solo così possiamo arrivare all'altra riva. Paolo Curtaz
News27 giugno 2017 Letto 105 volte
il Papa ha scelto mons. Gian Franco Saba del clero di Tempio a succedere a mons. Paolo Atzei
Papa Francesco ha scelto un nuovo pastore diocesano per la Sardegna. Ha nominato un giovanissimo sacerdote (48 anni) per la cattedra Turritana: si tratta di don Gian Franco Saba nativo di Olbia. Il nuovo Arcivescovo ha svolto la maggior parte del suo ministero sacerdotale nella Facoltà Teologica della Sardegna, e per 5 anni è stato rettore del Seminario Regionale Sardo. Dalla Cattedra universitaria alla Cattedrale Sassarese. Verrà ordinato a metà settembre ad Olbia, il primo ottobre prenderà possesso dell'Arcidiocesi Turritana che fu di mons. Paolo Atzei, di mons. Salvatore Isgrò, di mons. Paolo Carta e di Mons. Arcangelo Mazzotti. Auguri al nuovo pastore e al suo gregge.
News17 giugno 2017 Letto 121 volte
conclusione dell'anno catechistico e Prime Comunioni
Domenica, con la Festa del Corpus Domini, concluderemo insieme il percorso annuale della catechesi di Iniziazione Cristiana dei nostri bambini e ragazzi. Sarà una festa comunitaria: alle ore 10,30 celebreremo la Santa Eucaristia durante la quale 13 nostri fratellini si accosteranno per la prima volta all'Altare per fare la Comunione: per ricevere il Terzo Sacramento del loro percorso si sono preparati con impegno e tanta gioia. Insieme alle loro famiglie tutta la Comunità Parrocchiale è chiamata alla celebrazione eucaristica. Da domenica prossima la Messa delle 10,30 sarà sospesa fino alla ripresa del nuovo anno catechistico a fine settembre. Domenica sera, dopo la celebrazione della Messa, presieduta dall'Arcivescovo in Cattedrale, si snoderà la solenne Processione Eucaristica del CORPUS DOMINI, per le vie del centro storico della città: Venite Adoremus leggi tutto
News17 maggio 2017 Letto 144 volte
Maggio: preghiamo il rosario comunitariamente
Nei mesi di maggio e di ottobre anche la nostra parrocchia si incontra quotidianamente per pregare il santo Rosario in forma comunitaria. Non scopriamo oggi la bellezza e la profondità del Santo Rosario, eppure, in questo momento storico c'è bisogno di riproporre la Corona che più di tutte le preghiere ci lega a Maria, ci permette di entrare in comunione con Lei e col suo Figlio Gesù Cristo nostro Signore. Questa preghiera è semplice, potente, evangelica. La Madonna stessa ha parlato dell'importanza del Santo Rosario a Lourdes e a Fatima. In questi e in altri luoghi ha detto che il Santo Rosario è una preghiera molto efficace, forte e potente. Ha invitato a recitarlo ogni giorno: pregando il Rosario diamo la possibilità alla Madonna di consolare la nostra vita e di raccordarci a Dio. Nella vita della chiesa e del cristiano Maria ha il compito di istruirci nelle "cose" di Dio, illuminandoci sulle scelte da fare, guidandoci verso il Vangelo vissuto. Siamo inviatati da Maria Santissima a praticare le virtù; ecco perché la recita del Santo Rosario ci spinge risolutamente a imitare Gesù insieme a Maria. Pregare il Rosario non serve solo per chiedere Grazie, ma di più per ricevere lo Spirito del Risorto. La ripetizione dell’ Ave Maria è un continuo e dolce chiedere a Maria di ricolmarci del suo Amore, per amare Gesù con Lei e come Lei. Perciò siamo tutti invitati tutti i lunedì del mese di maggio a ritrovarci o a unirci spiritualmente al gruppo di fedeli che nei giardini di viale Repubblica alle ore 21 pregherà il Rosario. In tutti gli altri giorni lo reciteremo prima della Messa. leggi tutto
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